venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. “Vivi il presente. Guarda al futuro”
Pubblicato il 26-04-2016


Inps

AGGIORNAMENTO OSSERVATORIO SUL LAVORO ACCESSORIO

È disponibile nel portale Inps l’aggiornamento all’anno 2015 dell’Osservatorio statistico sul Lavoro accessorio, retribuito con i buoni lavoro (voucher). Da agosto 2008 (mese di inizio della vendita dei voucher in occasione della sperimentazione per le vendemmie) al 31 dicembre 2015, risultano complessivamente venduti 277,2 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 euro. Nel corso del 2015 sono stati venduti 115,1 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 euro, con un incremento del 66% rispetto al 2014, a conferma di una diffusione sempre crescente del lavoro accessorio, anche grazie alle numerose modalità di distribuzione dei voucher (attualmente la modalità prevalente è attraverso il circuito dei tabaccai). Il numero di lavoratori interessati nell’anno 2015 è stato pari a 1.380.030 unità (+36% rispetto al 2014), e ogni lavoratore ha riscosso in media 64 voucher. Il ricorso ai voucher è concentrato nel Nord del paese: il Nord-est, con 104,3 milioni di voucher venduti, incide per il 37,6%, mentre il Nord-ovest, con 81 milioni di voucher venduti, incide per il 29,2%. La Regione nella quale si è avuto il maggior ricorso ai buoni lavoro è la Lombardia, con 47,5 milioni di voucher; seguono il Veneto, con 38,4 milioni, e l’Emilia-Romagna, con 34,2 milioni. Per maggiori informazioni è possibile consultare il documento di sintesi allegato, mentre l’Osservatorio è disponibile nella sezione dedicata del portale www.inps.it, seguendo il percorso “Dati e analisi>Osservatori statistici>Lavoro accessorio”.

 “Vivi il presente. Guarda al futuro”

A ROMA LA CAMPAGNA DI EDUCAZIONE PREVIDENZIALE PER I GIOVANI

Ha fatto sosta a Roma, il 14 e 15 aprile scorso presso l’Università “La Sapienza” e il 19 all’Università di Roma Tor Vergata, “Vivi il presente. Guarda al futuro”, la campagna di educazione previdenziale che l’Inps ha ideato per i giovani che hanno i primi contatti con il mondo del lavoro. L’iniziativa – precisa l’Ente assicuratore – è finalizzata alla conoscenza delle regole e degli strumenti del sistema previdenziale, per consentire alle nuove generazioni di proteggere e costruire il presente e pianificare il futuro in modo consapevole. La campagna è nata per raggiungere il maggior numero di ragazzi in uscita dal circuito scolastico e universitario. All’interno di un bus itinerante adibito a ufficio mobile, con postazioni informatiche e materiale didattico e informativo, il personale specializzato dell’Inps ha spiegato (e continuerà a farlo nelle tappe successive) a studenti e lavoratori dell’Università le prestazioni offerte dall’Istituto: estratto conto contributivo, “La mia pensione”, servizio che consente la simulazione del calcolo della futura pensione, riscatti, pensioni, prestazioni a sostegno del reddito, e illustrerà le modalità di rilascio del Pin, necessario per accedere direttamente ai servizi online del sito istituzionale www.inps.it.

La campagna, iniziata lo scorso 14 dicembre presso l’Università di Napoli Federico II, andrà avanti fino al 30 giungo 2016. Sul sito Inps e sulla pagina Facebook Inps Giovani è possibile trovare tutte le informazioni sull’iniziativa e le date e i luoghi dei prossimi appuntamenti

 

Inps a porte aperte

LA TUTELA PREVIDENZIALE PER I GENITORI LAVORATORI

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione, raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it), vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. E’ stata recentemente pubblicata una scheda informativa sulla tutela previdenziale dei genitori lavoratori. Tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori hanno oggi una tutela previdenziale per la maternità e paternità, sia in caso di parto sia in caso di adozione ed affidamento di un bambino. Diverse sono tuttavia le disarmonie che emergono dal quadro normativo vigente tra le varie categorie di lavoratori e lavoratrici, e tra i genitori appartenenti alla stessa categoria. Nello sforzo di conciliare la cura dei figli con le specificità proprie delle varie tipologie di lavoro, il legislatore ha previsto discipline ad hoc per il lavoro dipendente, per il lavoro autonomo e per il lavoro parasubordinato o libero professionale. Per rendere più omogenee le tutele, il legislatore ha poi esteso gradatamente le forme di tutela prefigurate per il lavoro dipendente anche alle altre tipologie di lavoro; questa operazione appare però non ancora del tutto compiuta e sembra non tenere sufficientemente in conto le esigenze dei genitori che appartengono ad ambiti lavorativi differenti. In particolare, ad esempio, le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps si vedono riconoscere l’indennità prevista solo a fronte di un minimo di tre mesi di contribuzione; viceversa per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti l’indennità è garantita fin dal primo giorno di lavoro. Alle lavoratrici e lavoratori autonomi o iscritti alla gestione separata, inoltre, spetta periodo di congedo parentale inferiore a quello previsto per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti. Infine, non è previsto, per questi lavoratori, alcun riposo giornaliero per allattamento. La scheda completa relativa alla Tutela previdenziale per i genitori lavoratori è, come al solito, disponibile nella sezione “Inps a porte aperte” sul sito www.inps.it, insieme a tutte le altre già pubblicate in precedenza.

 

Economia

RIPARTE POTERE D’ACQUISTO

Il potere d’acquisto riprende fiato, mettendo a segno il primo rialzo dopo otto anni. L’Istat registra infatti un aumento dello 0,8% nel 2015, frutto di un rialzo del reddito non scalfito dall’inflazione. Una boccata d’ossigeno per gli italiani che non a caso hanno aumentato i consumi, lasciando fermi i risparmi. E’ questa la fotografia dell’Istat sui budget familiari, guardando invece ai conti dello Stato, il deficit al 2,6% viene confermato ma è stata rivista al rialzo, rispetto alle stime, la pressione fiscale (al 43,5% dal 43,3%). Una correzione su cui, spiega l’Istituto, pesa il decreto Salva-banche: le risorse versate dagli istituti di credito al fondo figurano come “imposte indirette”. Fin qui i dati che riepilogano l’intero 2015, ma analizzando trimestre per trimestre è evidente come le buone notizie per i portafogli delle famiglie siano il frutto dei primi nove mesi dell’anno. Negli ultimi tre mesi c’è stata invece una flessione almeno a livello congiunturale (-0,7% per il potere d’acquisto e -0,6% per i redditi correnti). Dall’Istat chiariscono che non c’è un fattore scatenante alla base dei ribassi ma si è trattato quindi di un rimbalzo negativo, un aggiustamento tecnico vista la crescita sostenuta dei mesi precedenti. E comunque il risultato annuo è un aumento del potere d’acquisto, grazie a un +0,9% dei redditi (contro un magro +0,1% dell’inflazione). Da ogni trimestre la si prenda non delude invece la spesa, che chiude l’anno a +1%. Il dato però non soddisfa le associazione dei commercianti, come Confesercenti: la “sensazione degli operatori è che in questo avvio di 2016 la spesa delle famiglie sia ancora al palo”. Ancora più netta la posizione di Codacons, che definisce “insufficiente” il miglioramento. La propensione delle famiglie a mettere da parte, una volta indice di italianità, resta immobilizzata all’8,3%. Non si muove neppure il tasso d’investimento anche se il mercato immobiliare si è risvegliato e i prezzi cominciano a risentirne. Sempre l’Istat infatti rileva come il mattone stia diventato un po’ meno economico: nel 2015 la discesa dei prezzi delle case si è arrestata al -2,4% (era -4,4% l’anno prima) ma il terreno perso durante gli anni di crisi rappresenta ancora una prateria, tanto che rispetto al 2010 i listini sono più bassi del 13,9%. Sul fronte dei conti pubblici, l’unica novità è la revisione in aumento della pressione fiscale per il 2015, la stima del mese scorso è stata alzata di 0,2 punti, ma comunque il dato risulta in calo sul 2014. La correzione si spiega con l’operazione Salva-banche: le “risorse affluite dal sistema bancario italiano al Fondo Nazionale di Risoluzione (2,3mld)” sono state classificate come “imposte indirette”, mentre, chiarisce l’Istat, “i fondi trasferiti dal Fondo stesso per coprire le perdite delle banche commissariate (circa 1,7 mld) sono stati contabilizzati all’interno delle uscite”. L’esborso dello Stato è invece sceso se si guarda alla spesa per gli interessi pagati sul debito (-7,9%). L’aggiustamento statistico non è piaciuto a Forza Italia: “BancaEtruria, #CariFerrara, #BancaMarche, e #CariChieti sono state salvate con i soldi dei cittadini attraverso l’aumento delle #tasse!”, ha scritto in un Twitter Renato Brunetta. All’attacco si è disposta anche l’Adusbef (oltre “la truffa, arriva anche la beffa”). Nella lunga mattinata di snocciolamento dei dati macroeconomici, non sono mancate le cifre di Eurostat sul mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso nell’eurozona al 10,3% (contro l’11,7% dell’Italia, che si piazza in quarta posizione nella graduatoria dei Paesi Ue con le quote più alte di giovani senza posto).

Carlo Pareto 

 

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