mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Insularità”, buone notizie dall’Ue per la Sicilia
Pubblicato il 01-04-2016


Nella prospettiva, in atto invero difficile, degli Stati Uniti d’Europa, sembra svilupparsi il processo di integrazione delle macro-regioni. Da poco, infatti, per il Nord del nostro Paese è stata creata la Macroregione Alpina, con un sicuro vantaggio competitivo per le regioni che la compongono, grazie al potere di negoziazione con Bruxelles sui fondi strutturali.

E a livello locale, prendono corpo sia vecchie istanze nazionali, come quelle di Catalogna e Scozia in primo luogo, sia le rivendicazioni di “insularità”.

Proprio di recente il Parlamento europeo ha riconosciuto la “condizione di insularità” per la Sicilia e la Sardegna, con l’approvazione della risoluzione di riconoscimento di tale status, in applicazione all’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione, in materia di condizioni di svantaggio per le regioni insulari, fino ad oggi senza riscontro, a partire dall’annoso tema delle tariffe per il trasporto aereo, ferroviario e marittimo.

Il riconoscimento consentirà di destinare specifiche risorse finanziarie, a titolo compensativo per gli svantaggi connessi all’insularità, oltre al superamento del prodotto interno lordo, quale unico indicatore per determinare le quote di finanziamento. Adesso, si potrà aprire un confronto con l’Unione, per quanto riguarda la Sicilia sulla sua permanenza nell’Obiettivo 1, se passerà il principio dell’insularità come requisito determinante, ai fini di interventi aggiuntivi nella politica di coesione e in quella sociale per le regioni sottosviluppate. Ciò consentirebbe alla Sicilia di ottenere risorse aggiuntive per colmare il gap di competitività con altre aree del Paese e dell’Europa, attraverso investimenti di modernizzazione di sistema in infrastrutture, porti, aeroporti, autostrade, banda larga, riprendendo la questione del Corridoio 5 per la nostra Isola, con il Ponte sullo Stretto e, quindi, l’Alta velocità ferroviaria.

Ma il riconoscimento dell’insularità per la Sicilia costituisce anche una delle ultime occasioni per salvare l’Autonomia speciale. Una sfida questa, storicamente persa a causa dell’insipienza e dell’ascarismo della sua classe politica, che non ha saputo trasformare le straordinarie opportunità contenute nello Statuto speciale in sviluppo civile, sociale ed economico per il popolo siciliano.

Se la Sicilia si trova, purtroppo, agli ultimi posti in Italia per occupazione, emigrazione giovanile e reddito disponibile, oltre ai tristi primati nel campo della criminalità, della dispersione scolastica e del malaffare politico, le responsabilità non sono soltanto dei vari governi nazionali, tra i quali spicca quello in carica: esse, in primo luogo, riguardano la politica siciliana, incapace di utilizzare una grande opportunità istituzionale in progetto politico.

E così, un’Autonomia speciale ai limiti della confederalità è stata sacrificata sull’altare di una crescente subalternità della classe politica isolana al potere romano, per difendere i privilegi della casta politico-burocratica-imprenditoriale, costringendo la gente di Sicilia alla marginalità, laddove la contestazione a questa condizione sembra provenire solo dai romanzi di Camilleri, nel silenzio anche di un’intellettualità accomodata nelle comode pieghe del (residuo) potere isolano, immemore della lezione di Leonardo Sciascia sul dovere della denuncia del mondo della cultura contro il malgoverno e il malaffare.

Maurizio Ballistreri

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