sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Isis. Arrestati in sei, volevano colpire a Roma
Pubblicato il 28-04-2016


Isis_Vaticano

La copertina del magazine dell’Isis ‘Dabiq’ che già nell’ottobre del 2014 annunciava attentati a Roma

Erano in sei, parlavano tra loro di possibili attentati terroristici, con una “particolare attenzione a Roma” e c’è il sospetto che volessero colpire il Vaticano e l’ambasciata di Israele, ma sono stati intercettati, pedinati e alla fine arrestati. I sei arresti sono avvenuti tra Lecco e Varese in un’operazione congiunta della Digos e dei Ros e tra le persone finite in carcere c’è anche una coppia, residente nella provincia di Lecco, che voleva partire per andare a fare la jihad nei territori di guerra siro-iracheni, portando con sè i due figli di 2 e 4 anni, che adesso sono stati affidati ai nonni paterni. Arrestato anche un marocchino di 23 anni, fratello di un foreign fighter che sarebbe morto in Siria. L’operazione è stata coordinata dalla Procura distrettuale di Milano d’intesa con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ed è stata condotta congiuntamente dalle Digos di Lecco, Varese, Milano – supportate dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos – e dal Ros dei Carabinieri, coadiuvato dai Comandi dell’Arma territoriali.

“Per questi nemici giuro, se riesco a mettere la mia famiglia in salvo, giuro

Moutaharrik Abderrahim

Moutaharrik Abderrahim

– diceva uno degli arrestati in un file audio inviato a un altro presunto terrorista finito in carcere – sarò io il primo ad attaccarli (…) in questa Italia crociata, il primo ad attaccarla, giuro, giuro che l’attacco, nel Vaticano con la volontà di Dio”. Abderrahim Moutaharrik aveva mandato questo audio lo scorso 25 marzo a Mohamed Koraichi: “L’unica richiesta che ti chiedo – dice Moutaharrik – è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un po’ nel paese del califfato dell’Islam”.

Mohamed Koraichi – partito dall’Italia più di un anno fa con la moglie e i tre figli (uno di due anni) e che si troverebbe ora sul fronte iracheno-siriano a combattere con l’Isis – incitava in una serie di messaggi audio, inviati tramite WhatsApp, Moutaharrik, arrestato prima che partisse anche lui assieme alla moglie e ai due figli, a compiere un attentato a Roma.

Khachia Abderrahmane

Khachia Abderrahmane

“Fratello mio – diceva Koraichi a Moutaharrik, anche campione di kickboxing – lì in quella Italia, quella è la capitale dei crociati, fratello mio è quella, è lì dove vanno a fare il pellegrinaggio, è da lì da dove prendono la forza e da lì vanno a conquistare i popoli, e da lì combattono l’islam, fino ad ora non è stata fatta nessuna operazione (attentato, ndt), sai che se fai un attentato è una cosa grande, Dio è grande, preghiamo Dio, fratello mio”. “Sì fratello, se Dio vuole – rispondeva Moutaharrik in un altro messaggio vocale – ci sarà solo del bene, se Dio vuole che loro pensano di essere in pace, invece giuro non sono in pace, anche se noi viviamo in mezzo a loro e giochiamo il nostro gioco come se fossimo come loro, però giuro che noi non siamo come loro”. E poi ancora: “Giuro se potessimo trovare il modo abbatteremo tutto questo paese e non sappiamo che questi infedeli per questa Italia, per questo Vaticano, per questi presidenti, questi presidenti infedele e loro che danno forza a tutto questo che sta succedendo ai paesi arabi e nei paesi islamici, però con la volontà di Dio, con la volontà di Dio, la maggior parte dei ragazzi qui hanno iniziato a muoversi, hanno iniziato”. Poi la richiesta da Moutaharrik di mettere prima in salvo la famiglia nei territori del Califfato e poi passare all’azione: “Però fratello è l’unica richiesta che ti chiedo, è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un po’ nel paese del califfato dell’islam, il Paese dove c’è la legge islamica, questa è l’unica richiesta che voglio”.

Gli arrestati sono Mohamed Koraichi, nato in Marocco il 26 febbraio 1985 e residente a Bulciago (Lecco) e la moglie Alice Brignoli che ha cambiato nome in Aisha dopo la conversione all’Islam, nata a Erba il 13 dicembre 1977. La coppia è latitante e per inquirenti e investigatori si trova con i tre figli di 6, 4 e 2 anni nel territorio dell’organizzazione terroristica Stato Islamico. Wafa Koraichi, nata in Marocco il 17 aprile 1992 e sorella di Mohamed, è stata invece arrestata a Baveno, in provincia di Verbania. Poi ci sono Abderrahim Moutaharrik, cittadino italiano di origini marocchine, campione di pugilato in Svizzera, nato il 23 giugno 1988 e residente a Lecco, e sua moglie Salma Bencharki, anche lei nata in Marocco il 15 marzo 1990 e Abderrahmane Khachia, nato in Marocco il 2 maggio 1993 e residente a Brunello (Varese). Il giovane è il fratello di Oussama Khachia, 30 anni, operaio, un foreign fighter cresciuto a Brunello ed espulso dall’Italia il 28 gennaio 2015 per alcuni post su Facebook a favore dell’Isis. In seguito fu allontanato anche dalla Svizzera e infine avrebbe raggiunto la Siria dove sarebbe morto dopo essersi unito al Califfato.

Sarebbe stato Moutaharrik a ricevere la richiesta da altri affiliati all’Isis di compiere un attentato in Italia. “Caro fratello Abderrahim, ti mando – è l’audio inviato via WhatsApp a Moutaharrik – (…) il poema bomba (…) ascolta lo sceicco e colpisci”. “Voglio picchiare (inteso come colpire e far esplodere, ndr) Israele a Roma”, diceva, intercettato lo scorso 6 febbraio, Abderrahim Moutaharrik parlando con Abderrahmane Khachia, anche lui finito in carcere. Moutaharrik fa riferimento “ad un suo disegno per compiere un attentato all’Ambasciata di Israele” chiarendo “di avere contattato un soggetto albanese per procurarsi le armi, non riuscendo nell’intento”.

Da alcune intercettazioni è emerso che Koraichi parlava con uno degli arrestati di attentati da compiere in Italia. Sui possibili attacchi c’era “un’attenzione particolare alla città di Roma”, hanno detto gli inquirenti perchè, da come ritengono gli arrestati, “per il Giubileo è sede di pellegrinaggio e dove i pellegrini trovano la forza di combattere gli islamici”. Dalle zone di guerra siriano-irachene sarebbe arrivata – ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli – “la richiesta di effettuare attentati sul territorio italiano, una indicazione non generica ma specifica che ci risulta da messaggi che abbiamo intercettato”.

L’uomo marocchino arrestato perchè voleva partire per unirsi all’Isis con la moglie e i due figli “è uno sportivo di qualità un pugile di kickboxing di alto livello in Italia e all’estero. Sarebbe stato lui – ha spiegato il procuratore – a ricevere la richiesta di compiere attentati in Italia da parte dell’uomo marocchino che era residente a Bulciago e che più di un anno fa è andato con la moglie e i tre figli nelle zone di guerra”.

La vicenda di Alice Aisha Brignoli e Mohamed Koraichi – i cui nomi sono finiti nell’elenco dei foreign fighters ‘italiani’ – è emersa a maggio del 2015 quando la madre della donna ne ha denunciato la scomparsa portando con sé i tre figli, il più grande di sette anni e il più piccolo di solo un anno e mezzo.

Gli arrestati – ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano a ‘Mattino 5’ – “avevano intenzioni molto brutte”, visto che “erano stati indotti a valutare l’ipotesi di compiere anche in Italia degli attentati o degli atti violenti”. “In un contesto in cui il rischio zero non esiste, la prevenzione ha funzionato” ha ribadito il titolare del Viminale. “Noi siamo riusciti a fermarli prima” che realizzassero i loro progetti, “e questa è la prova che le cose stanno funzionando”. La coppia che voleva partire per la Siria è stata arrestata “in base ad una legge che abbiamo voluto” perché “noi i foreign fighters li arrestiamo”. Prima della legge, ha spiegato, “chi aveva intenzione di recarsi a combattere non poteva essere arrestato, solo se era un reclutatore poteva essere arrestato, ora invece finisce in carcere”.

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