domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PIÙ LAVORO PER TUTTI
Pubblicato il 29-04-2016


jobs actArriva la prima buona boccata d’aria sul fronte lavorativo. A certificarlo è l’Istituto di Statistica italiano che certifica che il tasso di disoccupazione a marzo è sceso all’11,4%, il livello più basso dal 2012. Dopo il calo di febbraio (-0,4%, pari a -87 mila), a marzo la stima degli occupati sale dello 0,4% (+90 mila persone occupate), tornando così ai livelli di gennaio. Ma il brindisi italiano riguarda soprattutto il tallone d’Achille dell’economia italiana degli ultimi decenni, ovvero la disoccupazione giovanile. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), questa si è attestata al 36,7%, -1,5% sul mese precedente e 5,4 punti sull’anno. Anche qui si tratta del livello più basso dal 2012. Scende poi anche la stima degli inattivi nella fascia lavorativa dei 15-64 anni , scesi dello 0,3% (-36 mila). Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo gennaio-marzo 2016 si registra un calo dei disoccupati (-0,5%, pari a -15 mila) e degli inattivi (-0,3%, pari a -43 mila).

L’aumento dell’occupazione riguarda sia i dipendenti (+42 mila i permanenti e +34 mila quelli a termine) sia gli indipendenti (+14 mila). Lo rileva l’Istat, spiegando che a marzo si è toccata quota 22.578.000 occupati (+1,2% su marzo 2015, +0,4% su febbraio). Il tasso di occupazione è risalito al 56,7% con un aumento di 0,2 punti su febbraio e di 0,9 punti su marzo 2015.

A marzo i lavoratori dipendenti sono cresciuti di 75.000 unità su febbraio e di 295.000 su marzo 2015, mentre gli occupati in generale sono cresciuti di 90.000 unità sul mese e di 263.000 sull’anno. Grazie agli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato, nonostante la forte riduzione del vantaggio a partire dal 2016, gli occupati ‘permanenti’ sono cresciuti di 42.000 unità sul mese e di 280.000 sull’anno. Gli occupati a termine sono aumentati di 34.000 unità sul mese e di appena 15.000 sull’anno.
Dopo i dati registrati l’Esecutivo plaude sugli ultimi dati Istat, in prima fila il segretario del Pd e Presidente del Consiglio, Matteo Renzi seguito dal responsabile Economia dem, Filippo Taddei, entrambi convengono sui buoni effetti del Jobs Act. A fare da contraltare ci pensa ancora una volta il segretario della Cgil, Susanna Camusso, per la quale “è stancante ed inutile commentare i numeri” diffusi periodicamente dall’Istat sull’occupazione italiana, perché assomiglia “a gara a commentare prefissi telefonici senza invece misurarsi con il fatto che non sta cambiando nulla di strutturale”.

Come sempre una buona notizia ne porta subito un’altra. Dopo mesi di “scaramucce”, attacchi e contrattacchi la Commissione europea apre finalmente all’Italia. Sulle riforme, sull’attuazione delle raccomandazioniUe, sulla flessibilità ed anche sulla complessa partita del ricalcolo dell’output gap, chiesto ufficialmente insieme ad altri 7 Stati membri. Oggi il vicepresidente del governo Ue, Valdis Dombrovskis, non ha nascosto la disponibilità al dialogo e al confronto, lasciando trapelare – almeno su alcune questioni chiave – una certa comprensione delle ragioni portate avanti da Roma a Bruxelles. Trarre ora conclusioni sul giudizio europeo sulla politica economica e sulla legge di stabilità italiane è “prematuro”, in vista del giudizio che arriverà a maggio, anche perché l’Italia deve ancora rispondere a molti rilievi della Commissione e deve fare i conti con un debito secondo solo a quello della Grecia, ma la semina portata avanti in questi mesi da Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan sembra cominciare a dare qualche frutto.
In visita a Roma nell’ambito dei normali scambi del semestre europeo, Dombrovskis ha incontrato il ministro dell’Economia prima e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, poi, cogliendo anche l’occasione per un’audizione a Commissioni riunite in Parlamento. In tutte le occasioni, il vicepresidente ha sottolineato la giusta direzione intrapresa dall’Italia con le riforme, e ha infatti sottolineato che “è importante che l’Italia continui con politiche ambiziose e rispetti l’agenda. Lo sforzo del governo deve continuare”, ha evidenziato, lodando Roma anche per il rispetto di molte delle raccomandazioni Ue. Anche se in questo l’Italia supera la media europea, qualche puntualizzazione è comunque arrivata. Se infatti il governo ha investito molto sullo snellimento delle procedure burocratiche, sulla riforma del mercato del lavoro e del credito e sulla semplificazione del processo legislativo, nulla è stato fatto invece sul versante fiscale. La raccomandazione Ue di spostare il carico delle tasse dal lavoro ai consumi e alla proprietà è stata totalmente disattesa ed è anzi andata in direzione opposta.
Allo stesso tempo, l’Italia continua ad essere uno dei Paesi più indebitati in Europa e per questo il rispetto della regola del debito è per Roma doppiamente importante. L’aver alzato l’asticella del deficit e l’aver posticipato il raggiungimento del pareggio di bilancio è qualcosa che la Commissione dovrà quindi valutare attentamente, ha spiegato Dombrovskis che a spanne ha indicato anche le nuove stime Ue sul deficit italiano
2016, probabilmente al 2,4% contro il 2,3% contenuto nel Def.
Anche se l’ultima parola dovrebbe arrivare il mese prossimo, ci sono buone speranze per l’Italia e sembra che a “spingere” sulla richiesta di flessibilità sia ancora una volta la questione migranti e soprattutto quella dei rifugiati.  Buone possibilità anche sull’output gap: “siamo disponibili e valutare e, ove necessario, ad adattare la metodologia”, ha spiegato, sottolineando però che se alcuni Paesi remano per una revisione dei meccanismi, altrettanti hanno opinioni contrapposte.

Redazione Avanti!

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