venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Jobs Act. Che fine ha fatto l’Anpal? – Dario Di Vico sul Corriere della Sera
Pubblicato il 28-04-2016


Lavoro, l’agenzia del Jobs act nel labirinto della burocrazia
Non si hanno più notizie dell’Anpal, la seconda gamba della riforma

di Dario Di Vico dal Corriere della Sera del 23 aprile 2016

Il caso dell’Anpal meriterebbe una puntata di Chi l’ha visto, la trasmissione di Rai Tre. L’Anpal è la nuova agenzia per le politiche attive del lavoro istituita dal governo con il decreto legislativo 150 del settembre 2015 e rappresenta una porzione decisamente rilevante della riforma che siamo convenzionalmente abituati a chiamare jobs act. Nella sostanza la nuova agenzia si dovrebbe incaricare di realizzare un passaggio che non è esagerato definire epocale per il nostro sistema di welfare: dalle politiche del lavoro centrate sul trittico cassa integrazione-mobilità-prepensionamenti si dovrebbe passare alla ricollocazione produttiva dei lavoratori in esubero. Tramite quelle che, per l’appunto, vengono definite politiche attive e nel concreto significano costruzione di profili professionali appetibili sul mercato, formazione adeguata e successivo reimpiego.

In questi mesi ci si è accapigliati in campo politico ma anche tra gli addetti ai lavori sui dati/effetti del Jobs act e di recente si è arrivati a sostenere, con più di qualche ragione, che scemati gli incentivi le assunzioni sono diminuite. Nel frattempo però è finita colpevolmente nel dimenticatoio proprio l’Anpal, che avrebbe dovuto rappresentare la «seconda gamba» del Jobs act e che secondo un primo calendario previsto dalla riforma avrebbe dovuto iniziare a lavorare non più tardi del 1 gennaio 2016. Da quella data sono però passati ormai altri quattro mesi e non si sa nemmeno a che punto sia l’iter istitutivo, investigando si viene a conoscenza che sono stati emessi tre decreti attuativi: uno per la nomina del presidente, il secondo per l’attribuzione all’agenzia delle risorse strumentali e il terzo per lo statuto. Questi decreti una volta emessi dal consiglio dei ministri, sono passati al vaglio delle Camere per un parere vincolante e poi dalla Conferenza Stato-Regioni, la tappa successiva prevedeva la «stazione» della Corte dei Conti e solo allora il decreto poteva approdare al Consiglio di Stato. L’odissea però non è finita qui perché l’iter prevede che i decreti debbano tornare al Consiglio dei ministri.

Morale della favola: del primo decreto si sa che è stato registrato e prevede la nomina a presidente di Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro dell’Università Bocconi. Del secondo decreto si hanno notizie più incerte, c’è comunque chi giura di averlo avvistato l’ultima volta tra gli incartamenti al vaglio del ministero dell’Economia e da lì, secondo la previsione degli esperti di burocrazia, dovrebbe andare alla Corte dei Conti. Del terzo si sa invece che è approdato proprio alla Corte dei Conti. Potrà sembrare singolare riferirne in questi termini ma non esiste una mappatura ufficiale dei trasferimenti del dossier Anpal e spesso per sapere a che punto gli investigatori vanno per esclusione. Telefonano ai singoli uffici per avere notizie di un possibile avvistamento. Il risultato comunque è che da settembre 2015 sono già trascorsi otto mesi ma non siamo nemmeno in dirittura d’arrivo. A complicare il quadro (clinico) va ricordato che dovrebbe passare sotto l’Anpal Italia Lavoro, agenzia che oggi è di proprietà del Tesoro e alla quale fanno capo 1.200 persone tra contratti a tempo indeterminato e determinato.

Dario Di Vico

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