sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La Spagna non è un Paese
per giovani leader
Pubblicato il 08-04-2016


spagna 3 partitiSe in Spagna ci saranno nuove elezioni il prossimo 26 giugno probabilmente lo sapremo nelle prossime ore, a quattro mesi dalle elezioni non c’è ancora un governo in grado di ottenere la fiducia in Parlamento. Il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, ha assicurato che non ci saranno altri incontri tra il suo Partito, il Psoe e Podemos “se non ci sarà un cambio di posizione” da parte di Pablo Iglesias (Podemos).
Ieri si è tenuta la prima riunione tra i tre partiti dopo la firma di un accordo di governo tra socialisti e Ciudadanos, nel tentativo di allargare la coalizione a Podemos.

Iglesias ha presentato un documento con 20 proposte che invece di avvicinare le posizioni tra il suo partito con Ciudadanos e Psoe sembra aver interrotto il dialogo. In particolare, riporta El Pais, Iglesias chiede un referendum per la Catalogna e l’esclusione di Ciudadanos da un ipotetico governo. “La prospettiva è che non ci sarà un accordo”, ha commentato il vice segretario generale di Ciudadanos, José Manuel Villegas, al termine di oltre due ore di negoziati.

Il leader di Podemos, ha fatto sapere di essere contrario a questo accordo, affermando di sentirsi “deluso” dall’incontro di ieri ma è rapidamente  tornato sui suoi passi annunciando oggi che la base del suo partito sarà chiamata a votare tra il 14 e il 16 aprile sull’opportunità di sostenere o meno un accordo per formare un nuovo governo di coalizione con il Psoe e Ciudadanos e porre così fine allo stallo politico che va avanti da quattro mesi.

Il 2 di maggio è la data limite per raggiungere un accordo. L’alternativa sarebbe solo quella di tornare al voto sei mesi dopo le ultime elezioni. Un voto che potrebbe dare risultati del tutto simili a quelli di dicembre.
Nonostante “l’ottimismo moderato” fin qui espresso da Sanchez, all’orizzonte rimane sempre la possibilità di un ritorno alle urne. Sul piatto della bilancia rimangono quindi da una parte i rischi connessi ad un lungo periodo di governo ad interim del PP invischiato ogni giorno di più in nuovi scandali, con poteri limitati; dall’altra, la convenienza politica dei singoli partiti – e dei rispettivi leader – a ripresentarsi ai propri elettori.

Sara Pasquot

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento