lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La speranza di vita in calo.
È la prima volta che accade
Pubblicato il 26-04-2016


anzianiLa pensione si allontana ma in compenso la vita si accorcia. Sarebbe meglio, per dirla alla Catalano, che fosse il contrario. Ma leggendo il rapporto Osservasalute 2015, arrivato alla tredicesima edizione, si deduce che l’aspettativa di vita non aumenta più. Anzi diminuisce. In un paese sempre più vecchio, oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni, con anziani e grandi vecchi in crescita, e un boom di ultracentenari, triplicati dai 5650 casi del 2002 ai diciannovemila del 2015, la speranza di vita si sta accorciando. Nel 2015 era di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne (dati Istat più recenti). Nel 2014 però era più alta: 80,3 per gli uomini e 85 per le donne. Diminuzione non rilevante, certo, ma è un’inversione di tendenza, ed è la prima volta che accade.

Il fenomeno è legato ad una riduzione della prevenzione delle malattie. L’andamento tendenziale si rileva in tutte le regioni, all’interno delle quali, comunque, l‘indice più alto di longevità si registra nella provincia di Trento (81,3 anni per gli uomini e 86,1 anni per le donne). La Campania, invece, è la regione con la speranza di vita alla nascita più bassa: 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne. Le cause di morte più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, seguono le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore non di origine ischemica.

La spesa per la prevenzione (che comprende, oltre alle attività di prevenzione rivolte alla persona come, ad esempio, vaccinazioni e screening, la tutela della collettività e dei singoli dai rischi negli ambienti di vita e di lavoro, la Sanità Pubblica veterinaria e la tutela igienico-sanitaria degli alimenti) ammonta in Italia a circa 4,9 miliardi di euro e rappresenta il 4,2% della spesa sanitaria pubblica. La percentuale di spesa per la prevenzione prevista dal Piano Sanitario Nazionale (livello fissato nel Patto per la Salute 2010-2012) è del 5%. Ma sono poche le regioni che raggiungono tale livello e a livello nazionale mancano “all’appello” 930 milioni di euro da dedicare alla prevenzione.
I dati OCSE indicano che la spesa per la prevenzione si è ridotta mediamente dello 0,3% annuo tra 2009-2013: il settore è stato colpito particolarmente dalle politiche di razionamento, eppure è ben conosciuto l’impatto in termini economici della “mancata prevenzione”: un’imponente lievitazione della spesa sanitaria per il peggioramento delle condizioni di salute della popolazione e, quindi, un aumento della domanda e dei bisogni socio-sanitari, in particolare per la disabilità legata all’aumentata prevalenza delle patologie croniche.
Il quadro che si configura nel nostro Paese è caratterizzato, inoltre, da una scarsa attenzione da parte dei cittadini alla tutela della propria salute, segnato da una scarsa percezione del rischio e/o da una irresponsabilità personale alquanto diffusa. Ad esempio stenta a crescere la cultura delle vaccinazioni: se nel 2013, per quelle obbligatorie (Tetano, Poliomielite, Difterite ed Epatite B) si registrava il raggiungimento dell’obiettivo minimo stabilito nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) – in accordo con le raccomandazioni dell’OMS – pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Lo stesso andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e Pertosse. Quanto al vaccino antinfluenzale, è significativo il calo delle adesioni tra gli anziani, che sono peraltro proprio una delle fasce di popolazione più a rischio di complicanze dell’influenza. Negli anziani ultra 65enni la copertura antinfluenzale in nessuna regione raggiunge i valori considerati minimi (75%) e ottimali (95%).

Edoardo Gianelli

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