martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le ragioni del mio impegno
Pubblicato il 29-04-2016


Ho sempre rifiutato candidature politiche. In passato, quando segretario del Psi era Francesco De Martino (quindi molto prima dell’era Craxi), e ancora pochi anni fa, ben due partiti, uno di opposizione e l’altro della maggioranza, mi hanno messo sul piatto una candidatura per la Camera dei deputati . Ho sempre detto “no” , non certo per snobismo o per un rifiuto di ogni contaminazione con la politica e con i partiti. Io continuo a credere nelle forze politiche (sia quelle storiche, che quelle emergenti) perché costituiscono le colonne d’Ercole del nostro sistema costituzionale. La democrazia, diceva Pietro Nenni, “non si esercita fuori dei partiti” che, nonostante i tanti scandali, continuano a rappresentare i canali più autentici per una partecipazione reale dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Si può discutere molto su questo perché, da Tangentopoli in poi, costituisce un tema oggetto di analisi, ma è anche un alibi strumentale per chi persegue obiettivi autoritari, anche utilizzando e/o “forzando” gli strumenti della legalità. Non esiste alcuna democrazia telematica, come ci vogliono far credere i grillini , né i rappresentanti del popolo possono essere robot teleguidati da Grillo e da Casaleggio (un genio dell’informatica , ma che aveva una concezione della democrazia e del pluralismo molto discutibile, a giudicare dell’altissimo numero di espulsioni di parlamentari, consiglieri comunali e dirigenti del M5Stelle ).

Naturalmente questo non significa che la Rete e gli altri sistemi e strumenti, offerti dalle nuove tecnologie, non possono aiutare a sviluppare la comunicazione, la conoscenza e quindi l’interscambio di opinioni, critiche, proposte (non insulti, però) tra cittadini, tra elettori, tra questi ultimi e gli eletti. Ma, ovviamente, le tecnologie informatiche non possono e non devono sostituire totalmente quello che un tempo si definiva “il rapporto umano “, così giustamente valorizzato dai nostri padri socialisti. Qualcuno ancora si ricorderà, quando i candidati giravano l’Italia, in lungo e in largo, per migliaia di chilometri, arrivando anche nei minuscoli borghi di montagna per poter parlare a piccoli gruppi di elettori . “Sudore e sangue”, si diceva, perché spesso qualcuno ci rimetteva la vita per la fatica, a causa di incidenti o per improvvisi malori. Ho conosciuto anch’io molti anziani parlamentari socialisti che, in auto o in treno, si sobbarcavano questa fatica. Lo facevano volentieri, con grande passione, perché il contatto “diretto” elettori-eletti soddisfaceva entrambi. Poi le varie riforme elettorali e l’abolizione del voto di preferenza hanno fatto cambiare tutto. E la comunicazione informatica e digitale ha favorito il resto.

Ora, soprattutto con le elezioni amministrative, si ritorna un po’ al passato, senza però l’eccessiva fatica di un tempo.

Ho accettato di fare il capolista di “Una rosa per Roma” perché, come giornalista e analista politico, ho sempre rifuggito dall’impegno diretto. Perché solo ora? Penso che ci sia una fase della vita in cui non si può continuare a indignarsi, a protestare, criticare o limitarsi a fare proposte, che quasi sempre non sono tenute in alcuna considerazione. Mi sento, con l’esperienza politica, culturale e di vita, di poter contribuire, con onestà e competenza, a partecipare, con idee e programmi, alla elaborazione di politiche innovative pubbliche .

Sarei lieto anche di poter partecipare a un processo di formazione di una nuova classe dirigente, di cui Roma ha bisogno come il pane. Quando Francesco Rutelli, nei suoi incontri sul futuro di Roma, propose l’obiettivo di “100 uomini e donne per amministrare la capitale”, gli ho replicato che forse si doveva puntare all’obiettivo di una generazione nuova di amministratori di almeno un migliaio di rappresentanti espressi dalla società civile (architetti, ingegneri, medici, urbanisti, avvocati, ambientalisti, ecc.), oltre a un nucleo selezionato di esperti di amministrazioni pubbliche. Lui ha condiviso.

Ora abbiamo dato vita a una lista civica, socialista e laica, che sosterrà il candidato sindaco Roberto Giachetti. Non è stata una scelta facile. Inizialmente la lista doveva comprendere anche radicali, cattolici democratici, oltre a socialisti e ad altri laici. Poi però gli amici radicali, su sollecitazione di una parte del loro partito, hanno deciso di fare una loro lista. Con amarezza e dispiacere, ma senza polemiche, abbiamo pensato di dar vita a una lista aperta, “Una rosa per Roma”, che comprende, oltre ai socialisti, liberali, repubblicani, cattolici democratici, altri laici ed anche tutti quei radicali che hanno condiviso con noi, sin dall’inizio, la scelta unitaria. Sarà questa l’unica lista autenticamente laica di Roma, non legata strettamente a un solo partito, con un programma costruito anche con le proposte dei cittadini e in particolare dei giovani che si sono impegnati molto nelle ultime settimane per raccogliere idee, proposte, umori, denunce e critiche sulle vecchie gestioni del Campidoglio.

C’è molto da dire e lo faremo su questo giornale (e anche su altri ) perché noi vogliamo essere il più possibile trasparenti, valorizzando tutte le voci e le proposte di riforma del sistema di governo di Roma Capitale e dei municipi, che ci proponiamo di trasformare in Comuni Urbani (componenti della città metropolitana), con autonomia amministrativa, bilanci partecipati, favorendo la massima partecipazione dei cittadini. Non sarà facile amministrare Roma, con le pesanti eredità delle passate amministrazioni, marcate non solo dalla vergogna di “Mafia Capitale”, ma, per ultimo, dalla incompetenza e dagli errori commessi da un chirurgo marziano, naufragato in un mare di scontrini.

Aldo Forbice

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