venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’emigrazione al potere
Pubblicato il 26-04-2016


L’Italia è un Paese meraviglioso, non ci sono dubbi, per tre quarti circondato dal mare, percorso da un Appennino che lo rende unico e circondato da isole bellissime.
Attaccata al resto del continente per mezzo di montagne altissime, tuttavia, rischia di essere a volte isolata, destinata a vivere nel suo mondo più o meno onirico.
Molti non sanno, quindi, quello che accade di là dalle Alpi.
Altri, invece, poiché per un verso o per un altro sono dovuti emigrare sanno, eccome, cosa accade di là dalle Alpi. Cosa accade in Europa continentale o nella Mitteleuropa o nelle isole a nord, nei Paesi scandinavi o nell’Europa cosiddetta dell’Est o giù verso la Spagna, Portogallo e Grecia.
Sì, molti lo sanno, e sono in vero milioni di italiani che negli anni hanno lasciato il Bel Paese per cercare lavoro all’estero. Già, il lavoro, quello che i partiti laburisti, trabajadores, socialisti e democratici hanno al centro della propria Agenda.
Milioni di Italiani che hanno ingrossato nei decenni le file dell’emigrazione ed hanno ottenuto in fine il riconoscimento del Collegio Estero, cioè poter votare ed eleggere alcuni di loro in Parlamento, il Parlamento italiano.
Collegio Estero che Crozza ha reso famoso tramite i suoi spettacoli e che si costituisce, ad oggi e pre riforma, di 12 parlamentari che rappresentano tutto il mondo dell’emigrazione dall’Argentina alla Cina passando per l’Europa.
Questi parlamentari hanno il difficile compito di portare a Roma le istanze del mondo dell’emigrazione, fatto di tasse italiane applicabili a residenti all’estero, fatto di canone Rai, di contributi pensionistici, di scuole di cultura da potenziare, di patronati da salvaguardare e di diritti degli emigrati da tutelare, di ammodernamento dell’AIRE, di servizi consolari e di tante altre battaglie che i nostri parlamentari svolgono egregiamente per il loro elettorato, tenuto conto della esiguità numerica di 12 parlamentari che rappresentano 5 milioni di italiani.
Ciò detto credo che sfugga a molti, purtroppo, il valore aggiunto dell’emigrazione.
Le capacità linguistiche, per esempio. Dopo 10 anni di permanenza all’estero qualsiasi emigrato, ma anche prima, è quasi bilingue, a prescindere dal lavoro svolto.
Le competenze professionali acquisite, poiché i Paesi di accoglienza sono spesse volte all’avanguardia nei settori dove importano lavoratori.
La capacità di adattamento acquisita e l’apertura mentale conseguente al confronto con culture diverse da quella di origine.
Ora tutto ciò e molto altro sembrano costituire un patrimonio culturale e professionale che può essere molto utile all’Italia, per renderla internazionale, globale, competitiva ed aperta al mondo come il secolo in cui viviamo esige e suggerisce.
Per questo crediamo che la madre di tutte le battaglie del mondo dell’emigrazione sia il riconoscimento della utilità per l’Italia che in fin dei conti ha mandato italiani a specializzarsi all’estero, a costo zero, e potrebbe recuperare professionalità e capacità che ben farebbero al suo tessuto sociale ed economico.
Se l’Italia èpronta e consapevole di ciò, non saprei. La vera domanda è, il mondo dell’emigrazione è pronto ad assumersi responsabilità pubbliche, in prima fila, per il rilancio del Paese?
Speriamo di si, speriamo che soprattutto le nuove leve di giovani emigrati, migliaia ogni anno, sviluppino una coscienza politica e civica che li renda utili strumenti per il rilancio del nostro Paese, un rilancio che non passa solo attraverso il ricambio generazionale, ma anche e soprattutto attraverso la internazionalizzazione e globalizzazione del nostro Paese, l’apertura dei confini, delle procedure, il pensare globale che un tempo ha contraddistinto il Rinascimento italiano ma che oggi non può limitarsi alla nostra penisola, ma deve abbracciare tutti i continenti del mondo.
Leonardo Scimmi


Di Leonardo Scimmi: ‘Erasmus Politik‘ con prefazione di Riccardo Nencini

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