domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’EUROPA AL MURO
Pubblicato il 14-04-2016


03/04/2016 Bolzano, manifestazione al valico italo-austriaco del Brennero contro le politiche europee sui profughi

03/04/2016 Bolzano, manifestazione al valico italo-austriaco del Brennero contro le politiche europee sui profughi

Vienna chiude la “porta in faccia” all’Europa e alle sue politiche comunitarie di accoglienza e immigrazione. Nonostante gli avvertimenti di Bruxelles e l’aria tesa in arrivo da Roma, l’Austria tira dritto, intenzionata a proseguire sulla strada della difesa dei propri confini. Dopo le rassicurazioni di ieri del ministro degli interni, Johanna Mikl-Leitner, ad appesantire il clima ci pensa il ministro della Difesa austriaco con le sue arrivano le dichiarazioni durante una riunione del partito socialdemocratico a Innsbruk. “In caso di emergenza, dovremmo chiudere i confini”, dice il ministro della Difesa, Hanspeter Doskozil e si spinge addirittura ad annunciare che, in uno scenario di flusso continuo e incontrollato di migranti attraverso la frontiera del Brennero, “chiederemo all’Italia di poter controllare noi anche sul suo territorio”.

Secondo le dichiarazioni fatte dai vertici austriaci, il Governo di Vienna teme che il Tirolo si trasformi in una “sala d’attesa”, tra l’Italia che non effettua i controlli necessari e la Germania che continua a filtrare gli ingressi ai propri confini. Ma in realtà, dati alla mano, quello che avviene ai confini è esattamente l’opposto di quanto si dichiara a vienna: secondo il Viminale i profughi non attraversano in gran numero il confine per entrare in Tirolo, ma compiono il tragitto opposto dalla Carinzia e dall’inizio di quest’anno sono state quasi 2 mila le persone rintracciate nel Tarvisiano.
Il motivo per cui la socialdemocrazia austriaca ha abdicato ai suoi valori in nome degli istinti più populisti e xenofobi è che il 24 aprile si vota per le presidenziali, con l’estrema destra che galoppa la paure e guadagna punti nei sondaggi.

Il Governo dei socialdemocratici ha iniziato a rincorrere su alcuni punti la stessa destra in netto vantaggio, tanto che il ministro dell’Interno, Johanna Mikl-Leitner, ha espresso l’obiettivo di giungere a 50mila espulsioni di profughi entro il 2019 e per favorire questo risultato, saranno messi a disposizione anche incentivi organizzativi e finanziari come quelli già annunciati per i rientri volontari. In un progetto pilota riservato ai richiedenti l’asilo di Afghanistan, Marocco e Nigeria, l’ufficio federale austriaco attivo in materia proporrà un programma di aiuto che prevede tra l’altro organizzazione burocratica dei documenti per il rimpatrio, pagamento del viaggio, assistenza sanitaria e una serie di sostegni finanziari.
Contro le decisioni austriache si è pronunciato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ieri durante il suo incontro con il suo omologo tedesco, Joachim Gauck, ha infatti dichiarato: “Tornare indietro da Schengen sarebbe un atto di autolesionismo, per tutti”. E ha aggiunto: “Nessuno può realisticamente vantare un ‘piano B’ fondato su una presunta via ‘nazionale’. Né basteranno i muri e le barriere a proteggerci”. Gauck invece non ha proferito parola al riguardo, così come la Cancelliera Angela Merkel, che se in passato ha rimbeccato Vienna quando ha messo “all’angolo Atene”, ora sembra lavarsene la mani per quanto riguarda Roma.

Ancora una volta è intervenuto Paolo Gentiloni sostenendo che se fosse una decisione concreta “sarebbe grave perché significa dimenticare che i problemi vanno affrontati insieme” e sarebbe “un brutto segnale per l’Europa”. “Vedremo di che cosa si tratta – ha detto il titolare della Farnesina, in visita al Salone del Mobile di Milano – se si tratta di parole o gesti significativi, credo non ci saranno conseguenze sul terreno. Se, invece, ci saranno i muri sarebbe grave perché significa dimenticare che i problemi vanno affrontati insieme e non certo, come ha ricordato il presidente della Repubblica, erigendo barriere”.
Dello stesso avviso anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini che afferma: “Se il Brennero chiude, finisce Schengen e addio Europa”. “Sul punto, non è irrilevante conoscere l’opinione di Juncker. Le ottime relazioni austrotedesche non giustificano il silenzio del Presidente della Commissione Europea”, continua ancora Nencini che conclude: “Resta il fatto che con provvedimenti di singoli stati non si governano migrazioni imponenti e durature”.

Maria Teresa Olivieri

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