domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Orlando silente
Pubblicato il 22-04-2016


Si dice tanto circa la raffinata erudizione, l’indiscusso puntiglio professionale e sensibilità giuridica o l’incontestabile levatura culturale di Piercamillo Davigo, magistrato arcinoto, già star del pool di Mani pulite e da pochi giorni presidente dell’ANM. Sarà. Non abbiamo motivo di dubitarne e, per essere schietti, nemmeno interesse.

Tuttavia, ci sia consentita più di una rispettosa riserva sul semplicismo un po’ rozzo e grossolano delle dichiarazioni che, a fare data dalla sua elezione al vertice del sindacato dei giudici, il nostro ci propina a reti ed edicole unificate, ben compendiate nell’intervista a tutta pagina 5 del Corriere della Sera di oggi, dal titolo a effetto “I politici continuano a rubare, ma non si vergognano più”.
Come altrimenti regolarsi, infatti, di fronte a frasi del tenore: “[I politici] non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi”, “non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti”? Oppure come intendere sentenze del genere: “Nel 1994 erano crollati cinque partiti, tra cui quello di maggioranza relativa e tre che avevano più di cent’anni. Però noi eravamo stati come i predatori che migliorano la specie predata: avevamo preso le zebre lente, ma le altre zebre erano diventate più veloci. Avevamo creato ceppi resistenti all’antibiotico. Perché dovemmo interrompere la cura a metà”,  “[in Italia] non ci sono troppi prigionieri; ci sono troppe poche prigioni”?
Avremmo tante domande da rivolgere al dott. Davigo, su quello che è stato e su quello che egli intenda debba essere il ruolo dei magistrati rispetto alla qualità della nostra democrazia.
E avremmo tanto da chiedere ai poteri dell’informazione nazionale circa l’esposizione fuori ogni buonsenso e senza alcun pudore critico di posizioni e tesi di tal fatta.

Una domanda, però, vogliamo porla subito: il Ministro della Giustizia non ha proprio nulla da dichiarare?

Federico Parea

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