venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Matteo Renzi, il nemico n.1
della riforma costituzionale
Pubblicato il 08-04-2016


Premesso che questa riforma contiene più di qualche difetto e che assieme al combinato disposto di una pessima legge elettorale è in grado infliggere danni irreparabili alla nostra democrazia, premesso che la strada maestra era quella di un’Assemblea costituente perché non s’è mai visto un governo che riforma la Carta, oggi siamo al paradosso che il suo peggior nemico è anche il suo primo sostenitore, Matteo Renzi.

Sì, perché l’insistere su una sorta di ‘giorno del giudizio’ a proposito del referendum confermativo contiene un pericolo evidente e chiaro a tutti, ma pure un vizio logico ben più grave e pericoloso.
C’è un fronte di oppositori alla riforma a cui si uniranno inevitabilmente quanti vedono nella vittoria del No un’occasione unica per ‘mandare a casa’ Matteo Renzi, assestare un colpo formidabile al ‘suo’ Partito Democratico, e colpire l’attuale maggioranza di governo nell’ottica di un ricambio a palazzo Chigi e/o di un ricorso anticipato alle urne.

Questo fronte è destinato ogni giorno che passa ad ampliarsi e irrobustirsi per una molteplicità di ragioni nella somma di rancori personali, visioni diverse della politica, obbiettivi incoffessabili.
A questo punto però l’insistere come fa il nostro Presidente del Consiglio nella doppia veste di segretario del Partito Democratico, sull’idea che il voto referendario sarà anche l’occasione per far scattare il redde rationem contro i suoi oppositori interni ed esterni, non solo rafforza la convinzione in questi del No come unica via di salvezza a morte politica certa, ma svuota di valore la stessa riforma costituzionale e contraddice nella sostanza il suo primo sostenitore. Se questa riforma serve davvero al Paese e non piuttosto al segretario del PD, allora essa deve essere approvata a prescindere dalla sorti politiche di Matteo Renzi.
Questi, insomma, dovrebbe dire esattamente il contrario di quello che va dicendo e fa dire ai suoi sostenitori: il No sarebbe una battuta d’arresto per la maggioranza che l’ha votata che dovrebbe ripensarla, correggerla, ma non rinunciarvi. La maggioranza, con Renzi, non va a casa perché ha vinto il No, ma si rimette a lavoro per fare una riforma migliore, che raccolga maggiori consensi.
Se invece continua a dire come va dicendo un giorno sì e l’altro pure, che o passa la riforma oppure lui va via con tutta la sua maggioranza e il suo governo, rischia non solo di irridere al ruolo del Quirinale, ma soprattutto di apparire come colui che in realtà sinceramente non crede davvero nell’utilità di questa riforma.

Se dice, come scrive anche oggi qualche giornalista-portavoce, “dopo il voto non ce ne sarà per nessuno” rivolto ai parlamentari dissidenti del Pd, fa capire che pensa a un voto per plebiscitare la sua linea politica e cancellare – ‘asfaltare’ direbbe il nostro – ogni opposizione interna, col rischio che alla fine gli elettori finiranno loro malgrado per buttare via il ‘bambino con l’acqua sporca’.

È questa la scommessa su cui davvero ci chiede di puntare?

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Ottima l’analisi, ma il che fare rimane. La soluzione di rimaneggiare l’attuale dispositivo referendario è quantomai improbabile, ma sarebbe la soluzione ad una serie di interrogativi sicuramente legittimi.

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