martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Maurizio Ballistreri
La sinistra cancella i diritti sociali. Il dovere dei socialisti
Pubblicato il 19-04-2016


“Io penso che in questo paese abbia fatto più Marchionne, più alcuni imprenditori, che certi sindacalisti. Io sto con Marchionne”: questa dichiarazione del premier e segretario del Pd Matteo Renzi, più di tanti atti del suo governo, costituisce il punto di arrivo di quella che Riccardo Lombardi definiva “la mutazione genetica della sinistra”.
D’altronde, è a livello planetario che tale mutazione si è compiuta, le macerie del Muro di Berlino sembrano avere sepolto, assieme al moloch totalitario comunista, l’idea dell’uguaglianza, ferendo anche il modello socialdemocratico.

Quel modello che il grande leader socialista e statista svedese, Olof Palme, definiva così: “Socialismo – è democratico politicamente (libertà di parola, libertà di voto, libertà di stampa, libertà di associazione sindacale), democratico socialmente (sussidi per la disoccupazione e per la sanità) e democratico economicamente (potere alle persone nelle fabbriche, pianificazione economica, motivazioni no-profit). Esso pratica la solidarietà con lo sviluppare un senso della comunità. È internazionale nella misura in cui mantiene gli stessi obiettivi in tutto il mondo.” Ma quel compromesso dinamico tra Stato e mercato è stato soppiantato dalla crisi delle sovranità nazionali in economia, determinata dal capitalismo globalizzato, fondato sul primato della finanza e delle banche.

Ma, a ben vedere, è la stessa sinistra di ispirazione socialdemocratica e riformista a livello sovranazionale nel dopo-Yalta, che sembra non volere esprimere alcuna reazione nei confronti della primazia mercatistica, avendo abbandonato il sostegno ai diritti sociali, che Norberto Bobbio descriveva efficacemente come l’impegno dello “Stato a rimuovere gli ostacoli per accedere al benessere e a garantire la protezione sociale”, ed essendo ripiegata sulla rivendicazione dei diritti civili. Paradigmatico è il caso del nostro Paese.

La nuova “bandiera” della sinistra italica in salsa Pd è quella dei diritti civili, emblematicamente rappresentati dalla “legge Cirinnà”, conditi dal mainstream del “politicamente corretto”, sostitutivi di ogni impegno sui diritti sociali, con lo smantellamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori, la conferma della vergognosa controriforma pensionistica Fornero-Monti, la volontà di cancellare il contratto collettivo nazionale di lavoro, il salvataggio delle banche in danno dei piccoli risparmiatori, la reintroduzione dell’anatocismo sui conti correnti, la cancellazione del Mezzogiorno dal dibattito politico nazionale. E a fronte di ciò, si sente il “silenzio assordante” della cosiddetta “intellighenzia progressista”, che tace di fronte al “golpe bianco” della Troika, ai tagli alla spesa pubblica, all’attacco ai diritti dei lavoratori e alla Carta costituzionale, ma è sempre in prima fila per difendere i diritti civili: nessun girotondo promosso da Moretti o monologo dantesco di Benigni! E dunque, sostegno ai diritti civili, di per sé importanti ma che non cambiano i rapporti tra i cittadini e i gruppi sociali nella distribuzione del reddito e del potere, ma anche alle privatizzazioni, allo smantellamento della Costituzione democratica e repubblicana, al lavoro precarizzato, il cui risultato è una legittimazione politica e culturale, in nome del progresso e della modernizzazione, del capitalismo globalizzato nella sua forma più estrema, il liberismo finanziario.

Un cambio, politico e culturale della sinistra italiana nel più generale scenario globale, voluto e sostenuto dalle oligarchie economiche e finanziarie, come testimonia l’appoggio delle grande (?) stampa nazionale, ma che pirandellianamente il ministro Boschi sostiene avversato da non meglio precisati “poteri forti”, già, quel “complotto demo-plutocratico” che, invero, si scorge dietro la sequela dei governi “tecnici” Monti-Letta-Renzi e, più in generale, della seconda Repubblica.

C’è da chiedersi, però, da parte del Psi, che ha celebrato un congresso nazionale purtroppo segnato da divisioni e polemiche, se non si debba reagire a questa situazione, senza timidezze e senza reticenze, abbandonando qualche piccola posizione di potere (a Roma come in Sicilia ad esempio), in favore dell’impegno a favore della riunificazione della comunità dispersa dei socialisti italiani, oltre le ristrette mura del partito, per intraprendere la strada del movimento e del conflitto sociale assieme ai sindacati e a tutti i soggetti che non concepiscono il primato del mercato e della “democratura”, la democrazia più dittatura che segna la triste esperienza politica del renzismo.

Non basta celebrare i 125 anni della nascita di Pietro Nenni, senza ricordare il suo insegnamento: “Nulla si può sperare dall’alto, tutto dal basso”.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Egregio Maurizio,la comunità dispersa dei socialisti italiani per rientrare nel novero di un partito di rilevanza politica deve intraprendere la strada tutta dal basso(Pietro Nenni) dando forza all’organizzazione del PSI di Riccardo Nencini col tesseramento e con il proselitismo costituzionale.Non abbiate paura di affermare la vostra militanza.Fatti concreti e voto decisivo alle liste socialiste del 5 giugno 2016.Mai chiacchiere al vento.Manfredi Villani.

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