sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Amnesty denuncia i rimpatri forzati turchi
Pubblicato il 01-04-2016


rimpatri amnesty.0“Tutti i rimpatri forzati in Siria sono illegali secondo la legge turca, europea e internazionale”, a denunciarlo è in un rapporto Amnesty International alla vigilia dell’avvio di questo lunedì dell’accordo sui migranti tra la Turchia e l’Unione europea. Un fatto ancor più grave se si calcola che non solo la Turchia in questo modo ha violato i diritti umani di profughi siriani in fuga dalla guerra, ma che ha iniziato a praticare le espulsioni già a gennaio, e in molti casi è stata anche negata la registrazione che attribuisce lo status di protezione temporanea.
“Una ricerca condotta nelle province al confine meridionale della Turchia suggerisce che le autorità turche sono state e di espellere i gruppi composti di circa 100 persone, uomini, donne e bambini su una base quasi giornaliera a partire da metà gennaio. In tre giorni la settimana scorsa, i ricercatori di Amnesty International hanno raccolto molte testimonianze sulle espulsioni su larga scala nella provincia di Hatay, a conferma di una pratica che è un segreto di Pulcinella nella regione”. Si legge nel rapporto di Amnesty, secondo cui si tratta di una pratica nota nella regione di confine turco-siriana, le autorità turche infatti espellono un centinaio di profughi siriani al giorno (uomini, ma anche donne e bambini) e li riportano in Siria. Secondo l’Ong inoltre queste espulsioni sono la prova della pericolosità dell’accordo Ue-Turchia in fatto di migranti. Si tratta infatti di un vero e proprio paradosso: mentre l’Europa paga e sostiene Ankara per farsi carico dei profughi, la Turchia pensa bene invece di chiudere le frontiere e di espellerli, alimentando così un nuovo business di trafficanti di esseri umani. Tra i casi denunciati anche quello di una donna espulsa verso zone di conflitto in Siria all’ottavo mese di gravidanza. “Nel loro disperato tentativo di chiudere i confini, i leader europei hanno volutamente ignorato il più semplice dei fatti: la Turchia non è un Paese sicuro per i rifugiati siriani”, sostiene John Dalhuisen, direttore di Amnesty per l’Europa e l’Asia Centrale.

“La denuncia di Amnesty sui rimpatri forzati dei profughi da parte delle autorità turche confermano i dubbi e le preoccupazioni che abbiamo più volte espresso nei confronti dell’accordo tra Ue e Turchia in fatto di migranti”. Lo ha detto Pia Locatelli, deputata socialista e presidente del Comitato Diritti Umani della Camera.
“Di fronte a queste palesi violazioni del diritto di asilo e di accoglienza e al respingimento di donne e bambini è necessaria la massima attenzione: c’è il rischio concreto, infatti, che i migrati che la Ue rimanderà in Turchia vengano forzatamente rimpatriati. A questo punto forse è necessario fare un passo indietro e valutare la sospensione dell’entrata in vigore dell’accordo”. Afferma ancora la deputata socialista.

A fare eco alle denunce di Amnesty anche le critiche dell’Unhcr, che ad appena tre giorni dall’entrata in vigore dell’accordo ribadisce che prima che il piano Ue-Turchia diventi operativo devono essere garantire tutte le tutele necessarie agli immigrati. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ricorda che vi sono “troppe gravi lacune” ancora presenti sia in Turchia sia in Grecia.

L’Europa tenta comunque di rassicurare sui termini dell’accordo con i turchi: “Il principio di non respingimento è scritto nero su bianco nell’accordo ed è una linea rossa che vogliamo vedere rispettata”. Così la portavoce della Commissione Ue ha risposto alle critiche di Unhcr e Amnesty International, aggiungendo: “Non entriamo nel gioco dello scaricabarile, siamo qui per rendere operativo l’accordo”, “prendiamo sul serio le accuse” e “lavoriamo strettamente con Turchia, l’Unhcr e ong” come Amnesty “per rispondere alle loro preoccupazioni”.

Maria Teresa Olivieri

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