domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti, il doppio sbaglio
del ‘muro’ austriaco
Pubblicato il 12-04-2016


Il governo di Vienna “è deciso a chiudere il passaggio del Brennero, se sarà necessario”. Sebastian Kurz, ministro degli Esteri asutriaco, lo ha ribadito ieri sera mentre procedono di buona lena i lavori per la costruzione del ‘muro’ contro i migranti.
Un proposito sciagurato che è – purtroppo – condiviso dalla stragrande maggioranza della forze politiche e non solo dal Partito popolare, (Övp) cui appartiene il ministro Kurz. Le parole del ministro sono state pronunciate nel corso di una riunione del gruppo parlamentare regionale della Csu a Berlino (i cristiano sociali, partito bavarese gemello della Cdu di Angela Merkel) e esprimono una tendenza tanto generalizzata quanto sciagurata – non solo in Austria – a radicalizzare le posizioni nel vano tentativo di arginare la destra xenofoba e lanciare all’esterno un messaggio di scoraggiamento agli aspiranti richiedenti asilo.
Il ‘muro’ – si dice – servirà soprattutto a contenere l’avanzata del ‘Partito della libertà’ (Fpö) di Heinz-Christian Strache, che nonostante il nome, è in realtà una formazione di destra, antieuropea, dai tratti populisti e xenofobi, alle imminenti elezioni presidenziali (24 aprile con eventuale ballottaggio il 22 maggio) dove presenterà anche un suo candidato, Norbert Hofer, oggi terzo presidente della Camera.

I passi di Vienna vanno insomma letti anche in quest’ottica di scontro interno, ma resta il fatto che il capo della diplomazia è stato molto netto spiegando che l’Italia non può permettersi di far passare i profughi senza controlli e che insomma il ‘muro’ è una sorta di rimedio alla incapacità e/o cattiva volontà degli italiani. Kurz non ha dubbi nel ritenere che, come dimostrerebbe il calo del numero dei rifugiati dopo la chiusura della rotta dei Balcani, a tutte le crisi si può dare risposta e anche che la Germania dovrebbe seguire l’Austria su questa strada dando “i segnali giusti”, perché non tutti i migranti possono passare. La Csu bavarese plaude in linea con l’Övp: “Molto di ciò che l’Austria ha fatto nei mesi scorso corrisponde a ciò che auspica da mesi la Csu”.

Nelle parole di questi esponenti politici conservatori – ma anche tra quelli socialdemocratici si oscilla spesso purtroppo tra acquiescenza e aperta condivisione – ci sono due errori, che per ipocrisia e miopia politica, non vengono discussi.

Costruire un ‘muro’ al Brennero significa chiudere i confini dell’Italia col Nord Europa. Un brutto esempio che, con tempi e modi diversi, è destinato inevitabilmente a contagiare tutti. La Slovenia lo ha già detto poche settimane fa; la Francia ha già ‘intensificato’ i controlli e la Svizzera non li ha mai eliminati con buona pace di Schenghen.

Questo vuole dire che il flusso di migranti che giungono dal mare, e a cui presumibilmente si aggiungeranno almeno una parte di quelli che percorrevano la rotta balcanica, arriveranno sulle coste del Belpaese. Inimmaginabile però prenderli a cannonate durante la traversata, oppure trasformare lo stivale in un gigantesco campo profughi; e siccome non c’è ‘muro’ che tenga in questa seconda eventualità, sarà difficile impedire che si riversino nei Paesi confinanti.

Il secondo errore, più grave però, è strategico. Correre appresso alla propaganda politica della destra xenofoba e razzista, o peggio islamofoba, discettando di difesa dei valori della Cristianità e dell’Occidente – ma quali? Quelli del norvegese Anders Behring Breivik, forse? – equivale a rafforzare quelle tendenze politiche e a confermare l’idea che ci siano delle ricette facili facili per risolvere il problema di decine di milioni di esseri umani in fuga da fame e guerre. Che, insomma, sia tutta una questione di eccesso di tolleranza mentre basterebbe un po’ di filo spinato qui e qualche fucilata là per sistemare per benino le cose.

Paradossalmente se l’Europa e l’Italia avessero un po’ più di coraggio, e meno stupido conformismo, punterebbero proprio sull’integrazione degli immigrati per contrastare l’invecchiamento della popolazione e rilanciare la crescita. In fin dei conti aiutare chi sta peggio non è solo una scelta etica, ma anche un investimento sul futuro.

Carlo Correr

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