domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Panama papers. Cameron si difende: così fan tutti
Pubblicato il 11-04-2016


David CameronPer il premier britannico David Cameron, oggi è stato l’ultimo strenuo tentativo nella House of Commons, di difendersi dal diluvio di discredito che gli sta cadendo in testa dopo le rivelazioni contenute nelle Panama papers, le carte dello studio di commercialisti e fiscalisti panamensi specializzati in paradisi fiscali. Il premier, che teme anche il contraccolpo negativo per il referendum sulla Brexit, l’uscita del suo Paese dall’Unione europea, ha tentato una controffensiva per riparare alle critiche e alle dure polemiche per il suo investimento in un fondo offshore gestito dal padre. Secondo Cameron il fondo Blairmore Holdings era registrato alle Bahamas perché gli investimenti erano in dollari e gli investitori internazionali, non per eludere il fisco e poi ha aggiunto per scusarsi: “Questi investimenti all’estero sono molto comuni e diffusi in Gran Bretagna e milioni di persone li usano. Bisogna distinguere tra fondi che incoraggiano i risparmi e gli investimenti e sistemi che eludono il fisco”. Il problema è però che dopo la pubblicazione delle sue dichiarazioni dei redditi, è nato il sospetto che molte manovre siano nate proprio per pagare meno tasse o non pagarle affatto. D’altra parte questi fondi, come i paradisi fiscali dove vengono registrati, assolvono esattamente a questa funzione: nascondere agli oggi estranei – fisco e coniugi di solito – le proprie fortune. Una pratica – e qui ha ragione Cameron – molto diffusa tra i ricchi con la complicità dei governi di tutto il mondo, Uer compresa, e che solo recentemente sta divenendo una questione di attualità per gli effetti dirompenti della crisi del 2008 che ha messo in grave difficoltà i bilanci pubblici.

Ecco dunque che l’altra mossa di Cameron è stata quella di promettere che verrà accelerata l’approvazione di una legge annunciata lo scorso anno che rende penalmente responsabili le imprese che favoriscono o non impediscono l’evasione fiscale dei dipendenti. “Questo Governo – ha detto – ha fatto più di qualsiasi altro per eliminare le scappatoie fiscali e per combattere la corruzione in tutte le sue forme, ma ora andremo oltre. Per questo la legge verrà approvata quest’anno” e poi verrà anche attivata una nuova task force di specialisti che indagherano sull’evasione e l’elusione fiscale. Inoltre ha sollecitato parlamentari e futuri possibili premier a rendere note le loro dichiarazioni dei redditi e lanciato un messaggio, al suo partito, che non si ricandiderà per un terzo mandato.
Il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, possibile concorrente di Cameron, ha prontamente condiviso l’invito alla pubblicazione dei redditi mentre l’altro possibile sfidante, il sindaco di Londra Boris Johnson, ha detto di avere già pubblicato la sua dichiarazione dei redditi in passato prima di essere eletto sindaco e di “non avere problemi a farlo di nuovo”.

Però è proprio dai dati resi noti ieri che emerge che oltre allo stipendio di primo ministro ci sono stati due “regali” del valore di 200mila sterline in contanti da parte della madre. La cosiddetta “donazione in vita” che di solito si fa proprio per evitare le tasse di successione (la soglia oltre la quale gli eredi devono pagare le tasse di successione del 40% da 325mila sterline a un milione di sterline a partire dal 2020 è stata innalzata proprio lo scorso anno).

Secondo il leader laburista Jeremy Corbyn, Cameron non ha chiarito gli interrogativi sulle sue finanze e cambia discorso. Il suo intervento è stato un “capolavoro nell’arte della diversione” e secondo lui le regole per i “super ricchi” non sono le stesse di quelle per tutte le altre persone.

Intanto lo scandalo si allarga e coinvolge perfino Edward Troup, l’attuale capo dell’Agenzia delle Entrate di Sua Maesta’ (Hmrc), ente che ora deve guidare le investigazioni sui paradisi offshore. Secondo il Guardian, quando era avvocato collaborò col fondo Blairmore, creato in Centro America dal defunto padre di Cameron e nel quale il primo ministro ha dovuto alla fine ammettere d’aver posseduto quote.

Crsce anche la protesta e in migliaia sono andati a Downing Street gridando ‘Cameron vattene’ : l’accusa è di aver farfugliato per tre giorni bugie e mezze verità prima di ammettere d’averne ricavato qualche vantaggio personale, ma di non aver commesso nulla d’illecito. “Avrei dovuto e potuto gestire la vicenda meglio. Ci sono lezioni da imparare e le imparerò”, “È colpa mia”, ha poi tagliato corto invitando a non infierire “sull’ufficio di Downing Street, o su consiglieri senza nome”, per quella prima, improbabile dichiarazione con cui una portavoce aveva liquidato come “questione privata” la vicenda della società panamense Blairmore fondata dal defunto padre di Cameron e sottratta solo adesso al segreto dai leaks che dal Centro America inondano i media di mezzo mondo: portando alla luce affari offshore attribuiti a un certo numero di ricchi e potenti del globo.

Dopo aver ammesso quel che in un primo momento aveva negato (o se non altro tentato di aggirare), Cameron ha in ogni modo escluso di nuovo ogni irregolarità. “Ho venduto le quote che possedevo quando sono diventato primo ministro e pagato le tasse previste”, ha ripetuto, deviando quindi il discorso sullamore paterno: “Ho avuto un papà meraviglioso e mi manca ogni giorno, sono ovviamente molto irritato per ciò che certe persone dicono di lui”.

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