lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Panama papers, peggio
la ‘società civile’ della politica
Pubblicato il 14-04-2016


Panama papers, da Galliani a Barilla, passando per società riconducibili a Silvio Berlusconi e Flavio Briatore, l’Espresso ci avverte che sta per pubblicare un altro centinaio di nomi.

Siccome bisogna essere garantisti sempre, dobbiamo dire che queste liste di per sé non dicono nulla, cioè non sono atti d’accusa, ma toccherà al fisco andare a guardare se conti e società corrispondono a comportamenti illegali, a elusione ed evasione fiscale. Però qualche considerazione la si può già fare.

Per esempio: molti, tanti, saranno innocenti, ma costruire delle scatole cinesi in paradisi fiscali non serve solo a operare al meglio nella finanza globalizzata. Di solito serve a nascondere ricchezze considerevoli, in alcuni casi documentati, perfino al consorte da cui si intende divorziare. Comunque sia, anche se hanno operato sul filo dei codici, il senso è chiaro: non volevano sganciare il becco di un quattrino né alla consorte né tantomeno al fisco.
Possiamo dunque dire che la cifra che caratterizza il nuovo secolo è che parallelamente all’aumento vergognoso della forbice delle ricchezze e delle povertà, i ricchi diventano sempre più avidi e continuano a dimenticare che il vestito per il proprio funerale non ha le tasche.
Questo continuo accumulo insensato di ricchezze senza lasciare nulla se possibile al fisco del proprio Paese, o a quello che ospita le attività imprenditoriali o finanziarie, oltretutto non fa che aggravare la crisi generale dell’economia. L’importanza che sta assumendo la questione, spiega però anche perché all’improvviso un Paese come gli Stati Uniti, dove il capitalismo – ma regolato davvero dalle leggi – è filosofia di vita, sia oggi alla guida della lotta ai ‘paradisi fiscali’. La crisi del 2008 sta portando gli Stati in bolletta, chi più, chi meno, ed è arrivato il momento di recuperare un po’ del grasso che qualcuno ha nascosto.

Vladimir Putin, che si sospetta di avere qualche miliarduccio nascosto all’estero, sbaglia due volte ad dare la colpa alla Cia accusandola di voler influenzare le prossime elezioni in Russia: sbaglia perché per screditarlo non servono i Panama papers e sbaglia perché quelle liste colpiscono ovunque, ma non fanno male a quelli come lui.

L’altra cosa curiosa infatti è che mentre per esempio le liste hanno messo in crisi David Cameron al n.10 di Dowing Street e già costretto alle dimissioni il premier islandese, dittatori e autocrati, dal partito comunista cinezse alle monarchie del Golo, dello scandalo se ne infischiano bellamente. Solo nei Paesi democratici infatti queste rivelazioni producono effetti seri, perché qui c’è un’opinione pubblica mediamente informata che può tenerne conto al momento di votare.

E un’ultima considerazione che vale soprattutto per l’Italia: qualcuno ha notato che (finora) dalle liste non è uscito neppure un nome di un politico (Berlusconi fa storia a sé)? Vuoi vedere che dopo oltre venti anni abbiamo la prova che la famosa ‘società civile’ può essere anche peggio della famigerata classe politica?

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Sbaglieremmo se ci fermassimo a considerare i “Panama Papers” esclusivamente come un mezzo per evadere il fisco. Dentro il recinto del capitalismo finanziario, che è quello che domina il mondo, non ha alcun senso curarsi dei sistemi produttivi, che sono sempre più regolati da normative liberiste dentro le quali i diritti di chi lavora sono sempre più conculcati, fino a giungere alla produzione da parte di persone ridotte al rango degli schiavi, come agli albori del capitalismo.
    No, i Panama Papers, sono modernissimi, svincolati da giudizi etici; chi c’è dentro non si pone problemi: “ho i soldi e debbo mantenermeli”, possibilmente all’oscuro degli altri.
    C’era una volta l’aristocrazia, c’era una volta la borghesia, ma erano espressioni di uno status economico-sociale oramai superato. Ora chi comanda – ed è, di conseguenza ricchissimo – sta dentro questa oligarchia, che si esibisce nelle platee del teatro mondiale, in politica, nell’economia, nello spettacolo e che è dentro ai Panama Papers ed agli altri mille elenchi che a questi assomigliano.

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