lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Papa da Lesbo con 12 profughi. Nencini: Juncker chiacchierone
Pubblicato il 16-04-2016


Per contrastare la deriva xenofoba che la destra europea, ma non solo, sta esporimendo nei confronti dei migranti, oggi il Papa è tornato dalla sua visita a Lesbo, isola greca approdo di migliaia di disperati, portandosi dietro dodici profughi, tutti musulmani, che saranno ospitati a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sul tema della insensibilità e del razzismo latente che sta caratterizzando la politica europea sul tema, è intervenuto oggi da Salerno anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini ritornando a chiedere la revisione dei Trattati di Dublino e criticando duramente l’inazione del presidente Juncker.
“Socialisti francesi, belgi e spagnoli condividono con noi la proposta di rivedere profondamente sia il Trattato di Dublino che le politiche che hanno governato l’Europa in questi anni. Una magnifica sintonia. Se, come ha detto il pontefice da Lesbo, il mare è Migrantiun cimitero, o l’Europa rivede in profondità la sua condotta o si moltiplicheranno le iniziative di chiusura delle frontiere. Ma le frontiere chiuse significano fine dell’Ue. Aspettiamo ancora di conoscere l’opinione di quel chiacchierone di Juncker”.
Quanto al gesto dimostrativo del Papa, si tratta di tre famiglie di rifugiati dalla Siria, di cui 6 minori, già presenti nei campi di accoglienza di Lesbo prima dell’accordo fra Unione Europea e Turchia. “Non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani: queste tre famiglie – ha detto rispondendo a una giornalista – avevano carte e documenti in regola e potevano venire. In liste c’erano anche due famiglie cristiane ma non avevano le carte in regola. Nessun privilegio”.

“Siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la soluzione”, ha detto poi nel suo discorso. “Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità”. Lodando la “generosità” mostrata dal popolo greco, pur nelle difficoltà della sua grave crisi economica, Bergoglio ha rivolto un chiaro appello all’Europa: “Possano i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il Buon samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia”. “Voglio dirvi che non siete soli”, e “questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi: non perdete la speranza!”. Immergendosi tra le centinaia di profughi del Moria Camp di Lesbo, papa Francesco ha voluto portare fisicamente oggi la propria vicinanza e solidarietà a chi, spesso in condizioni disperate, fugge da guerre, persecuzioni e privazioni, lanciando un forte appello a che il mondo affronti questa che – ha detto ai giornalisti durante il volo da Roma – è “la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale”.

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