giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Le pensioni non crescono: quasi ferme negli
ultimi cinque anni
Pubblicato il 13-04-2016


Assegno medio aumentato di 53,1 euro

PENSIONI QUASI FERME DA 5 ANNI

Pensioni quasi ferme negli ultimi 5 anni: in confronto al vecchio assegno oggi ci sono solo 53,1 euro in più al mese. E’ quanto emerge dalle tabelle dell’Inps, elaborate dall’Adnkronos, che contengono le serie storiche delle pensioni correnti, aggiornate al primo gennaio 2016. Secondo l’Istituto di previdenza l’importo medio annuo delle pensioni è passato da 10.093 euro del primo gennaio 2012 a 10.784 euro delle ultime rilevazioni. Dividendo il reddito annuo in 13 mensilità risulta che l’assegno mensile è passato da 776,4 euro a 829,5 euro, con una differenza, appunto, di poco superiore ai 50 euro. Un dato significativo, anche alla luce del dibattito sollevato nei giorni scorsi dall’auspicio del premier Matteo Renzi di poter estendere il bonus da 80 euro anche alle pensioni minime I rialzi più sostanziosi sono quelli delle pensioni di vecchiaia, che sono passate da 13.436 euro a 14.507 euro. L’assegno mensile era quindi di 1.033,5 euro ed è arrivato a 1.115,9 euro, con un incremento di 82,4 euro al mese. Variazioni al di sopra della media si registrano anche per le prestazioni di invalidità previdenziale, che sono passate da 7.784 euro del primo gennaio 2012 a 8.570 euro del primo gennaio 2016. L’assegno mensile era quindi di 598,8 euro ed è giunto a 659,2 euro, con una differenza di 60,4 euro mensili. Si scende a quota 32,4 euro di incremento, per le pensioni e gli assegni sociali, che sono passati da 5.069 euro a 5.490 euro (+421 euro). L’assegno mensile era pari a 389,9 euro ed è salito a 422,3 euro. L’aumento minore si riscontra per le prestazioni agli invalidi civili, che sono state rivalutate di soli 10,5 euro negli ultimi 5 anni, passando da 5.019 euro a 5.156 euro (+137 euro). L’assegno era di 386,1 euro ed è balzato a 396,6 euro. Infine le prestazioni ai superstiti passano da 7.286 euro a 7.832 euro (+546 euro); l’assegno mensile ammontata quindi a 560,5 euro ed è arrivato a 602,5 euro, con un incremento di 42 euro al mese. Nella tabella che segue vengono riportati gli assegni mensili in euro delle diverse prestazioni previdenziali, rilevati al primo gennaio 2012 e al primo gennaio 2016. Nella terza colonna è riportata la differenza tra i due importi.

Prestazione……………..2012…………2016………….Differenza

Vecchiaia………………1.033,5……..1.115,9…………….+82,4

Inv. previdenziale………598,8………..659,2……………+60,4

Superstiti………………..560,5…………602,5…………….+42

Assegni sociali………….389,9………..422,3…………….+32,4

Inv. civile………………..386,1………..396,6……………..+10,5

Totale……………………776,4…………829,5………………+53,1

Inps

ASSEGNI FAMILIARI E MAGGIORAZIONI 2016

Con la circolare n. 211/2015 l’Inps ha fornito indicazioni in tema di assegni familiari e quote di maggiorazione di pensione per l’anno 2016 a fronte dell’adeguamento al costo della vita (perequazione). La misura del tasso d’inflazione programmato per il 2015 è stata pari allo 0,6%. Nella circolare sono quindi riportate le tabelle dei limiti di reddito familiare da applicare ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione, nonché i limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari.

Le disposizioni contenute nella circolare Inps sulla rivalutazione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione vede coinvolti i soggetti esclusi dalla normativa sullassegno per il nucleo familiare, ovvero i coltivatori diretti, i coloni, i mezzadri, i piccoli coltivatori diretti ed i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Importi prestazioni

8,18 euro mensili spettanti ai coltivatori diretti, coloni, mezzadri per i figli ed equiparati;

10,21 euro mensili spettanti ai pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi e ai piccoli coltivatori diretti per il coniuge e i figli ed equiparati;

1,21 euro mensili spettanti ai piccoli coltivatori diretti per i genitori ed equiparati.

Limiti di reddito

In applicazione delle vigenti norme per la perequazione automatica delle pensioni, il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti risulta fissato dal 1° gennaio 2016 e per l’intero anno nell’importo mensile di euro 501,89. I limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari per l’anno 2016 sono:

706,82 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio od equiparato;

1236,94 euro per due genitori ed equiparati.

Gli assegni familiari concessi ai lavoratori autonomi in pensione – giova sottolinearlo – sono talmente bassi da rasentare quasi una notevole discriminazione, soprattutto se paragonati a quelli degli ex dipendenti. Stiamo infatti parlando – come già detto – dell’irrisoria cifra di 10 euro e 21 centesimi al mese per ogni familiare a carico. Importo che, tra l’altro, è fermo dal 1988 quando è entrata in vigore la legge 153: 27 anni fa. A fronte di questa particolare situazione varie associazioni dei lavoratori autonomi hanno chiesto al Parlamento e al Governo di porre fine alla discriminazione tra lavoratori autonomi e dipendenti, equiparando gli importi degli assegni familiari riconosciuti ai pensionati con figli a carico.

Fiscalità locale

ECCO LA MAPPA DELLE CITTA’ PIU’ TASSATE D’ITALIA

Sono Roma, Torino e Napoli le città più tassate d’Italia, assieme a Genova, Bologna, Ancona e Campobasso, tutti capoluoghi di regione con le aliquote fiscali più alte relative a Irap, Irpef, Imu e Tasi. Queste sette città hanno, in tre casi su quattro, i livelli più alti di imposte sulle imprese e sulle famiglie, sui capannoni industriali e sulle case. Con due ‘punti’, nella classifica dei tributi territoriali, figurano poi Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Potenza, Trieste e Catanzaro. Un solo ‘punto’, invece, per Milano, Cagliari, L’Aquila, Aosta, Trento e Bolzano. Fisco light a Venezia, unica città che non risulta mai tra quelle con aliquote elevate. E’ quanto risulta dalla ‘Mappa del fisco locale in Italia’ realizzato dal Centro studi di Unimpresa. L’analisi dell’associazione, basata su dati dell’Agenzia delle Entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento Finanze, prende in considerazione le aliquote Iperf (definite dalle regioni), il totale delle addizionali Irpef (regioni e comuni), l’Imu e la Tasi. La classifica è stata realizzata sulla base di “punti” attribuiti alle città e alle relative regioni che applicano aliquote particolarmente elevate nei quattro principali tributi pagati anche su base territoriale. In totale sono stati assegnati 41 ‘punti’. Sono dunque sette le città col fisco al top, con tre ‘punti’ assegnati su un massimo di quattro dal Centro studi di Unimpresa: a Roma si paga il 4,82% di Irap, il 4,23% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu; a Torino si paga il 4,13% di addizionali Irpef,  l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Napoli si paga il 4,97% di Irap, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Genova e Bologna si paga il 3,13% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; ad Ancona si paga il 4,73% di Irap, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Campobasso si paga il 4,97% di Irap, il 3,43% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu. Due punti, nella classifica di Unimpresa sul fisco locale, ad altre sette città: Firenze (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%), Palermo (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%), Perugia (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%), Bari (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%), Potenza (per l’addizionale Irpef al 3,13% e l’Imu all’1,06%), Trieste (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%) e Catanzaro (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%). Milano (per l’Imu all’1,06%), Cagliari (per la Tasi allo 0,33%), L’Aquila (per l’Irap al 4,82%), Aosta (per l’Imu all’1,06%), Trento (per la Tasi allo 0,35%) e Bolzano (per la Tasi allo 0,40%) hanno invece un solo ‘punto’. Venezia (che ha zero ‘punti’) è l’unica città dove il prelievo è sempre sotto le soglie più alte: nel capoluogo della regione Veneto fisco leggero perché si paga il 3,90% di Irap, il 2,03% di addizionali Irpef (1,23% regionale e 0,80% comunale), lo 0,81% di Imu e lo 0,29% di Tasi. Per quanto riguarda l’Irap, l’aliquota più alta, pari al 4,97%, si trova a Napoli (Campania) e Campobasso (Molise), mentre a Roma (Lazio), Palermo (Sicilia), Bari (Puglia), Catanzaro (Calabria) e l’Aquila (Abruzzo) il prelievo dell’imposta regionale sulle attività produttive si attesta al 4,82%. Per quanto riguarda l’Irpef, la somma delle addizionali comunali e regionali porta il prelievo più alto a Roma: nella Capitale d’Italia l’aliquota totale è del 4,23%, considerando il 3,33% della regione Lazio e lo 0,90% del Comune; seguono, poi, Torino col 4,13% (3,33% del Piemonte e 0,80% del Comune), Campobasso col 3,43% (2,63% del Molise e 0,80% del Comune) e col 3,13% Genova (2,33% della Liguria e 0,80% del Comune), Bologna (2,33% dell’Emilia Romagna e 0,80% del Comune) e Potenza (2,33% della Basilicata e 0,80% del Comune). Per quanto riguarda l’Imu, l’aliquota massima (1,06%) è applicata in 16 grandi città su 21 esaminate nel rapporto: Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Potenza, Campobasso, Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Trieste, Ancona, Catanzaro, Milano e Aosta. Si “salvano” solo Cagliari (0,96%), L’Aquila (0,81%), Trento (0,895%), Bolzano (1,00%) e Venezia (0,81%). Per quanto riguarda la Tasi, l’aliquota più alta è a Bolzano (0,40%) mentre a Trento si paga lo 0,35%. Le altre città “più tassate” sul versane del mattone, con un’aliquota pari allo 0,33%, sono: Torino, Napoli, Genova, Bologna, Firenze, Perugia, Trieste, Ancona, Cagliari, Trento e Bolzano. “Ci sono troppe differenze a livello territoriale per quanto riguarda il prelievo fiscale e si tratta di differenze che non aiutano la ripresa così come gli investimenti delle imprese. Serve un ragionamento complessivo, che il governo dovrà fare quando, auspichiamo al più presto, vorrà lavorare a una serie riforma tributaria che deve essere organica” ha sottolineato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, commentando i dati della ricerca.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento