venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pil. Per l’Istat il Nord doppia il Sud
Pubblicato il 07-04-2016


Pil

Italia Paese di vecchi. L’Istat, nel rapporto ‘Noi Italia’, infatti certifica a che al 1 gennaio 2015 ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani e 55,1 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa. Poi c’è la questione matrimoni, 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l’Italia rimane uno dei paesi dell’Ue28 in cui ci si sposa meno. L’incidenza di divorzi è bassa: 8,6 ogni 10mila abitanti, livello molto basso in Ue. Nel 2014 si attesta a 1,37 mentre ne occorrerebbero circa 2,1 per garantire il ricambio generazionale. In Italia risiedono oltre 5 milioni di cittadini stranieri (1,9% in più in un anno) che rappresentano l’8,2% del totale dei residenti. All’inizio del 2015 erano regolarmente presenti 3.929.916 cittadini non comunitari (55mila in più rispetto al 2014).

Analizzando nel dettaglio la situazione fotografata dall’istituto nazionale di statistica emerge che moltissimi giovani stanno abbandonando il nostro Paese per andare all’estero a cercare fortuna, parliamo di neolaureati ma anche di giovani che affrontano la realtà della scarsa offerta occupazionale e dei salari ridotti. Ormai non interessa più la tutela del lavoro, unico tassello che legava la forza lavoro in Italia, ormai a parità di incertezze il salario disponibile deve essere collocato in una realtà dove la qualità del lavoro è migliore e dove i servizi e il benessere a parità di costi o addirittura a costi inferiori ha un rapporto migliore rispetto al nostro Paese. Da non ignorare il fatto che mancano all’appello dell’Istat diverse migliaia di giovani italiani che già lavorano all’estero ma che ancora mantengono la cittadinanza in Italia, fra 4/5 i numeri sull’invecchiamento del nostro Paese saranno assai più importanti.

Ma il dato che più evidente che emerge è quello della persistente disparità tra Nord e Sud. Una disparità che non solo non accenna a diminuire, ma anzi che aumenta. Il Pil pro capite nel Mezzogiorno (16.761 euro) è quasi la metà di quello del Nord Ovest (30.821) e poco cambia se si guarda al Nord Est (29.734 euro). I dati sono del 2014, con una media nazionale che a 25.256 euro, la più bassa, stando alle serie riportate, almeno da 10 anni, ovvero dal 2004. I numeri sullo spaccato territoriale non vanno oltre il 2014, lasciando fuori il 2015, anno in cui, almeno a livello nazionale, il Pil è salito dello 0,8%. Facendo invece un passo indietro, l’Istat ricorda che “nel 2013, le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito disponibile netto (esclusi i fitti imputati) pari, in media, a 29.473 euro, circa 2.456 euro al mese.

Secondo il rapporto, sono oltre 2,3 milioni (il 25,7% del totale) i giovani 15-29enni che nel 2015 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa. L’incidenza è più elevata tra le donne (27,1%) e nel Mezzogiorno (in Sicilia e Calabria sfiora il 40%). Tuttavia la quota è in calo rispetto all’anno prima: nel 2014 i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, erano il 26,5%. Il primo ribasso dall’inizio della crisi. Tra chi ha da poco varcato la soglia dei trenta anni risulta laureato uno su quattro. Nel 2015, rileva, “il 25,3% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario, un livello di poco inferiore al 26% stabilito come obiettivo per l’Italia ma lontano dal 40% fissato per la media europea”.

Quindi la quota di chi ha un titolo accademico sale, nel 2014 era al 23,9%, ma il target Ue, fissato nella Strategia Europa 2020, è distante

Redazione Avanti!

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