giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Populismo e plebiscitarismo nella politica italiana
Pubblicato il 11-04-2016


Le attuali tendenze della politica italiana, vengono rappresentate come un mix di populismo e plebiscitarismo, richiamati in tutta la loro forza evocativa. Nel Novecento, le spinte populistiche sono sempre state in simbiosi con il leaderismo, espressive cioè, di un rapporto diretto tra un capo e le masse, fondato sull’idea schmittiana che la vera legittimazione per l’esercizio del potere politico sia quella che deriva dal consenso diretto e non mediato dalle istituzioni rappresentative, ai giorni nostri, invero, rilevato su sondaggi e consultazioni in rete.

Si tratta di una concezione politica antagonista al moderno costituzionalismo ed alle sue radici ideologiche pluraliste, di stampo liberale, illuministico, personalistico-cristiane, socialdemocratiche, ravvisabile nella riforma costituzionale voluta dal premier Renzi.

Certamente, democrazia diretta e plebiscitarismo sono in grado di mobilitare le passioni e accontentare le pulsioni meglio delle procedure della democrazia rappresentativa, che, come è noto, vive nella mediazione e nella dialettica politica e sociale, e che, come sottolineava già nell’800 il filosofo liberale John Stuart Mill, consente il controllo del potere, dei partiti e delle istituzioni pubbliche.

Il nostro tempo, segnato dall’antipolitica a sua volta espressiva di una contestazione nei confronti di un sistema politico identificato come portatore di privilegi e incapace di trovare risposte alle questioni sociali, anzi di aggravarle, facilita le simpatie verso l’idea di un “solo uomo al comando”, che si rivolge direttamente alle masse, per dare loro voce e soggettività.

Ma si tratta di un’illusione fallace, poiché la delega totale ad un leader, quindi non il protagonismo del popolo ma la sua espropriazione, rappresenta l’opposto della democrazia integrale. Si obietterà che la democrazia in Italia è consolidata e che in essa ci sono gli anticorpi ad eventuali “ricorsi storici” di vichiana memoria, ma è sempre necessario non dimenticare che il passato può ritornare sotto mentite spoglie, in questo caso di un modernismo giovanilista, eludendo la vigilanza necessaria ad evitare repliche che dal tragico, considerando gli attuali protagonisti della politica nostrana, degradano al grottesco.

Ma alla luce anche delle ultime vicende dell’”Affaire-petrolio” una domanda è d’obbligo: cosa ci stanno a fare i socialisti con il Pd di Renzi (per non parlare con Crocetta in terra di Sicilia….)?

Maurizio Ballistreri

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