mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Contrasto alla povertà: necessario un riordino degli interventi
Pubblicato il 11-04-2016


Povertà

BOERI, RIORDINO ANCHE SU PRESTAZIONI ESISTENTI
La Banca d’Italia e l’Inps condividono la necessità di un riordino degli interventi in materia di contrasto alla povertà in modo da avere uno strumento universale ma l’Istituto di previdenza con il presidente, Tito Boeri, sottolinea la necessità di intervenire anche sulle prestazioni esistenti e non solo su quelle future come prevede il ddl per evitare che la transizione verso il nuovo sistema sia troppo lunga. Bankitalia sottolinea che il provvedimento all’esame della Camera rappresenta un ”passo importante nella giusta direzione” dato che il nostro Paese finora era privo di uno strumento universalistico, ma ricorda la necessità di controlli adeguati dato che il nuovo sistema comporterà lo stanziamento di ”risorse non trascurabili”.

La povertà assoluta nel nostro Paese durante la crisi è più che raddoppiata passando dal 3% al 7% della popolazione (circa 4 milioni di persone, un milione delle quali minori). E’ cambiata anche l’incidenza della povertà. Prima della crisi era maggiore tra le persone sole con più di 65 anni mentre ora è aumentata nelle altre tipologie, specialmente nelle famiglie con figli. E avere un lavoro, avverte Bankitalia ”non mette al riparo dal rischio di povertà”. I lavoratori a basso salario sono passati durante la crisi dal 24% al 28%. La Banca d’Italia segnala che spendiamo per disoccupazione, famiglia, abitazione e bambini il 13% della spesa sociale (710 euro pro capite) contro il 20% della media dell’area euro (1.160 euro medi). ”L’Italia è uno dei pochissimi paesi europei – evidenzia l’ex banca cemtrale – in cui manca una misura nazionale di sostegno per tutte le persone povere. I diversi strumenti di contrasto alla povertà operano privi di una logica unitaria, risultando caratterizzati da requisiti di accesso diversi”. Il ddl invece avrebbe un approccio ”organico”. Sarà però necessario – avverte – ”limitare i possibili incentivi a permanere indefinitamente nel programma”. Nella sua audizione Boeri ha condiviso la necessità di uno strumento universale di contrasto alla povertà ma non la scelta di operare il riordino solo per i trattamenti futuri senza quindi agire sullo stock. ”Poichè i nuovi interventi verranno finanziati nell’ambito della capienza del nuovo Fondo che viene posto in essere – ha affermato – il rischio di non riuscire a tutelare tutta la popolazione identificata come bisognosa d’aiuto è tutt’altro che scongiurato. Bisognerà a quel punto operare delle scelte alquanto discutibili fra poveri di serie A e di serie B”. Boeri comunque si è detto contrario a intervenire anche sulle pensioni di reversibilità come ipotizzato dal ddl perché su queste c’è già stato negli anni scorsi un intervento importante in termini di riduzioni dell’importo nel caso di redditi del coniuge superstite superiori a tre volte il trattamento minimo.

Contro blocco rivalutazioni

PENSIONI, IN ARRIVO NUOVA ONDATA DI RICORSI
È in arrivo nei tribunali italiani una nuova ondata di ricorsi contro l’annullamento della rivalutazione delle pensioni. Sono già 5 mila quelli presentati in tutta Italia attraverso ‘Rimborsopensioni.it’, (un’iniziativa di G.C.P. Gestione Crediti Pubblici), che ha prorogato al 15 aprile il termine per aderire al prossimo ricorso cumulativo per soddisfare il sempre crescente numero di richieste. Un’iniziativa diversa, ma comunque importante, rispetto a quella annunciata dai sindacati sabato scorso alla manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil per chiedere al governo di cambiare la legge Fornero, che sono pronti a scendere di nuovo in piazza il 19 maggio a Roma sul tema della rivalutazione degli assegni pensionistici, oltre che sul fisco, reversibilità, welfare e non autosufficienza. Al 31 dicembre, data entro cui presentare ricorso per evitare di far cadere in prescrizione il diritto al rimborso, potrebbero essere 6 milioni le persone che si saranno rivolte ai tribunali italiani: tanti sono infatti i pensionati interessati dalla sospensione della rivalutazione delle pensioni disposta dal Governo Monti con il decreto ‘Salva Italia’ (circa il 36% dei pensionati italiani). Hanno diritto a chiedere il rimborso degli arretrati e la rivalutazione della propria pensione tutti i beneficiari di una pensione di importo uguale o superiore a 1.450 euro lordi al mese. Sul blocco dell’indicizzazione, dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 2015, è intervenuto anche il governo Renzi che ha riconosciuto soltanto una parte degli arretrati, con il cosiddetto ‘bonus Poletti’ o, in molti casi, niente. “Il ricorso consiste nella richiesta al giudice competente di ritenere la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale e di rinviare la causa alla Corte Costituzionale. Qualora la Consulta dichiari l’illegittimità costituzionale della norma, – viene spiegato in una nota – il giudizio sarà praticamente vinto e si avrà diritto alla ricostituzione della pensione secondo i parametri precedenti al decreto Renzi”.

Pensioni

POLETTI: OK 80 EURO SE COMPATIBILI CON I CONTI
L’ipotesi di allargare gli 80 euro anche alla platea delle pensioni minime, anticipata dal presidente del consiglio Matteo Renzi, trova favorevole il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. “Questo è un tema – ha recentemente spiegato ai microfoni Radio 24 – che è presente da quando si decise il bonus degli 80 euro ai lavoratori due anni fa; naturalmente questa è una questione che va affrontata all’interno della legge di stabilità perché abbiamo una ovvia esigenza di compatibilità rispetto all’utilizzo delle risorse; sono favorevole naturalmente – ha aggiunto il ministro – al fatto che anche le pensioni più basse abbiano un loro adeguamento. Lo dovremo vedere dentro a questo contesto generale di equilibrio della nostra economia e del nostro bilancio”.

“Gli 80 euro alle pensioni minime? E’ un tema da approfondire. Non è una riforma delle pensioni, si tratta di alcuni accorgimenti per il sostegno delle pensioni basse e sarà fatto da qui alla fine della legislatura, il 2018”. Lo ha affermato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, parlando a Omnibus su La7. “I tempi – ha affermato – non so prevederli. Non è la priorità. La visione deve essere d’insieme. A un certo punto arriveremo al tema di sostenere il reddito di pensioni molto basse. Quanto costa il provvedimento? Capisco che il tema delle pensioni sia un tema sexy, ma stiamo parlando solo di un tema, non c’è una istruttoria sul tema”. Nannicini è intervenuto anche sulla riforma Fornero osservando che “c’è stata una ingenerosità politica verso il ministro Fornero e un eccesso di accanimento”. “Per me – ha concluso – è facile dare solidarietà alla Fornero rispetto alle polemiche che non guardano alla sostanza dei problemi”.

Padoan: già messa in atto ambiziosa riforma – “Occorrono misure strutturali, in Europa e in Italia bisogna agire sugli effetti dell’invecchiamento demografico”. Lo ha riferito il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo a Milano. “Negli anni l’Italia ha messo in atto una delle più ambiziose riforme del sistema pensionistico – ha proseguito – gli indicatori europei ci segnalano fra i migliori esistenti: eventuali interventi non possono che partire da questa considerazione”.

Brunetta, 80 euro? Renzi venditore tappeti – “Renzi si comporta come un venditore di tappeti. In enorme difficoltà rispetto alla vicenda lucana, il petrolio, le dimissioni della Guidi, i problemi della Boschi, la magistratura, in gravissima crisi col suo governo, tira fuori un’arma di distrazione di massa e usa in maniera strumentale, inaccettabile, la categoria forse più debole della società: i pensionati al minimo”. Lo ha denunciato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “La telefonata di Maurizio Belpietro”, su Canale 5. “Io dico evviva, dia pure questi 80 euro in più a circa 2 milioni di pensionati, non posso che dire evviva. Ma è una promessa improvvisata, non ci sono i soldi, e usata strumentalmente per parlare d’altro”. Rispetto alle cose che ha detto avrebbe fatto, dall’uscita dalla crisi alle tasse, Renzi “sta mettendo la polvere sotto al tappeto”: “Il Paese non cresce, siamo in deflazione, siamo in recessione, siamo gli ultimi in Europa, i consumi non sono ripartiti, il reddito non è ripartito, e questo 2016 sarà probabilmente un anno di totale crisi: deflazione e recessione”, ha sottolineato Brunetta. Anche sul fronte lavoro, il jobsact (“il Flop Act, come lo chiamo io”) “ha peggiorato la situazione. Dopo aver drogato per un anno il mercato del lavoro, appena è stata tagliata della metà l’incentivazione ai datori di lavoro, nel senso della decontribuzione, l’occupazione è diminuita, e il mercato del lavoro sembra nuovamente precipitare nella crisi”. “Basta vedere i numeri stessi che Padoan propone. Sono degli imbroglioni, dei venditori di tappeti. Nei documenti ufficiali dicono che la spesa pubblica non è stata tagliata di un euro e i soldi erogati, gli 80 euro, i 500 euro, tutto quello che è stato erogato è stato fatto in deficit, che Renzi chiama gioiosamente flessibilità, ma in realtà sono debiti”.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

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