venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pubblico impiego.
Accordo raggiunto
tra Aran e sindacati
Pubblicato il 19-04-2016


Lavoro

PUBBLICO IMPIEGO:  ACCORDO RAGGIUNTO

E’ stato recentemente firmato tra Aran e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro. E’ quanto hanno fatto sapere le sigle presenti al tavolo, al termine di un incontro fiume che si è chiuso, con la sottoscrizione dell’intesa, nella notte. “Ora il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito”, ha scritto la Cgil in una nota diramata appena successivamente alla firma. L’intesa sarebbe stata sottoscritta dalla gran parte delle sigle sindacali, il punto centrale è l’aggregazione dei comparti che da undici, considerando quelli effettivi, vengono portati a quattro: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo settore (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). La presidenza del Consiglio è rimasta ancora distinta. La contrazione dei comparti determina anche l’assottigliamento delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto prefigurato dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, ognuno avrà il suo contratto, a una parte “comune” potranno essere affiancate parti “speciali”. Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ma resta ferma la soglia del 5% di deleghe e voti. Per alcune sigle sindacali più piccole, che magari erano rappresentative in un comparto ora diluito in uno più grande, ciò può determinare il rischio di scomparire. Per questo nel protocollo d’intesa è stata stabilita la possibilità di alleanza, fusioni, con altri sindacati, da portare a termine entro tempi precisi. La sottoscrizione dell’accordo era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.

Madia,con intesa comparti sistema contratti più semplice  – “Sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese”. Così si è espressa il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un tweet lanciato dopo l’intesa tra Aran e sindacati con cui, ha scritto il ministro, “si è chiuso l’accordo sulla riduzione a quattro comparti”.

Cgil, adesso governo rinnovi contratti e metta risorse  – Ora che è stata raggiunta l’intesa sui comparti “il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito, mettendo le risorse necessarie. Il sindacato ha fatto la sua parte, adesso tocca al governo fare la sua”. Così Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil hanno commentato l’accordo da poco siglato all’Aran, dopo 17 ore complessive di trattativa, sulla riduzione da dodici (in concreto undici) a quattro dei comparti pubblici. “La diminuzione del numero dei comparti – hanno spiegato – risponde ad una idea di aggregazione di settori, coerente con la politica di riduzione dei contratti. L’augurio, e il nostro impegno adesso, è che i contratti di settore, che per ora costituiscono filiere pubbliche, possano essere integrati anche con i settori privati”. Secondo la Cgil e le categorie Fp e Flc un “importante risultato è l’istituzione del comparto ‘Istruzione e Ricerca’ all’interno del quale per la Cgil si riconoscono e salvaguardano i principi di libertà di insegnamento, autonomia della ricerca e valorizzazione delle diverse specificità contrattuali di scuola, università, ricerca ed Afam”. Per il sindacato di Corso d’Italia non mancano tuttavia “elementi critici”. Il primo, è stato evidenziato nel comunicato, è rappresentato “dall’autonomia della Presidenza del consiglio. Per questa via, infatti, il governo applica la legge Brunetta per difendere un bacino ristretto di lavoratori”. Il secondo punto, riguarda invece “i dirigenti tecnici professionali amministrativi della sanità. Non siamo, infatti, d’accordo che si riunifichi questa parte della dirigenza della sanità con quella delle autonomie locali”. In generale comunque, la Cgil ha definito l’accordo “innovativo”, adesso “la sfida” è “il rinnovo dei contratti nazionali, noi siamo pronti, da subito. L’Aran convochi i sindacati e apra le trattative. I lavoratori hanno diritto al rinnovo, i cittadini hanno diritto a migliori servizi”.

Uil, da sindacati responsabilità, alibi governo finiti  – “Questa mattina alle prime ore dell’alba, dopo una lunga no stop, è stato raggiunto finalmente l’accordo tra Aran e sindacati sui comparti, ridotti a 4 secondo le previsioni della vigilia. Ora gli alibi sono finiti. L’intesa sui comparti adesso è stata raggiunta. Il Governo dimostri che ha la volontà di rinnovare i contratti”. Così ha dichiarato anche il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, commentando l’intesa appena raggiunta tra sindacati e l’Agenzia che rappresenta il governo nelle trattative sul pubblico impiego. “Troppe ancora le incognite sia sul piano economico che su quello normativo”, ha sottolineato il sindacalista riferendosi ai rinnovi contrattuali. E ha rivendicato: “Noi, con molta responsabilità, come abbiamo dimostrato anche nella lunga e faticosa trattativa siamo disponibili a confrontarci e trovare le soluzioni per risolvere finalmente questa annosa questione”. Dunque ora, ha proseguito Foccillo, “vogliamo un contratto pieno e soddisfacente per i lavoratori che aspettano da troppi anni di rinnovarlo”.

Istat

RECUPERO MODERATO DEL PIL NEL PRIMO TRIMESTRE

Anche nel primo trimestre dell’anno proseguirà la fase di recupero dell’attività economica. Lo rileva l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. L’Istituto sottolinea che la crescita moderata continuerà malgrado a gennaio ci sia stata una “decisa decelerazione” dell’indicatore composito anticipatore dell’economia. Dopo il lieve aumento della disoccupazione e la diminuzione del numero di occupati a febbraio, “segnali moderatamente positivi per l’evolversi nei prossimi mesi provengono dalle attese formulate dagli imprenditori a marzo (per il successivo trimestre), in miglioramento nel settore manifatturiero e nel commercio, stabili nelle costruzioni e nei servizi”.Nei primi mesi dell’anno, sottolinea l’Istat, gli indicatori congiunturali qualitativi confermano i segnali di debolezza dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda, alle incertezze legate all’evoluzione del commercio mondiale si accompagnano la stabilità della crescita dei consumi e i primi segnali di ripresa degli investimenti. Proprio sugli investimenti l’Istat evidenzia “un miglioramento ciclico”. Sebbene nel quarto trimestre il tasso di investimento delle società non finanziarie sia rimasto sui minimi storici (18,3%), la variazione congiunturale degli investimenti ha registrato un aumento dell’1%. Nella media del 2015 il valore aggiunto delle società non finanziarie è cresciuto del 2,7% rispetto all’anno precedente e gli investimenti dell’1,5%. Anche il risultato lordo di gestione è tornato positivo (+2,5%) dopo 3 anni di contrazione. Una ulteriore indicazione a favore di una ripresa degli investimenti arriva dai giudizi sugli ostacoli alla produzione: nel quarto trimestre 2015 gli imprenditori manifatturieri hanno segnalato una riduzione del rischio di insufficienza della domanda. Inoltre, i recenti provvedimenti contenuti nella legge di stabilità (superammortamento), il miglioramento delle condizioni creditizie per le imprese e il sostegno ai progetti di investimento in infrastrutture e innovazione del piano Juncker rappresentano ulteriori elementi a sostengono delle aspettative di ripresa del processo di accumulazione del capitale.Le aspettative degli operatori economici sull’evoluzione dei prezzi mostrano in marzo un deterioramento, segnalando il possibile proseguimento dell’attuale fase deflativa. La correzione al ribasso, continua l’istituto di statistica, appare molto pronunciata per i consumatori, con quasi i due terzi che prevedono prezzi stabili o in riduzione.

Fisco

IN GIUDIZIO SOLO 2% CARTELLE

Solo il 2% delle cartelle esattoriali sono oggetto di contenzioso e finiscono davanti a un giudice. Lo si evince dai dati pubblicati sulla rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate Fiscooggi. Il dato segna un miglioramento del rapporto tra fisco e contribuenti: l’indice di conflittualità è infatti giudicato più importante dell’indice di vittoria in quanto misura con più efficacia proprio l’evoluzione del rapporto tra amministrazione fiscale e cittadino.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

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