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Opinioni e commenti
 

Pubblico impiego: firmato accordo tra Aran e sindacati
Pubblicato il 05-04-2016


Manifestazione

Firmato tra Aran e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro. Lo fanno le sigle sindacali presenti al tavolo concluso con la sottoscrizione dell’intesa. “Ora il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito”, scrive la Cgil in una nota appena successiva alla firma.

 

Il punto centrale dell’intesa è costituito dall’aggregazione dei comparti che da undici, considerando quelli effettivi, vengono portati a quattro: “Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca”. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo settore (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). La presidenza del Consiglio rimane distinta. La riduzione dei comparti determina anche la riduzione delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto previsto dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, ognuno avrà il suo contratto, a una parte “comune” potranno essere affiancate parti “speciali”. Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ma resta ferma la soglia del 5% di deleghe e voti. Per alcune sigle sindacali più piccole, che magari erano rappresentative in un comparto ora diluito in uno più grande, ciò può determinare il rischio di scomparire. Per questo nell’accordo è stata stabilita la possibilità di alleanza, fusioni, con altri sindacati, da portare a termine entro tempi precisi. La sottoscrizione dell’intesa era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.

Soddisfazione da parte della Fp Cgil e Flc Cgil. “La diminuzione del numero dei comparti – spiegano – risponde ad una idea di aggregazione di settori, coerente con la politica di riduzione dei contratti. L’augurio, e il nostro impegno adesso, è che i contratti di settore, che per adesso costituiscono filiere pubbliche, possano essere integrati anche con i settori privati”. Secondo la Cgil e le categorie Fp e Flc un “importante risultato è l’istituzione del comparto ‘Istruzione e Ricerca’ all’interno del quale per la Cgil si riconoscono e salvaguardano i principi di libertà di insegnamento, autonomia della ricerca e valorizzazione delle diverse specificità contrattuali di scuola, università, ricerca ed Afam”. Per il sindacato di Corso d’Italia non mancano tuttavia “elementi critici”. Il primo, si legge nel comunicato, è “l’autonomia della Presidenza del consiglio. Per questa via, infatti, il governo applica la legge Brunetta per difendere una un bacino ristretto di lavoratori”. Il secondo punto, riguarda invece “i dirigenti tecnici professionali amministrativi della sanità. Non siamo, infatti, d’accordo che si riunifichi questa parte della dirigenza della sanità con quella delle autonomie locali”. In generale comunque, la Cgil definisce l’accordo “innovativo”, adesso “la sfida” è “il rinnovo dei contratti nazionali, noi siamo pronti, da subito.

La Uil ha sottolineato l’atteggiamento di responsabilità dei sindacati: “Ora gli alibi sono finiti. L’intesa sui comparti adesso è stata raggiunta. Il Governo dimostri che ha la volontà di rinnovare i contratti”. Così il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, commenta l’intesa. Ma sui contratti aggiunge: “Troppe ancora le incognite sia sul piano economico che su quello normativo”. E rivendica: “Noi, con molta responsabilità, come abbiamo dimostrato anche nella lunga e faticosa trattativa siamo disponibili a confrontarci e trovare le soluzioni per risolvere finalmente questa annosa questione”. Dunque adesso, aggiunge Foccillo, “vogliamo un contratto pieno e soddisfacente per i lavoratori che aspettano da troppi anni di rinnovarlo”.

Per il ministro della Funzione pubblica e semplificazione Marianna Madia ora vi è un “sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese”.

Edoardo Gianelli

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