lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quando ci sono un po’ troppi parenti
Pubblicato il 01-04-2016


Chissà perché coloro che provengono dalla meravigliosa società civile e assumono un incarico politico o di governo hanno così tanti parenti e fidanzati. Fu così per la Cancellieri con un figliolo davvero in carriera e in soldi. E’ stato così per la brava Boschi col papà alla Banca dell’Etruria. E’ così per la Guidi, figlia di un grande imprenditore emiliano, costretta a dimettersi da ministro per colpa di un fidanzato un po’ troppo intraprendente e ciarliero. Nessuna delle tre è stata ed è oggetto di procedimenti giudiziari. Come anche il buon Lupi, costretto a lasciare per via di un figlio che voleva imparare la professione che aveva accettato qualche regaluccio. Ma un conto è la giustizia altro conto la politica. O almeno così dovrebbe essere.

Vediamo un po’ a cosa può portare, nella sfera pubblica, l’utilizzazione di figure che, a digiuno con la politica, assumono importanti cariche provenendo dal mondo dell’impresa o dalle professioni. La prima cosa a cui vanno incontro è la sottovalutazione del rischio del conflitto d’interessi, di cui Berlusconi è stato ed è tuttora il massimo interprete. E’ difficile valutare quali provvedimenti rechino un vantaggio alla loro condizione precedente, e anche durante il loro impiego pubblico perdurante attraverso le funzioni di parenti e amici. Non esisteva, almeno in questa dimensione, tale rischio durante la cosiddetta prima repubblica, perché la separazione tra politica e mestieri era più netta.

Se metti ministro dell’industria un industriale e ministro della sanità un medico è assai più facile che gli interessi siano più stretti, l’autonomia tra governanti e governati più debole, il pubblico interesse non sempre separato da quello privato. Poi anche il comportamento, frutto dell’inesperienza dei politici “dilettanti”, dunque non “di professione”, come si dice oggi vantandosi di aver superato quest’ultimo “vizio”, è anche più incerto e irrazionale. Ma davvero si possono dire quelle cose per telefono, oggi, senza pensare di potere essere intercettati visto l’uso indiscriminato e spesso illegale di questo strumento d’indagine e l’altrettanto illegale diffusione immediata dei suoi contenuti? Per me questo è davvero un mistero. Ma c’è ben di più. Io sono garantista e faccio fatica a mettere in discussione la buona fede dell’ex ministro Guidi (la sua superficialità sì). Ma lei non sapeva che grazie alla notizia data al fidanzato sull’approvazione di una norma nella legge di stabilità, il suo amato ne avrebbe ricavato un subappalto di circa due milioni e mezzo? Delle due l’una. O lo sapeva e allora non si può negare la sua complicità o non lo sapeva e allora non si capisce perché informare il fidanzato dell’approvazione della norma. Oppure c’è una terza possibilità. Che lo sapesse e lo giudicasse una cosa normale. E si ritorna così ai danni del dilettantismo politico.

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Commenti all'articolo
  1. Convengo con la conclusione del direttore, e come diceva un vecchio e navigato politica: “A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca”.
    Purtroppo qui non è solo pensar male su un singolo episodio, un errore fortuito di inesperienza, ma viene da pensare: in questa situazione di interesse personale, chi si occupa del “bene comune”, dell’occupazione, dell’Isis, dei migranti, della sanità, della scuola e ricerca?

  2. Aggiungo che, leggendo la spiegazione della Guidi, ancora una volta a stupire credo sia soprattutto il fatto che questi politici, ministri, amministratori locali, colti in conflitto di interesse, siano essi quelli che si stupiscono. “Ho solo informato mio marito, che male c’è?”
    Ancora una volta ci tocca osservare che in Italia, ormai, tutto è normale. Qualunque riflessione sulla “questione morale” dovrebbe partire da questa elementare e tragica constatazione. Questa riflessione condurrà, un giorno, prima che si invecchi tutti quanti, a un serio dibattito politico?
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  3. Caro direttore,
    un povero sprovveduto come posso essere io, i dubbi di opportunità di nominare ministro l’ex presidente dei giovani industriali, figlia di un notissimo industriale con molteplici interessi in varie attività, mi era sorto al momento della sua nomina.
    Il conflitto di interessi non si elimina nemmeno con una legge estrema, è insito nel d.n.a. individuale, dunque è un problema culturale.
    E’ come il finanziamento illecito alla politica, c’è chi lo fa o faceva direttamente, e chi lo fa fare ad altri per se.(Greganti insegna)
    Perciò ci sarà come c’è sempre stato in Parlamento, qualcuno al di sopra di ogni sospetto,politico puro, senza interessi in affari, che farà gli interessi di qualcun altro, proponendo leggi o emendamenti sostenendoli a spada tratta.
    Morale: per governare bene bisogna essere il più possibile al di sopra delle singole parti e essere capaci, con competenze certe.

    Un Caro Saluto
    Ci vediamo a Salerno.

  4. Mi sembra che soprattutto in questi ultimi, diciamo, due decenni, a poco a poco per la politica, la funzione di Ministro e simili, in alcuni faccia da guida la canzoncina di Striscia la notizia ” E’ tutto mio, tutto mio, mio..” Considerando un Ministero, un comune, perfino un alto incarico curiale, un progetto pubblico come un affare personale, come meravigliarsi che ci siano in uno stretto giro di interessi familiari, amici, parenti, amanti etc? Ma Renzi, non aveva dato l’avvio ad una scuola di formazione politica? Mi chiedo con quali contenuti..

  5. Concordo pienamente direttore ma, mi sono chiesto fin dall’inizio perché da un segretario di un partito come il PD venisse fatta una nomina come quella della Guidi ! Ed aggiungerei anche la nomina della Marcegaglia in una grande azienda pubblica come l’ENI, considerato, fra l’altro l’interesse della stessa Marcegaglia nel settore dell’energia ? Essendo palese, almeno per me, un conflitto d’interesse ?

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