sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quando Gesù scacciò
gli usurai dal tempio
Pubblicato il 26-04-2016


soldi

Ricordiamo poche volte, nel seno dei Vangeli, che Gesù si sia adirato. Quando entra in Gerusalemme è accolto trionfalmente, ma nel Tempio, nella Casa di Dio, avverandosi le Scritture, diventa violento al cospetto dei mercanti.

Così è descritta la scena dall’Evangelista Giovanni: “Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato“.

Nel Vangelo di Marco ancora più incisivamente è scritto:” Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!

Nell’una e nell’altra citazione si rammostrano i cambiavalute seduti al banco e si scatena ed esplode la violenza del Rabbì proprio contro di loro, scaraventandone e rovesciandone i banchi, gettando a terra il loro denaro. Dice Giovanni che Gesù si adopera nel costruire una sferza di cordicelle, perché intende frustare, scudisciare i venditori di denaro, gli usurai  che hanno profanato la casa del Padre, il Tempio di Dio.

Nella descrizione degli Evangelisti i cambiavalute sono seduti, serafici, calmi, tranquilli, indifferenti al frastuono: sanno che altri, miseramente, si rivolgono ad essi per chiedere il cambio della valuta, per la qualcosa lucrano ed incettano a dismisura denaro:  solo pagando la decima agli usurai, ai cambiavalute, è resa possibile l’entrata nel Tempio.

Un grande biblista, Gianfranco Ravasi, ha così commentato questo passo: il monumentale tempio di Erode,dalla planimetria piuttosto complessa, accoglieva, soprattutto in occasione delle grandi solennità ebraiche, una folla variopinta di pellegrini che avevano bisogno di acquistare animali sacrificali, ritualmente attestati come ‘puri’ dalle commissioni ispettive sacerdotali. Il mercato si svolgeva nel cosiddetto ‘atrio dei gentili’, cioè in un vasto cortile aperto anche agli stranieri, largo 300 metri e lungo 475. Si contrattavano non solo buoi e pecore per i sacrifici più importanti, ma anche colombe e tortore per le offerte dei meno abbienti, come era attestato dalla stessa normativa biblica: «Se uno non ha mezzi per procurarsi una pecora o una capra, offrirà al Signore due tortore o due colombi» ( Levitico 5, 7).

Così avevano fatto anche Giuseppe e Maria in occasione del rito di purificazione della puerpera, a quaranta giorni dalla nascita di Gesù ( Luca 2, 22-24).

Non mancava neppure il commercio del vino per i riti di libagione e quello degli incensi e aromi per i cosiddetti ‘sacrifici vegetali’. Ogni ebreo, poi, doveva versare la sua decima per il tempio, tassa che anche Gesù aveva pagato, come narra Matteo (17, 24-27). Era, però, necessario ricorrere a una valuta che non recasse l’effigie di qualche sovrano, considerata come segno idolatrico: così, era ammessa solo l’antica monetazione giudaica o la valuta della città fenicia di Tiro, priva di tali immagini. Ecco, allora, la presenza dei cambiavalute, chiamati da Marco in greco kollybistai,  perché l’imposta ammontava a un kollybos, cioè a mezzo siclo.

Secondo le testimonianze rabbiniche, nel cambio gli operatori trattenevano per sé una commissione che oscillava dal 2,1 al 4,2%.Attorno al tempio ruotava, dunque, un vero e proprio sistema commerciale sul quale lucrava il sacerdozio gerosolimitano”( I mercanti e il tempio dalla Bibbia ai nostri giorni

di Gianfranco Ravasi).

Gesù piomba come scrive Giovanni con «una sferza di cordicelle» e, citando la parola dei profeti di Israele, cerca di riportare il tempio alla sua vera anima di «casa di preghiera», impedendo che si trasformi in una «spelonca di ladri».

Questa è un’ espressione mutuata  dai testi di due profeti, Isaia (56, 7) e Geremia (7, 11). Con questo gesto di alta carica simbolica egli colpiva interessi consolidati ed è in questa luce che l’evangelista Marco registra la reazione aspra e quasi scomposta dei sommi sacerdoti e degli scribi, i gestori del Tempio.

La voce dei profeti aveva già delineato il nesso tra culto e giustizia sociale ed aveva denunciato, senza esitazione, le degenerazioni del mercato che si effettuava anche in sede civile, cioè alle porte della città, l’ambito pubblico per eccellenza.

Amos, un pecoraio e coltivatore di sicomori chiamato a svolgere la missione profetica nella prospera capitale del regno nell’VIII secolo a.C. aveva ammonito: «hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali – egli grida – e bevono il vino confiscato come ammenda nel tempio del loro Dio… Violenza e rapina accumulano nei loro palazzi… Voi schiacciate l’indigente e gli estorcete una parte del grano… Voi siete oppressori del giusto e incettatori di ricompense… Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia ,come un torrente perenne» (2, 6.8; 3, 10; 5, 11-12.24).

Un altro profeta dello stesso secolo, Isaia denunziava invece le speculazioni terriere che conducevano al latifondismo: «Guai a voi che aggiungete casa su casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio e così restate soli ad abitare nel paese» (5, 8).

Quasi tutti i profeti, poi, protestavano con severità sulle falsificazioni commerciali, emblematicamente rappresentate dalle bilance truccate. Già la legge biblica ammoniva: «Non avrai nel tuo sacco due pesi diversi, uno grande e uno piccolo. Non avrai in casa due tipi di efa [unità di misura di 45 litri], una grande e una piccola… Chiunque compie tali cose e commette ingiustizia è in abominio al Signore» ( Deuteronomio 25, 13-16)(passim Gianfranco Ravasi).

L’azione di Gesù ha un alto significato simbolico: sceglie bene la situazione: è circondato da pellegrini di tutto il mondo, la polizia del tempio è attenta a qualsiasi incidente e i soldati romani vigilano dalla torre Antonia. È lo scenario adatto, affinché il suo messaggio riscuota la debita eco.

Quel che Gesù intende fare non è «purificare» il culto, non si avvicina al luogo dei sacrifici per condannare pratiche abusive. Il suo gesto è più radicale e profondo. Gesù blocca e interrompe le normali attività, necessarie al funzionamento religioso del tempio, come il cambiamento della moneta o la vendita di colombe. Il suo intervento è  direttamente rivolto a condannare la vita corrotta dell’aristocrazia sacerdotale.

Annuncia il giudizio di Dio non contro quell’edificio, bensì contro un sistema economico, politico e religioso che non può piacere a Dio.

Il tempio è divenuto il simbolo di tutto ciò che opprime il popolo. Nella «casa di Dio» si accumula la ricchezza, mentre nei villaggi dei suoi figli crescono la povertà e l’indebitamento. Il tempio non è al servizio dell’Alleanza. Da lì, nessuno difende i poveri, né protegge i beni e l’onore dei più vulnerabili. Si sta nuovamente ripetendo ciò che Geremia condannava ai tempi suoi: il tempio era diventato un «covo di ladri».

Il «covo» non è il luogo dove si commettono i crimini, bensì quello in cui si rifugiano i ladri e i criminali dopo averli commessi. Così avviene a Gerusalemme: non è nel tempio che si commettono i crimini, bensì al di fuori di esso; il tempio è il luogo dove i ladri si rifugiano e ammassano il loro bottino.

Presto o tardi, sarebbe stato inevitabile l’urto frontale fra Gesù ed il  sistema. Il gesto di Gesù è una distruzione simbolica e profetica, non reale ed effettiva, ma annuncia la fine di quell’ordinamento. Il Dio dei poveri e degli esclusi non regna, né regnerà da quel tempio: mai legittimerà tale sistema. Con la venuta del regno di Dio, il tempio perde la sua ragion d’essere( passim il Segno del Tempio, testo offerto da Padre Marco Salvoldi).

L’operato di Gesù è andato troppo lontano.

Il Sinedrio comprende che non è più un profeta, ma quello che può scardinare l’ordine precostituito, rivoluzionare l’assetto della provincia romana della Giudea: occorre dunque eliminarlo. Non è consigliabile arrestarlo in pubblico, mentre è circondato da seguaci e simpatizzanti. Troveranno bene il modo di catturarlo in maniera discreta: infatti sarà arrestato di notte, con la correa collaborazione di un traditore, Giuda.

Alla violenza del tempio, soggiunge la sofferenza della notte, quella della cattura ed il silenzio avanti al Sinedrio e a Pilato.

In un bellissimo libro, un raffinato storico del diritto romano, Aldo Schiavone così scrive: “E’ ormai notte alta: il Maestro esce dalla casa che lo aveva ospitato e con i suoi commensali, raggiunge in breve un luogo che gli era familiare: un piccolo podere oltre la valle del Kedron, nei pressi del monte degli Ulivi: l’orto o il giardino di Getsemani. Era infatti sua abitudine passare la notte fuori città. Si allontana poi di qualche passo dai suoi, che non hanno capito (o non hanno voluto capire) la gravità del momento. Sono stanchi, distratti, incupiti. Dormono. Gesù invece veglia e prega nel buio schiacciato dallo sgomento e dall’angoscia. Appena prima aveva detto a Pietro, Giovanni e Giacomo “l’anima mia è triste da morire”, mentre il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. Sotto il peso della catastrofe che avverte imminente l’umano ed il divino si lacerano e si separano in lui: i due piani si sconnettono in un lago di sofferenza solo umana…..”Aldo Schiavone- Ponzio Pilato un enigma tra storia e memoria- Einaudi da pag. 24 a pag. 31- in una notte del mese di Nisan).

Alla violenza da rivoluzionario di cui si sente protetto dalle Scritture per scacciare i mercanti e gli usurai dal Tempio, corrisponde la sofferenza e la pietà del giardino di Getsemani ed il silenzio innanzi ai suoi implacabili accusatori.

Schiavone descriverà tuttavia nel colloquio più lacerante tra il potere- Roma- e la pietà sottesa al rispetto del diritto- il silenzio che Gesù ha tenuto davanti a Pilato. “Pilato non poteva non essere implicato nella vicenda, è impensabile che il sinedrio avesse agito senza il suo beneplacito. Le autorità religiose giudaiche volevano coinvolgere i Romani nell’eliminazione di Gesù: farsi schermo di loro rispetto al popolo del quale temevano la reazione.

Gesù parla poco; i suoi sono lunghi silenzi. Si aspettava un esaltato, un agitatore, un pericoloso sovversivo. Ma nel confronto diretto con Pilato e prima ancora con il Sinedrio la personalità del prigioniero aveva suscitato stupore per la tenuta del suo silenzio…Ve lo porto fuori affinchè sappiate che non trovo in lui alcun motivo di condanna, dirà Pilato.La tortura, l’umiliazione fisica che il Rabbì subisce non ne compromettono la sua dignità, non disperdono il suo nobile silenzio” (Schiavone passim pagine 118-119).

I nostri usurai sono quelli che difendono le banche, profondendo ogni energia affinchè siano difesi le loro prerogative e rafforzati i loro poteri.

Non contenti di aver obbedito ai diktat europei con l’introduzione del bail in ed aver introdotto nuovamente l’anatocismo nel computo degli interessi, a discapito dei poveri debitori vogliono ottenere il diritto, la legge, il potere di apprendere la res pignorata, l’immobile, la casa, colpita dall’espropriazione forzata, con facilità ed estrema celerità, senza attendere gli esiti di un processo.

Vogliono abolire il divieto del patto commissorio( art.2744 c.c), guarentigia di nobile conio giuridico a difesa dei poveri debitori, per sfuggire all’usura reale.

Il creditore, una volta che il debitore non abbia pagato  sette o 18 rate del mutuo concesso, a prescindere di stabilire preventivamente se la sua pretesa sia o meno usuraria( e molto spesso lo è e perciò c’è il sacro controllo del  Giudice),può direttamente ottenere la cosa pignorata.

Siamo alla Mammona, la ricchezza voluta e difesa dagli scribi e dai farisei. Le banche devono fare incetta dei beni pignorati che ovviamente attraverso le loro agenzie dovranno porre sul mercato per mutui che intendono offrire.

Guadagnano più volte:

  1. con la diretta assegnazione della res pignorata, apprenderanno beni di un valore maggiore al prestito concesso;
  2. se hanno commesso usura nell’elargizione del mutuo, non subiranno controllo alcuno e la loro pretesa è intatta;
  3. costituiranno agenzie immobiliari che lucreranno profitti;
  4. porranno sul mercato immobili con sottesi mutui, per i quali otterranno un ulteriore guadagno.

La sacralità del diritto è violata, quando l’interesse del più debole viene conculcato.

Il Tempio della legge, anche quella naturale, è abitato da questi scribi e farisei. Nessuno li scaccia, nessuno utilizza la sferza di cordicelle come il Maestro.

La sofferenza di Getsemani ed il silenzio davanti a Pilato incupiscono i più deboli, i poveri debitori. Non difesi da nessuno.

Biagio Riccio e Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Cari compagni Biagio ed Angelo,il vostro sillogismo con finalità retoriche derivate dalla sacralità del cristianesimo non può essere un ragionamento rigoroso da abbinare agli attuali bancari.Le banche di oggi svolgono un servizio utile per la collettività.Talvolta aiutano coloro che per esigenze di famiglia sono costrette ad indebitarsi.Cerchiamo di essere prudenti e coerenti.Manfredi Villani.

  2. Anche i leviti avevano il loro bel da fare come certamente tanti onesti bancari che offrono un lodevole servizio ai clienti.
    Si legge nella Bibbia:
    Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per lodare e celebrare il Signore , e per offrire del continuo davanti al Signore tutti gli olocausti, secondo il numero prescritto loro dalla legge, per i sabati, per i noviluni e per le feste solenni; e dovevano prendersi cura della tenda di convegno, del santuario e stare agli ordini dei figli di Aaronne, loro fratelli, per il servizio della casa del Signore .
    Primo libro delle Cronache 23:30
    Quanto alla “violenza” reazione di Gesù ho due pensieri.
    Innanzitutto la cordicella sono certo che non è stata usata su degli uomini ma su gli animAnche i leviti avevano il loro bel da fare.
    Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per lodare e celebrare il Signore , e per offrire del continuo davanti al Signore tutti gli olocausti, secondo il numero prescritto loro dalla legge, per i sabati, per i noviluni e per le feste solenni; e dovevano prendersi cura della tenda di convegno, del santuario e stare agli ordini dei figli di Aaronne, loro fratelli, per il servizio della casa del Signore .
    Primo libro delle Cronache 23:30
    Sono certo comunque che Gesù usò la cordicella intrecciata solo sugli animali.
    Inoltre credo anche che ogni gesto di Gesù contenga un insegnamento spirituale oltre che un invito pratico a fare altrettanto.
    Si legge qualche versetto prima nel Vangelo di Marco:
    Così Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici.
    Vangelo secondo Marco 11:11
    Poi torno a Gerusalemme e accadde che Gesù con fermezza fece quello che era giusto fare.

  3. Giorgiomarini il 28/04/2016 alle 12:54 scrive:
    Anche i leviti avevano il loro bel da fare come certamente tanti onesti bancari che offrono un lodevole servizio ai clienti.
    Si legge nella Bibbia:
    Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per lodare e celebrare il Signore , e per offrire del continuo davanti al Signore tutti gli olocausti, secondo il numero prescritto loro dalla legge, per i sabati, per i noviluni e per le feste solenni; e dovevano prendersi cura della tenda di convegno, del santuario e stare agli ordini dei figli di Aaronne, loro fratelli, per il servizio della casa del Signore .
    Primo libro delle Cronache 23:30
    Quanto alla “violenza” reazione di Gesù ho due pensieri.
    Innanzitutto la cordicella sono certo che non è stata usata su degli uomini ma su gli animali.
    Inoltre credo anche che ogni gesto di Gesù contenga un insegnamento spirituale oltre che un invito pratico a fare altrettanto.
    Si legge qualche versetto prima nel Vangelo di Marco:
    Così Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici.
    Vangelo secondo Marco 11:11
    Poi torno a Gerusalemme e accadde che Gesù con fermezza fece quello che era giusto fare.
    Ma non si limito a quello.
    Gesù ha studiato il problema, ha mostrato la sua indignazione verso il problema (e non verso gli uomini) ed ha risolto il problema.
    Come? Sostituendosi come sacrificio perfetto ai sacrifici rituali comandati.
    Venne meno così l’occasione di tali pratiche : cambiavalute e commercio di animali da sacrificare.
    Sappiamo poi che furono reintrodotti e che si praticano ancora oggi nelle chiese cattoliche, ma questo ci porterebbe fuori tema.
    Per concludere, dunque, ribadisco l’ importanza di prendere Gesù come modello, ma chiediamo anche al Padre di avere la sapienza di comprendere la sua Parola. La Bibbia, infatti, è l’arma per combattere la battaglia della fede e non può essere strumentalizzata per battaglie che , pur nobili, si devono combattere con l’arma della legge.
    L’usura é una pratica ingiusta poiché lo ha sancito il legislatore e ciò basti.
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