domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Referendum. Nencini: “Sconfitto il fronte degli opposti”
Pubblicato il 18-04-2016


Il quorum non è stato raggiunto avvicinato determinando la sconfitta dei promotori: i votanti si fermano attorno al 32% con i SI che sfiorano l’80% e i NO al 20%. “La sconfitta – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – non è dei cittadini che sono andati a votare ma di quel fronte degli opposti che aveva impresso un forte segno politico al referendum e voleva utilizzarlo come un grimaldello contro il governo. Se ci fosse anche solo un po’ di coerenza in chi predicava le dimissioni del governo in caso di sconfitta, ora dovrebbe trarne tutte le conseguenze”.

Esulta Matteo Renzi che giudica il risultato una vittoria contro quei “pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione” che volevano farne solo “una conta” politica. Ma, in parte, si dicono soddisfatti anche i sostenitori del comitato per il SI per aver “acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese”. Ma anche le opposizioni che mettono in cassa 15 milioni di votanti che potrebbero fare la differenza al prossimo referendum sulle riforme in autunno.

Ed è proprio sull’interpretazione del voto che si riaccende la polemica politica (da un lato Minoranza Dem, Sinistra, FI e M5s; dall’altra il Pd dei renziani). Per il premier i numeri rappresentano un “risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative”: “L’Italia ha parlato – spiega – Questo referendum è stato respinto”. Il presidente del Consiglio prova ad anticipare gli avversari: “Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere”. Il riferimento, neanche troppo velato, è al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha guidato la pattuglia degli amministratori ribelli nel Pd e si è schierato in prima linea contro le indicazioni dell’esecutivo e del partito. Particolarmente agguerrito Emiliano non intende deporre le armi: “Abbiamo superato la soglia di 10 milioni di voti che consideravamo necessaria per poter parlare di un successo: il governo dovrà tenerne conto”. “E da presidente del Consiglio – dice tra l’altro – c’e’ stata mancanza di rispetto”.

Probabilmente la battaglia si accenderà nuovamente quando si tornerà a discutere di royalties per le Regioni e delle politiche energetiche del Paese. All’opposizione il M5S, in prima linea nella campagna referendaria, ringrazia “i 15 milioni di votanti” con un post sul blog di Beppe Grillo e rilancia l’iniziativa di referendum senza l’obbligo del quorum. Forza Italia si affida alle parole di Renato Brunetta: il capogruppo azzurro alla Camera mette il voto sulle trivelle in relazione con il prossimo referendum di ottobre sulle riforme istituzionali affermando che per battere il governo basteranno “13 milioni di voti”. Il tema dell’astensione ha fatto dibattere più dell’argomento dello stesso referendum, ovvero la possibilità di limitare le concessioni per le trivelle all’interno delle 12 miglia dalla costa. Renzi si dice dispiaciuto di aver dovuto “non votare”, spiegando di averlo fatto per tutelare “11mila posti di lavoro” di operai e ingegneri del settore petrolifero. “Saremo il Paese più verde d’Europa”, aggiunge spiegando che però le politiche per le rinnovabili non possono essere fatte sprecando l’energia che già abbiamo ma con il tempo.

Gli animi sono tesi tra e all’interno dei partiti. A sottolinearlo un tweet del deputato renziano del Pd Ernesto Carbone che, a urne aperte, salutava ironicamente con un “ciaone” tutti coloro che avevano confidato nel raggiungimento del quorum. Un’espressione che è valsa una serie di risposte piccate da parte di esponenti di maggioranza e opposizione. Dalla minoranza Speranza afferma che gli “oltre 16 milioni di italiani hanno votato vanno ascoltati”. Per Gotor “il non raggiungimento del quorum è una classica vittoria di Pirro. Il Pd ha usato in modo strumentale l’astensione pensando di poter giocare con uno dei principali mali delle nostre democrazie, ma questa scelta spregiudicata rischia di rivelarsi un boomerang. In un colpo solo infatti abbiamo contraddetto la tradizione di partecipazione civica dell’elettorato di centro sinistra e l’identità stessa del Pd che è fondata sulla partecipazione dal basso di iscritti ed elettori”.

Il Senatore della minoranza Fornaro ricorda che “negli ultimi 15 anni, solamente in occasione del referendum sull’acqua (2011) e quello costituzionale (2006) si è superata la metà dei votanti, rispettivamente del 54,8% e 52,5%.L’affluenza di oggi è comunque superiore alle tornate referendarie del 2009 (23,5%), 2005 (25,6%) e 2003 (25,7%). E’ corretto, quindi, dare un giudizio di partecipazione media, in un contesto di scarsa mobilitazione delle organizzazioni dei partiti e di limitata campagna informativa da parte di tv e giornali. Il messaggio delle urne è quello che con un po’ di buona politica e capacità di ascolto, il Governo e il Parlamento devono essere capaci di trovare soluzioni equilibrate senza dover chiamare ai seggi i cittadini, sebbene sia da rimarcare il segnale di una forte attenzione sui temi ambientali espresso da circa un terzo degli italiani. I dati di affluenza di oggi, con oltre 14 milioni di votanti, confermano, inoltre, che il risultato del referendum sulle riforme di ottobre è tutt’altro che scontato e Renzi commetterebbe un errore madornale a trasformarlo in un referendum sul governo”.

Redazione Avanti!

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