venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Referendum.
Povera democrazia…
Pubblicato il 18-04-2016


Ho votato al referendum sulle trivellazioni. L’ho fatto con un certo orgoglio, sia perché “libertà è partecipazione”, come diceva Gaber, che per una mia indole, definiamola così, attenta alle questioni ambientali. Il risultato della consultazione è stato pessimo: non si è raggiunto il quorum. Ma non siamo di fronte solo ad una sconfitta dei promotori del quesito referendario, ma anche del governo.
Lasciate che vada con ordine. Evidentemente la campagna referendaria è stata organizzata e gestita male. Certo possiamo dare la colpa ai media, alla scarsa attenzione con la quale hanno approcciato al tema, ed anche ad un atteggiamento colpevolmente di parte di molte testate giornalistiche e trasmissioni televisive. Ciò non toglie che non sono state prese le adeguate contromisure e che il livello di comunicazione ed organizzazione dei promotori sia stato scadente.
Un secondo errore è stato quello di trasformare il referendum, che in buona sostanza doveva dire “no” alle trivellazioni, in uno strumento politico contro il governo. Alla fine nessuno si è più interessato del problema per cui si chiedeva agli italiani di andare a votare. Si chiedeva un giudizio contro Matteo Renzi. Non voglio discutere qui le motivazioni di chi ha cercato di trasformare un referendum abrogativo in una sorta di “plebiscito al contrario”. Faccio solo notare che questa politica ha affossato il risultato. Alla fine tutti volevano “dare un calcio in culo a Renzi” e nessuno si è più preoccupato di spiegare perché bisognava smetterla di trivellare.
D’altro canto la maggioranza di governo non ci ha fatto una bella figura. Le spasmodiche richieste di astensione, che sminuivano il senso dei referendum come strumento democratico, erano un’aberrazione. Rammento a noi tutti che, senza molti referendum, l’Italia sarebbe ancora avvolta nel medioevo. Incredibile è stata l’arroganza del ceto politico, esemplificata dal ‪#‎ciaone‬ del deputato PD Carbone, che irrideva i cittadini rei, semplicemente, di esercitare il loro diritto di voto in conformità alla loro coscienza.
In ultimo perplime l’atteggiamento del premier Renzi, il quale, commentando il voto, ha rispolverato la categoria, invero estremamente padronale, del ricatto occupazionale. A sua detta i vincitori sono gli: “ ingegneri e gli operai che domani torneranno nelle loro aziende sapendo che avranno un futuro. Ha vinto chi lavora sulle piattaforme”. Traducendo: chi ha a cuore l’ambiente è un delinquente perché attenta al lavoro altrui. Ma il lavoro di pochi e gli interessi economici di pochissimi, valgono una catastrofe ambientale? Disturba, inoltre, il tono polemico con cui il premier si rivolge alle Regioni promotrici, dicendo: “la demagogia non paga”. Le Regioni, promuovendo il referendum, hanno agito a tutela dei loro mari, dei propri cittadini e dei propri ecosistemi. Se questa è “demagogia”, voglio essere fieramente demagogo anche io. Ma il dato peggiore è che un presidente del consiglio dia giudizi così pesanti su di un’altra articolazione dello Stato. Cosa istituzionalmente impropria, che ci deve far riflettere.
Insomma, povero referendum. Tradito sia dai fautori del “si”, che da quelli del “no”. Povera democrazia, che vede gran parte della politica non protesa verso l’inclusione, invitando all’esercizio di un diritto, arginando l’emorragia dei votanti ed il disimpegno, ma dando indicazioni precise per disertare le urne e ridendo, come ha fatto Carbone, di chi, forse ancora immerso nel novecento, alla partecipazione democratica ci crede ancora. Povera divisione dei poteri, con un premier che bastona le regioni.

Mario Michele Pascale
Consiglio Nazionale del PSI

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mario Pascale
    Anch’io sono andato a votare. Mi ha fatto piacere sentirlo dichiarare anche sull’Avanti dalla nostra parlamentare Pia Locatelli, come nelle loro dichiarazioni dai Presidenti delle Repubblica, della Corte Costituzionale e dai due Presidenti delle Camere parlamentari. Il voto è un diritto ed ognuno lo può esercitare come vuole, e anche con l’astensione. Ma un conto è la scelta che uno fa sull’utilizzo della forma di un suo diritto ed un altro conto è irridere i cittadini che votano da parte di un parlamentare o di un vertice istituzionale!!!
    Je suis socialiste

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