giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Referendum trivelle. Grossi (Consulta): “Italiani votate”
Pubblicato il 11-04-2016


Sergio Mattarella e Polo Grossi

Sergio Mattarella e Polo Grossi

“Al referendum sulle trivelle si deve votare”. Più chiaro di così il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, a una settimana dal voto non poteva essere. L’importante è andare a votare, poi – ha detto il presidente della Consulta nella conferenza stampa dopo la relazione annuale- “ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”.

La presa di posizione va dritta dritta contro quella del Presidente del Consiglio che invece, forse troppo frettolosamente un mese fa e senza nessuna discussione interna, aveva scelto la linea del partito e invitato gli italiani all’astensione, giudicando evidentemente questa l’unica strada percorribile per evitare che il refrendum cancelli la legge che estende all’infinito le concessioni alle trivellazioni in mare entro le dodici miglia dalla costa. Una scelta rinforzata dalla mancata unificazione con il voto per le amministrative, scelta questa che avrebbe fatto anche risparmiare 300 milioni di euro.
Per essere valido un referendum con la normativa attuale, ha bisogno che si siano espressi il 50% più 1 degli aventi diritto e quello sulle trivelle, a oggi, pare ancora ben al di sotto della soglia minima (secondo i sondaggi starebbe poco sopra il 40%) nel solco di una ‘tradizione’ che negli ultimi anni ha visto mancare sempre l’obiettivo anche se nel passato più recente (12 e 13 giugno 2011), in occasione del referendum sull’acqua pubblica, il 50% fu ampiamente superato (54-55%).

La posizione astensionista di Renzi appare minoritaria e fonte di polemiche perché anche dentro il suo partito, molti dirigenti, da Bersani a Speranza (e anche l’ex pd Romano Prodi) continuano a esprimersi pubbblicamente per il No o per il Sì, anche se l’astensione è una possibilità già utilizzata in passato sia dal Pd – in occasione dei referendum sull’articolo 18 – sia, ad esempio, dalla CEI per far fallire la consultazione sulla Legge 40, quella della fecondazione assistita.

La sinistra Dem, che si è schierata per il Sì, intanto va all’attacco del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti che in un primo tempo non scioglie la riserva sulla sua partecipazione al referendum e poi fa sapere che andrà a votare No.

Tra i partiti alleati del Pd nella maggioranza di governo, l’Ap di Alfano è per il No mentre il Psi con il segretario Riccardo Nencini spiega che “abbiamo raccolto le opinioni della segreteria, dei parlamentari e degli amministratori regionali. Nessuna ipotesi prevale sulle altre: il Sì sul No e viceversa, l’astensione sulla partecipazione e viceversa. Riassumo così. Daremo libertà di voto alle compagne e ai compagni, non consiglieremo a nessuno di non partecipare al voto. Io andrò a votare. Propendo per il no”. “Ho a cuore le nostre coste e il nostro mare – dice il segretario del Psi – ma dubito che l’abolizione della norma sia decisiva. Intanto ci metteremmo nella condizione di essere totalmente dipendenti quanto a approvvigionamento energetico”.

Il movimento cinque stelle invece chiama in causa il capo dello Stato chiedendo che prenda una posizione. Mattarella “sull’energia dovrebbe prendere una posizione”, dice Beppe Grillo. “Bisogna che ogni tanto prenda una posizione. Sull’energia è una questione di civiltà e quindi dovrebbe prendere una posizione. E – pronostica provocatoriamente – sicuramente lo farà”.

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