martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Referendum Trivelle. Locatelli: andrò a votare sì
Pubblicato il 12-04-2016


Trivelle-petrolio-AdriaticoMolti gli indecisi, tanti quelli che ancora non hanno ben capito cosa intende cancellare il referendum col rischio concreto – auspicato da alcuni come il Presidente del Consiglio – che il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto, non venga raggiunto.

Il voto non serve a chiudere tutti i pozzi sul suolo italiano da dove si estrae petrolio e gas, ma solo a impedire che quelli funzionanti entro le dodici miglia, cioè a un tiro di schioppo dalle nostre spiagge, restino aperti oltre il termine fissato. Un numero assai limitato di impianti, la maggior parte inattivi o scarsamente utilizzati, tanti molto vecchi (anche più di 40 anni), ma che per diverse ragioni, si preferisce tenere a far ruggine in mare.

Il referendum è stato promosso da nove consigli regionali perché ci sono – polemiche politiche a parte – timori fondati sui rischi possibili di inquinamento. Rischi che non vale la pena correre a fronte di vantaggi economici spesso irrisori mentre un incidente avrebbe ripercussioni gravissime sull’industria del turismo e sull’ambiente.


Trivelle, vado a votare e voto sì

di Pia Locatelli

Domenica si svolgerà il referendum sulle trivelle, andrò a votare perché, da quando non si raggiunse il quorum nella consultazione per abrogare la legge sulla fecondazione assistita, mi sono ripromessa che non avrei mai fatto mancare il mio parere su una consultazione popolare. Si può essere d’accordo o meno sul quesito, ma che un parere, anche per rispetto di quanti hanno raccolto le firme per chiedere il referendum, va comunque espresso.

Personalmente ho ponderato a lungo la mia decisione, proprio perché non conoscevo la materia, e alla fine ho deciso che voterò sì.

In primo luogo, perché sono contraria al fatto che una concessione venga prolungata senza una scadenza, producendo una sorta di alienazione del bene pubblico. Questo non significa che, una volta scaduta, la concessione non possa essere rinnovata e rinegoziata, rivedendo magari i limiti di quella franchigia che attualmente consente alle concessionarie di non pagare alcuna royalty.

In secondo luogo, perché come socialista sostengo la necessità di una politica energetica diversa, sempre più orientata verso le fonti rinnovabili. E’ quanto si è stabilito nella Conferenza sul clima di Parigi Onu del dicembre scorso ed è quanto chiedono i socialisti di tutta Europa, a cominciare dalla ministra dell’Ambiente francese, Ségolène Royal, che ha recentemente assunto la presidenza della COP21,

I sostenitori del no, affermano che i livelli di estrazione sono talmente bassi da non avere alcun impatto ambientale. Non credo che non ci siano conseguenze, al contrario abbiamo notizia di almeno una piattaforma vicina alla costa che ha prodotto sostanze pericolose e fortemente inquinanti. In ogni caso proprio la scarsità di risorse prodotte è una motivazione per non prolungare all’infinito le concessioni: una loro revoca alla scadenza, infatti, non avrebbe conseguenze o quasi sul nostro fabbisogno energetico. A meno che, e sono in molti a sostenerlo, le basse estrazioni non siano volute dalle stesse imprese concessionarie, proprio per restare sotto i livelli stabiliti dalla franchigia e non pagare alcuna royalty. In questo caso si capirebbe anche l’interesse a prolungare le concessioni il più a lungo possibile.

Infine, i posti di lavoro. Chiariamo una volta per tutte che in caso di vittoria del sì nessuno dei 5 mila addetti verrebbe licenziato. Continuerebbero a lavorare fino alla scadenza delle concessioni e poi, in caso di rinnovo, anche in seguito.

Per questi motivi domenica andrò a votare e voterò sì.


 

In questa infografica, un riassunto della questione

Referendum

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Pia, fermo restando che anch’io andrò a votare e votero’ No, qui le firme non le hanno raccolte i cittadini perché è stato indetto dalle regioni…Inoltre sul fatto che con la vittoria del Si le concessioni potrebbero essere rinnovate a nuove condizioni non credo sia così. I dati del ministero dell’industria riportati dal recente convegno della Società Geologica Italiana parlano di 200 pozzi che andrebbero a chiusura definitiva entro il 2017, al 99% a gas. Si perchè degli oltre 480 pozzi attivi nei limiti delle 12 miglia, quelli a olio almeno in adriatico sono 4 ( quattro ) tutti gli altri estraggono gas, che è si una fonte fossile ma anche la meno inquinante. Per questo individuata come la più adatta ad accompagnare la transizione verso le fonti rinnovabili che l’Italia peraltro sta rispettando completamente, anzi per il solare credo siamo anche oltre. Inoltre un giacimento di gas o olio non è come una cava di ghiaia, non ha senso interromperne la coltivazione prima del suo esaurimento se non altro per ragioni economiche. Tutti gli studiosi più accorti concordano che prima del passaggio definitivo alle rinnovabili avremo un periodo di transizione di almeno 30 anni e allora almeno di gas ne avremo bisogno ancora per un bel po’. Sulla sicurezza poi, in quasi sessant’anni di attività estrattive in italia c’è stato un solo incidente, nel 65, al largo di Ravenna purtroppo con 3 morti, ma nessun tipo di inquinamento, anche perché era a gas. Da allora poi le misure di sicurezza hanno fatto progressi enormi, per non dire che attraverso le esplorazioni per la ricerca degli idrocarburi sono aumentate le conoscenze della geologia del territorio italiano anche per lo studio e la prevenzione dei terremoti. Ci sarebbero anche altre ragioni per il No come la perdita di posti di lavoro o la presunta incompatibilità con il turismo quando la mia Romagna è lì a smentirla…però mi fermo qui anche se sulle rinnovabili ci sarebbe molto da dire ….Un caro saluto Pia

    PS : vedo nello schema qui riportato che alcune le società non pagano le royalties ….che si facciano pagare, se necessario modificando i contratti, ecco cosa si potrebbe fare alla scadenza della concessione, tra l’altro sono quasi tutte Eni o Edison…non dimentichiamoci poi che c’è la tassazione IRES, IRAP,IRPEF….

  2. Cara Pia Locatelli, almeno per coerenza con la spontanea indicazione di voto per il NO espressa da Riccardo Nencini, avresti dovuto evitare la dichiarazione in favore del SI.Le trivelle sono 44 entro le 12 miglia. Sono situate: 20 in Emilia Romagna, 6 nel Veneto, 5 in Calabria, 5 nelle Marche, 4 in Sicilia, 3 in Abruzzo, 1 nel Molise. Mi spieghi perché in Puglia si agitano tanto pur non essendo titolati di trivelle? Forse Emiliano lo fa più per apparire nella pubblicità delle informative oppure per assurgere a condottiero delle 21 Regioni Italiane. Io mi astengo.
    Manfredi Villani.

Lascia un commento