venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ONDATA DI ARRESTI
Pubblicato il 26-04-2016


Al Sisi

Centinaia di arresti per le proteste di ieri contro il presidente egiziano al-Sisi mentre non accenna a spegnersi l’eco della terribile morte di Giulio Regeni, e l’Egitto torna alla ribalta della cronaca per alcuni fatti che lasciano pochi dubbi sulla torsione autoritaria che avanza nel Paese e non accenna a interrompersi.

Khaled Abdel Rahman, giovane attivista di Alessandria, arrestato tra il 22 e il 23 aprile in uno dei blitz ‘preventivi’ per impedire le manifestazioni contro il regime è stato ritrovato ieri in una strada all’ingresso del Cairo, per fortuna vivo, ma in condizioni pietose dopo aver subito, pare, lo stesso trattamento a base di botte e torture, che ha invece ammazzato il giovane ricercatore italiano.

Secondo quanto denunciano la sorella del ragazzo e alcune Ong, il ragazzo ora in terapia intensiva in un ospedale della capitale, ma ancora in pericolo di vita, porta evidenti segni di tortura su tutto il corpo: “Ne ha ovunque – ha raccontato la sorella- e ci sono segni sui genitali di scariche elettriche”.

Come se  non bastasse, si è appreso che Ahmed Abdallah, presidente di una Ong, la Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), che assiste la famiglia Regeni per tentare di scoprire la verità su quanto accaduto al giovane, – a quanto rifersice Amnesty International – è stato prelevato nella sua abitazione nella notte tra il 24 e il 25 aprile dalle Forze speciali con l’accusa di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, adesione a un gruppo terroristico e promozione del terrorismo.

“La famiglia Regeni – si legge in una nota diffusa dal legale dei familiari di Giulio Regeni, Alessandra Ballerini – esprime preoccupazione per la recente ondata di arresti in Egitto ai danni di attivisti per i diritti umani, avvocati e giornalisti anche direttamente coinvolti nella ricerca della verita’ circa il sequestro, le torture e l’uccisione del figlio Giulio. Particolare angoscia – continua la nota – suscita l’arresto del dott. Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le liberta’, Ong che sta offrendo attività di consulenza per i legali della famiglia Regeni”.
Secondo il sito internet egiziano “Aswat Masriya”, Abdallah rimarrà in carcere per almeno altre 24 ore, ma rischia la pena di morte per le accuse di partecipazione a un gruppo terroristico.

Il regime egiziano sta usando il pugno di ferro contro tutte le opposizioni come testimonia anche il fatto che ieri la giornalista Basma Mostafa, che aveva intervistato la famiglia presso la quale erano stati trovati i documenti intestati a Giulio Regeni, è stata arrestata assieme ad altri sei suoi colleghi vicino piazza Tahrir, per essere poi rilasciata. Intimidazioni contro la stampa come il fermo di quattro giornalisti francesi a Dokki e la denuncia dell’agenzia Reuters per lo scoop sull’arresto di Regeni, con il suo capo invitato a lasciare il Cairo. Intimidazioni per ‘convincere’ la stampa internazionale all’autocensura nel tentativo di fermare il ritratto del regime egiziano che si sta formando nelle opinioni pubbliche internazionali.

Isole Tiran e Sanifr

Le due isole del Mar Rosso di Tiran e Sanifr

Il momento si è fatto quanto mai delicato per il presidente al-Sisi, soprattutto dopo la vendita di due isolette del Mar Rosso all’Arabia Saudita in cambio di un finanziamento miliardario. Un’operazione che ha anche il significato di un allineamento del Cairo con le posizioni politiche di Riad nei confronti delle diverse crisi regionali, a cominciare dal confronto per la leadership con il regime iraniano, per finire al ruolo egiziano nella crisi libica a sostegno al governo del colonnello Haftar a Tobruk contro la soluzione Serraji raggiunta a Tripoli per un Governo di unità nazionale.

Nel Paese la ‘svendita’ delle due isolette, Tiran e Sanifr, in coincidenza con l’anniversario della liberazione del Sinai dall’occupazione israeliana dpopo la guerra del 1982, ha innescato nuove manifestazioni di protesta contro il presidente Abdel Fatah al Sisi, che, ricordiamo, è salito al potere con un golpe che ha cacciato il leader dei Fratelli musulmani, Mohammed Morsi; questi a sua volta era salito al potere con le elezioni seguite alla Primavera araba e la caduta di Hosni Mubarak.

Manifestazione a sostegno di Mohammed Morsi

Manifestazione a sostegno di Mohammed Morsi

Nel susseguirsi di passaggi convulsi della crisi egiziana che ha inanellato un golpe dietro l’altro, il caso Regeni e l’inasprirsi della repressione, possono essere letti anche come episodi di una guerra intestina che ormai viene combattuta su tutti i fronti, la cui intenstità e ferocia sono direttamente proporzionali alla debolezza delle istituzioni. Una guerra intestina di cui Regeni potrebbe essere una delle incolpevoli vittime, sacrificata per innescare una reazione a catena e indebolire l’attuale presidente. Di certo la giornalista egiziana che ieri ha insultato in diretta Giulio  – “Regeni? Un complotto. Che andasse al diavolo” – o le inchieste sui presunti desaparecidos italiani condotte dai giornali governativi egiziani, danno bene l’idea di una guerra in cui non si esclude alcuna arma.

Per la cronaca ieri sono state fermate in totale 285 persone in base ai dati ufficiali del ministero dell’Interno. Circa 120 manifestanti, secondo le fonti, sono stati arrestati nelle strade e nei bar dell’area di al Dokki, il quartiere dove risiedeva Giulio Regeni. Altri 150, invece, sarebbero stati arrestati nel centro del Cairo. Non si sa quante persone siano state rilasciate e quante siano ancora in stato di detenzione.

Una situazione sempre più tesa mentre Giulio Regeni sta diventando un simbolo. Nelle manifestazioni di ieri, così come nei giorni scorsi, decine di persone brandivano la sua fotografia come un vessillo di libertà contro il regime di al Sisi.

Per la cronaca nelle scorse ore erano arrivate timide aperture sull’inchiesta. Gli egiziani avevano infatti inviato qualche nuovo documento e ci si attende che nelle prossime ore il possibile arrivo dei primi tabulati richiesti dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Sergio Colaiocco che stanno conducendo le indagini per la parte italiana. In settimana, su iniziativa egiziana, erano ripresi i contatti per riattivare i canali di cooperazione dopo la nuova rogatoria italiana anche sulla base di un protocollo, firmato dalla Direzione nazionale antimafia in tema di sbarchi e traffico di persone, che assicura la piena reciprocità nelle indagini tra i due Paesi.

Polizia egiziana“L’Egitto – ha dichiarato oggi Pia Locatelli, capogruppo del Psi e presidente del Comitato diritti umani della Camera – non è un Paese democratico. Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, la conferma è arrivata ieri con l’ondata di arresti nei confronti di dissidenti, giornalisti e attivisti dei diritti umani, tra cui il consulente della famiglia Regeni Ahmed Abdallah. Di fronte a queste continue violazioni delle libertà delle persone e al perdurare dell’atteggiamento reticente di Al Sisi sul brutale omicidio del nostro connazionale, i governi europei non possono far finta di nulla e continuare a stringere affari con quel Paese. Di fronte al rispetto dei diritti umani non c’è business che tenga”.

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