sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Senato, respinta la mozione di sfiducia
Pubblicato il 19-04-2016


Renzi MatteoL’Aula del Senato respinge la mozione di sfiducia presentata contro il governo dal M5S. I no sono stati 183, i sì 96, nessun astenuto. Presente al Senato anche il premier Matteo Renzi. “E’ legittimo non essere d’accordo sui provvedimenti ma è impossibile negare che quegli argomenti al centro dell’azione programmatica sono stati affrontati con successo da governo e parlamento. Mi riferisco alla riforma costituzionale, alla legge elettorale e ai provvedimenti sulle tasse”, ha replicato il presidente del Consiglio in aula alle critiche contenute nella mozione di sfiducia di Fi. “Accetto la sfida sul tema della moralità in politica, tema sempre scivoloso”, ha detto ancora Renzi elencando i 5 punti delle critiche contenute nelle mozioni di sfiducia al Senato, in particolare quella di Fi. La mozione era stata presentata al Senato dai 5 Stelle dopo gli scandali legati al petrolio in Basilicata che hanno portato alle dimissioni dell ministro Guidi. “Oggi in Senato – si legge sul blog di Grillo – si vota sfiducia al Governo proposta da M5S. Sfiduciamoli. Per occuparci dei cittadini, non delle lobby”. Un passaggio parlamentare che non preoccupa affatto la maggioranza, certa dei numeri e dell’appoggio anche dei verdiniani. “Siamo affezionati alle mozioni di sfiducia – ironizza il premier – ce ne fanno una ogni quindici giorni, quando sono stanchi una al mese”. Tentativi di spallata che in realtà, secondo la maggioranza, si rivelano boomerang che rafforzano in il governo. Così come il mancato raggiungimento del quorum sulle trivelle conforta la maggioranza in vista della sfida su cui Matteo Renzi in primis ha puntato tutte le sue fiches: il referendum costituzionale di ottobre.

Un’altra è quella sul referendum sulle riforme che si terrà in autunno. Le opposizioni, compatte, hanno avviato la raccolta delle 126 firme necessarie alla Camera (la costituzione prevede un quinto del totale dei componenti) per la richiesta di referendum. M5s, Fi, Lega Nord, Sinistra Italiana, Cor e Alternativa Libera hanno infatti raccolto le firme di 166 deputati. Le firme raccolte per la domanda di referendum sono state depositate in Cassazione dal proponente Danilo Toninelli (M5S) insieme a Roberto Occhiuto (FI), Stefano Quaranta (SI) e Cristian Invernizzi (Lega Nord).

Una consultazione che chiederà anche il Pd, ma senza impegnarsi in una gara a chi fa prima, assicura il capogruppo dei Dem alla Camera Ettore Rosato. Un modo per togliere forza alla richiesta dell’opposizione dando al referendum un senso rafforzativo della volontà popolare sulle riforme.

Il premier Matteo Renzi è tornato sul punto. “Il voto non riguarda il governo ma il rendere il sistema più semplice. Il voto sulla persona non c’entra”, spiega il capo del governo ribadendo che, “a differenza di altri, io se perdo vado a casa”. “Abbiamo preferito che le opposizioni presentassero la richiesta e poi faremo la nostra: per noi decidono i cittadini, il referendum è indispensabile”, ha sottolineato invece Rosato sgombrando ogni dubbio sul fatto che, da parte di chi ha voluto il ddl Boschi, non ci sia alcuna richiesta di referendum. Del resto, come recita l’articolo 138 della Costituzione, la domanda va inoltrata entro 3 mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale: c’è tempo, quindi, fino al 15 luglio.

Un raccolta arrivata anche sull’onda degli oltre 13 milioni di Sì raccolti contro le trivelle. Infatti Quasi parallelamente il Comitato per il No ha presentato in Cassazione la propria richiesta di referendum, contando di arrivare, entro i 3 mesi, alle 500mila firme necessarie. Occorre che la richiesta “sia frutto di una mobilitazione di base dei cittadini che vogliono opporsi allo scempio della Costituzione”, avverte il Comitato guidato dal professor Alessandro Pace.

Edoardo Gianelli

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