sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme. Mattarella: “Serve consenso popolare”
Pubblicato il 21-04-2016


EVIDENZA-CostituzioneAnche se molto di rado, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, qualche parere lo esprime. Questa volta ha parlato sulle riforme. Poche parole come suo solito. Come la Resistenza, ha detto, “sarebbe stata impossibile senza un grande consenso di popolo”, così “i cambiamenti sono effimeri se non hanno dietro un grande consenso popolare, una grande partecipazione, una convinzione popolare, che identifichi in valori comuni il vincolo che spinge a svolte importanti, profonde e durature”, che “è stato il risultato della Resistenza”. “Dalla Resistenza alla cittadinanza attiva”. “La Repubblica siamo noi – ha detto ancora Mattarella – e questo ci chiama ogni giorno ad una comune responsabilità. La democrazia richiede consapevolezza, partecipazione, non soltanto al momento del voto. La democrazia ha bisogno di una partecipazione attiva dei cittadini, non soltanto spettatori delle decisioni e delle scelte” e “la scuola deve contribuire alla formazione di cittadini consapevoli”.

Parole che arrivano il giorno dopo l’ennesimo scontro all’interno del Pd sulle riforme. Scontro che è ormai uscito dalle aule parlamentari e si è spostato sul referendum di ottobre. Ad innescare le nuove frizioni è stata la mancata firma della richiesta di referendum da parte dei big della minoranza. Scelta che ha fatto andare su tutte le furie il premier e segretario Pd Matteo Renzi. “Ormai non è più una novità: nel Pd c’è ormai una parte che fa opposizione su tutto”, ha detto da Città del Messico certificando di fatto che sulla battaglia referendaria d’autunno gli equilibri interni al Nazareno sono tutt’altro che assestati e continuando quel poco elegante costume tutto italiano di parlare di politica interna anche oltre i confini nazionali. A proporre la richiesta di consultazione popolare sul ddl Boschi, per la maggioranza, è stato il deputato del Pd Matteo Mauri mentre, alla consegna delle firme in Cassazione, si sono presentati il capogruppo Ettore Rosato, Maurizio Lupi e Lorenzo Dellai.

Alla Cassazione sono arrivate le 237 firme raccolte in una manciata d’ore dalla maggioranza. Ma tra queste non figuravano quelle della minoranza del Pd. Non ci sono infatti né quella di Pierluigi Bersani, né quella Roberto Speranza né quella di Gianni Cuperlo. Questa richiesta “è una sgrammaticatura”, è stato  il commento di Bersani mentre Cuperlo ha osservato come sia “più logico, naturale e giusto che ad avanzare la richiesta di referendum sia chi la riforma non l’ha condivisa”. Insomma, una scelta “di galateo istituzionale” per evitare che “chi si fa la legge voglia anche un plebiscito”, è la motivazione fornita dalla minoranza Pd e spiegata anche da Miguel Gotor, uno altro senatori che non hanno firmato la richiesta. Richiesta alla quale invece hanno aderito almeno una decina di esponenti della sinistra Pd (da Maria Cecilia Guerra a Federico Fornaro) incrinando, di fatto, la compattezza della minoranza sul punto.

“La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi spiace ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini”, ha avvertito dal Messico Renzi mentre da Montecitorio Rosato, caustico, ha aggiunto: “Non posso pensare che ci sia un chiamarsi fuori da quella che è una battaglia storica del centrosinistra”. “I cittadini – ha detto ancora Renzi – capiranno che la riforma costituzionale è fatta nel loro interesse, capiranno che una parte dei politici non la vuole perché si riducono le poltrone: perciò il referendum otterrà il loro consenso”. E liquida il dissenso espresso da Bersani, Cuperlo e Speranza con un: “Mi spiace ma ce ne faremo una ragione”. Il cammino, avverte il leader del Pd, ormai è tracciato: “Noi comunque andiamo avanti”.

Ginevra Matiz

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