sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
Il valore del 25 aprile
Pubblicato il 26-04-2016


Celebrazioni dunque ieri, in tutta Italia per la festa della liberazione. Alla manifestazione a Roma non ha partecipato la Brigata Ebraica, in polemica con la presenza dei centri sociali e associazioni filo-Palestinesi considerati anti-israeliane. Momenti di tensione si sono verificati a Milano al passaggio della Brigata Ebraica all’interno del corteo del 25 aprile in piazza San Babila, abituale luogo di ritrovo di associazione per la liberazione della Palestina. Al grido di “fascisti” e “fuori i sionisti dal corteo” il corteo è faticosamente passato tra reciproci insulti. Un centinaio di manifestanti appartenenti ad aree antisioniste e a movimenti per la liberazione della Palestina hanno aspramente manifestato prima contro il gruppo che si trovava sotto le bandiere della Brigata Ebraica e poi contro il passaggio dello spezzone del Partito Democratico. Al grido di “sionisti” e di “venduti” da una parte e dall’altra e di “studiate la storia” e canzoni partigiane intonate a gran voce, i più facinorosi si sono confrontati anche con qualche momento di forte tensione ma senza nessun contatto, al momento, per il muro operato da un folto schieramento di donne e uomini lavoratori delle forze dell’ordine.

Nel momento in cui si compie questo rito di celebrazione, che è comprensibile perché in Italia, ma anche allora nasce dalla liberazione, nel momento in cui si compie c’è qualcuno da una parte che vuole spostare i tempi, tutto il ventennio berlusconiano e leghista c’è stato dentro la destra qualcuno che ci spiegava che no, che si trattava di due parti buone dell’Italia, che avevano una visione diversa della storia ma entrambi volevano fare il bene del proprio Paese. E naturalmente un anti-fascista non poteva che opporsi a questa lezione perché una delle due parti rappresentava il peggior male e non soltanto politico ma anche culturale che abbia colpito l’Europa negli ultimi secoli. Poi improvvisamente compare da una presunta sinistra, certo totalmente priva di orientamento e di radici, compare una sinistra che ci vuole dire che dobbiamo nel giorno della resistenza “la resistenza italiana va dedicata alla resistenza Palestinese”. Che vuol dire a tutti i popoli che combattono per la propria libertà. Benissimo io per esempio la dedicherei al Tibet e ai monaci tibetani che si immolano per non vedere il loro Paese letteralmente depredato e occupato dalla Cina. Lo dedicherei a tutte le minoranze malesi che vengono ricacciate nella giungla e costrette a vivere nella giungla perché la maggioranza malese non vuole saperne di condividere le proprie risorse con le minoranze. Le condividerei come molti di noi abbiamo in tanti imparato dal Partito Radicale, o la vastissima minoranza islamica cinese che viene oppressa perseguitata sistematicamente in Cina. C’è una lista dell’orrore, un elenco dei primi 50 Paesi al mondo dove i cristiani vengono oppressi, uccisi, cacciati. Allora se si fa un discorso del celebrare la Resistenza vuole dire celebrare tutte le resistenze potrebbe avere logicamente avere un senso. No, questi mi vengono con le bandiere di un gruppo che al quel tempo era nazista. Quindi il disorientamento è così forte che richiede un’opposizione e una protesta. Perché se si cambia un pezzo della storia, si cambiano tutti gli altri tempi. Allora se non era vero che le persone da salvare erano tutte coloro che venivano perseguitati dai politici agli ebrei e, quindi le persecuzioni politiche, le persecuzioni raziali. Se non è vero che il dramma tremendo che ha vissuto l’Europa è stata la dittatura feroce sanguinosa del fascismo e del nazismo. Se non è vero, di quella dittatura feroce sanguinosa facevano parte gli alleati arabi e tutti erano schierati dalla parte del nazismo, allora non sono vere tutte le cose precedono la resistenza e non sono vere tutte le cose che seguono la Resistenza. Cioè la conseguenza fondamentale che è resistenza e libertà, resistenza e democrazia, resistenza e liberazione…

Celso Vassalini

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Commenti all'articolo
  1. Quella “sinistra” non era completamente priva di radici: le aveva perse, sostituendole con l’equazione che il nemico del mio amico è mio nemico, che li fa accomodare con quelli che il popolo d’Israele l’hanno fatto passare “per il camino”.

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