domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Meringolo:
La Resistenza tradita
Pubblicato il 26-04-2016


Resistenza, partigiani, poi magari si levano le note di “Bella Ciao” e tutti su con il pugno chiuso. Ricordare il 25 aprile oggi, non è semplice e soprattutto impone di guardare al passato con l’equilibrio necessario quando si affrontano alcune pagine di storia. Renè Guenon sosteneva che “La storia come viene insegnata ufficialmente tocca esclusivamente gli avvenimenti esteriori, i quali sono solo gli effetti di qualcosa di più profondo,e per di più li espone in modo tendenzioso, in cui si ritrova chiaramente l’influsso dei pregiudizi moderni.”

E come negare che la storia della resistenza sia stata raccontata in maniera tendenziosa e di parte? La sinistra italiana è piccola e capace di guardare esclusivamente il proprio ombelico. Una “sinistra” fatta da soggetti incapaci di guardare senza l’impaccio dell’ideologia il mondo che li circonda (quanto sarebbe necessario in questo nuovo secolo). E voglio fare una distinzione tra i giovani che nella loro ingenuità vivono il mito della resistenza e tra chi ignora spesso volontariamente alcune pagine oscure della resistenza. Che la resistenza sia stata dalla parte giusta non v’è dubbio, ma non v’è dubbio alcuno nemmeno sul fatto che alcuni partigiani imboccarono una strada in senso contrario e che hanno macchiato una storia di libertà.

Sono passati settanta anni ed è il momento di affermare la verità. E noi che siamo socialisti oltre al fatto che lo dobbiamo alla storia, lo dobbiamo alla libertà: senza la quale non esiste giustizia sociale. Anche perché della resistenza fummo protagonisti. E non fummo tutti uguali.

Francesco Meringolo
Consiglio nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Il tentativo del PCI di appropriarsi della Resistenza, infine, non è riuscito.
    Non dimentichiamoci però che, prima della seconda guerra mondiale, il consenso al fascismo era quasi universale. ci vollero le sconfitte per far aprire gli occhi a tanti italiani.
    Mio padre mi diceva sempre: “ricordati che qui da noi – 50.000 persone – ci saranno state 50 o 60 famiglie antifasciste”.
    Dopo l’amnistia togliattiana e dopo il governo del ’48, troppi
    reputarono che fosse utile mettere la Resistenza in secondo piano.

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