mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini: 
Il sole dell’avvenire
Pubblicato il 07-04-2016


Pochi anni prima della sua morte, Garibaldi, ritornò a dichiararsi convintamente socialista, continuando però a guardare anche al repubblicanesimo per cui tanto aveva lottato. In occasione del quinto anniversario della sua dipartita, la Commissione per la Lega dei Lavoratori di città e di campagna di Imola diffuse il seguente manifesto: “Compagni Operai, oggi che da noi si commemora quel Grande, che chiamò l’Internazionale sole dell’avvenire (definizione risalente ai primi mesi del 1868), oggi soprattutto dobbiamo ricordare gli insegnamenti che egli volse agli Operai, e fare ogni sforzo per metterli in pratica. Una società come la nostra diceva Giuseppe Garibaldi, ove i più faticano per la sussistenza dei meno, ed ove i meno con menzogne e violenze vogliono la maggior parte dei prodotti dei primi, senza sudarli, è una società ingiusta. E continuava: che bombe! che cannoni! che duelli! Vanghe ed aratri ci vogliono. E, preoccupandosi della questione sociale, dichiarava apertamente che la libertà politica doveva essere il mezzo per risolvere la questione sociale – la grande, la vera, l’unica questione odierna. Questo pensava; questo diceva Garibaldi. E noi, lavoratori, convenuti oggi a celebrare il ricordo, a fronte del governo, che manda migliaia e migliaia di fratelli nostri in Africa per continuare un’ingiusta disastrosa politica coloniale; a fronte dei dazi e delle nuove tasse, che ci assottigliano il pane quotidiano meschinissimo; a fronte delle nuove spese militari, e delle miserie e delle ingiustizie che sopportiamo ogni giorno, scuotiamoci, o compagni; uniamoci; e stringiamo le file! Affermiamo unanimi – compatti – forti – la ferma volontà nostra di rivendicare il nostro diritto all’esistenza – ad una esistenza umana – degna di noi. E, in luogo di dividerci in tanti partiti, che non rappresentano e non possono rappresentare i diritti, i bisogni e gli interessi nostri, uniamoci in un Partito solo – nel grande Partito del lavoro! Uniti, faremo valere i nostri diritti. Divisi, ci calpesteranno sempre. Operai, Contadini, Braccianti, qua la mano! E stringiamo in questo giorno solenne, un patto di solidarietà e di fratellanza, che ci dia coscienza delle forze nostre e ci rinfranchi a combattere con coraggio e con costanza finché le tirannidi – i privilegi – e ogni odiosa disuguaglianza non sia sparita dalla terra. Compagni, Avanti!”.

In questo manifesto (datato 1887), che venne impresso dai macchinari della Lega Tipografica di Imola, è già molto ben evidenziata l’intenzione di voler instaurare un unico partito in cui avrebbero trovato casa più lavoratori possibili. Tale idea, a distanza di alcuni anni da quell’onoranza nei confronti dell’ Eroe dei due Mondi, troverà la sua attuazione a Genova, nel 1892. Ma in effetti, proprio in quella stessa direzione, si era già andato muovendo qualcosa diversi anni prima a Milano, dove (nel 1882) era inizialmente sorto il Partito Operaio Italiano. Il quale, un anno prima dello storico Congresso genovese, cominciò già ad abbandonare la sua vecchia dicitura per assumere quella di Partito dei Lavoratori italiani. L’ufficializzazione di questo nascente partito avverrà, come accennato, nel capoluogo ligure (nel mese di agosto) durante un convulso congresso. Passato appena un anno decisero (nel congresso di Reggio Emilia) di apporgli una modifica e così, con l’aggiunta di un aggettivo, lo denominarono Partito Socialista dei Lavoratori Italiani per poi, infine, tramutarlo di nuovo (a Parma, nel 1895) in Partito Socialista Italiano.

Quell’antico ed inconfondibile nome giunto fino ai nostri giorni, dall’evocativo significato, che ha fatto – e sta facendo – veramente tantissima storia. Quanti congressi da allora si sono alternati nel mondo socialista! Quanta strada! Tra breve, per l’ennesima volta (a Salerno), se ne aprirà ancora un altro – a proposito, buona fortuna!.

Certo, una nuova serie di congressi per un rinnovato corso. Ma ancora, mi auspico, tutto impregnato di socialismo e sempre garibaldinamente ispirati a quel meraviglioso sole dell’avvenire, dove da una vita ogni vero socialista va riponendo le sue tante speranze.

Luciano Masolini

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