domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Colmare il vuoto lasciato
dalla politica
Pubblicato il 04-04-2016


In prossimità di una tornata elettorale amministrativa, anche se parziale, voglio sottoporre ai gentili lettori alcune considerazioni. Siamo abituati a giudicare le amministrazioni per quello che fanno dopo essersi  insediate. E’ un metodo giusto, ma parziale. Da molto tempo,  intuisco la futura produttività delle amministrazioni dal come si preparano le liste e dal come viene scelto il capo: Sindaco, Presidente di Provincia o Governatore di Regione. Una volta, c’erano i Partiti, ognuno dei quali aveva un modello di società e la volontà di realizzarlo rappresentava la  bussola per l’azione politica e amministrativa. In occasione del rinnovo delle amministrazioni,  nelle sezioni si discuteva per individuare quelli che avevano le caratteristiche più adeguate a concretizzare, in caso di vittoria, il programma predisposto.

L’elettore, poi, aveva la possibilità di scegliere tra proposte programmatiche alternative. Chi vinceva, si metteva all’opera, cercando di non deludere chi lo aveva votato. Le sezioni tenevano sotto controllo i propri rappresentanti nelle assemblee elettive, con verifiche periodiche, seguite da giudizi e da decisioni, che potevano portare anche alla  sostituzione di sindaci e di assessori. Nella mia esperienza di Segretario provinciale di Partito,  (1980-1984 e 1995-2008) attuai molte motivate sostituzioni.

Oggi, i partiti  di cosa parlano, su cosa si dividono e come scelgono i candidati? Del nulla e sul nulla. Sono tutti senza bussola. Nei dibattiti televisivi, ognuno, che interviene parla a ruota libera: prende un argomento , a caso, e sviluppa  la sua accusa o la sua difesa.  Alla fine, non resta niente. Siccome, anche in politica, il vuoto non esiste, lo spazio  lasciato dalla politica è stato coperto da tecnici , “prenditori” , Mast e fest’, dai libretti dei medici e dai padroni delle devianze. Negli ultimi anni, sono diventati grandi elettori distributori di droga  e di paura. Queste categorie, nella prima Repubblica facevano, quasi sempre,  da spettatori. C’è stata, anche, un’altra trasformazione: il popolo italiano  è diventato un popolo di aspiranti. In Irpinia, ad esempio,  13 comuni sono interessati alle elezioni amministrative del prossimo giugno. Dalla lettura dei giornali, abbiamo appreso che c’è  un esercito di aspiranti a “Primo Cittadino”. Nella prima Repubblica, negli stessi Comuni, c’erano 26 aspiranti Sindaci. Se pensiamo a una piramide, vediamo che, scendendo verso il basso, aumenta la superficie della  sezione, analogamente il numero degli aspiranti aumenta con l’avvicinarsi al  “piano  terra”.

Sempre dalla lettura dei giornali, abbiamo notato che gli aspiranti non parlano di argomenti, ma di età, della propria professione, della preferenze avute nella tornata precedente, del suo potere economico o delle sua capacità di comunicazione. Sembra più un arruolamento  per sana e robusta costituzione, che un proporsi per contribuire al bene comune. Si cerca più un ” presentatore” che  un “autore”. La politica è un’arte, più selettiva della scienza, nelle nostre contrade viene trasformata in una “pazziella”, che, poi, diventa una miscela esplosiva. Con queste premesse, possiamo prevedere il dopo elezioni. Esso  sarà peggiore di quello che abbiamo finora conosciuto. Non mi pare che il resto dell’Italia stia meglio. Perciò, mi auguro che il vuoto lasciato dalla politica venga colmato al più presto.

Luigi Mainolfi

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