domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SF chiede all’UE rimozione del PKK da lista di terroristi
Pubblicato il 20-04-2016


Kurdish-PKK-guirilla.-Archival-photo.I delegati del Partito popolare socialista in Danimarca (Socialistisk Folkeparti, SF) dopo una riunione hanno concordato di chiedere la rimozione del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea. Per la SF si tratta dell’unico modo possibile per giungere a un accordo e una riconciliazione tra Erdogan e il PKK. La dichiarazione è partita dalle proposte dei due politici e attivisti per le minoranze etniche di Villo Sigurdsson e Pernille Frahm.
La SF ha anche aggiunto che a sostenere la loro dichiarazione ci sono oltre 100 membri del Parlamento europeo, Pernille Frahm ha infatti affermato: “Più di 100 membri del Parlamento europeo hanno firmato una dichiarazione consigliare per chiedere che il PKK debba essere rimosso dalla lista del terrore dell’UE già un paio di mesi fa. Nella convenzione, la SF ha dichiarato il supporto per tale dichiarazione legittimo e che la SF lavorerà nella stessa direzione”.
Per quanto la proposta possa apparire irragionevole, visti gli attentati della guerriglia del PKK, c’è da sottolineare che con il pretesto del terrorismo il regime di Ankara ha effettuato raid e rastrellamenti contro i civili curdi. Dall’inizio delle operazioni militari contro il Pkk nel sud-est della Turchia la scorsa estate “sono stati uccisi oltre 200 civili”. Lo ha detto il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, presentando a Istanbul un rapporto sui 79 giorni di coprifuoco totale a Cizre, nella provincia sudorientale di Sirnak. “Abbiamo avviato contatti con Qandil (la leadership del Pkk in nord Iraq, ndr) per sostenere la ripresa di negoziati di pace, ma il governo non vuole tornare a trattare”, ha aggiunto Demirtas.
Anche ieri l’aviazione turca ha compiuto nuovi raid contro obiettivi del Pkk nel nord dell’Iraq, prendendo di mira la regione di Gara.

Liberato Ricciardi

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Commenti all'articolo
  1. L’iniziativa mi sembra sbagliata in quanto basata sul principio, errato, del ” e che dire di? ” di cui pensavo fossimo prigionieri solo noi italiani. Quel vizio di rispondere a tutto lanciando accuse ad altri. Esempio classico: “i nazisti sterminarono sei milioni di ebrei…” Ecco che subito si sente ” e che dire dei comunisti che sterminarono…” come se un crimine ne giustificasse un altro. In questo caso abbiamo ” il PKK è un’organizzazione terrorista” ed ecco il ” e che dire di Erdogan…? ”
    Allora, Erdogan è un quasi dittatore e la Turchia è sempre meno libera. Ma il PKK è un’organizzazione terrorista.
    Saluti, Mosca.

    • Caro Mario, è difficile affrontare la questione con l’accetta. Il tema è quanto mai, come dire … scivoloso. A ‘mo d’esempio ti ricordo solo che per l’esercito occupante tedesco, gli uomini e le donne della resistenza, in Italia come nel resto d’Europa, erano tutti ‘terroristi’ e come tali venivano trattati. La stessa cosa si ripete invariabilmente nei decenni nelle situazioni più disparate in tutto il mondo e il potere costituito, democratico o no, tende sempre a liquidare un’opposizione – anche – armata, col termine di ‘terrorista’. In questo modo nega all’antagonista il riconoscimento politico e può applicare le leggi più dure senza ostacoli giudiziari. La storia si incarica poi di dimostrare che non solo i Governi trattano con i terroristi riconoscendo loro un ruolo politico, ma gli stessi terroristi divengono governanti. La storia di Israele – senza che nessuno per favore prenda cappello – è ricca di questi esempi fin da prima della sua fondazione. Oggi, quelli che ieri per gli inglesi erano ‘terroristi’ (in effetti mettevano anche le bombe e uccidevano civili innocenti), governano democraticamente il loro Paese e tacciano di ‘terrorismo’ qualunque forma di opposizione dei palestinesi.
      Il PKK è un organizzazione terroristica? In parte certamente sì, ma è vero anche che combatte per l’indipendenza del suo popolo e che il Governo (direi il regime) usa da sempre ogni mezzo per impedire che nasca un Kurdistan indipendente.
      Tu sei davvero sicuro che i terroristi di oggi non saranno dei legittimi governanti domani? È una materia che può essere analizzata solo tenendo conto di molteplici fattori, delle ragioni di tutti e con tanto tanto buon senso politico.
      Carlo

      • Caro Carlo, non era mia intenzione affrontare la questione con l’accetta e sono molto solidale con il popolo curdo che, come sappiamo, è il più grande popolo al mondo senza uno stato proprio. Eppure credo che dovremmo andarci cauti con i paragoni. Ad esempio, i nostri partigiani, anche quelli comunisti, agivano in un contesto di guerra e di occupazione ( lasciamo stare le aberranti stragi del dopoguerra del triangolo della morte che furono soprattutto regolamenti di conti personali ) e, altro esempio, sull’Olp, pur ammirando molto gli ebrei, io la penso più o meno come la pensava Craxi anche se, alla fine, Arafat ha forse più nociuto che giovato alla causa palestinese. Se fossi irlandese, essendo inoltre cattolico, probabilmente avrei abbracciato la lotta armata per l’unificazione dell’isola. E credo che il PKK abbia molte ragioni. Però il PKK ha dichiarato una guerra a una nazione sovrana e non esattamente occupante, e in questa guerra ha ammazzato donne e bambini. Ocalan non è Arafat il quale almeno combatteva contro una occupazione. Ciò non toglie che sia verissimo quanto tu ( mi permetto di usare il tu ) sostieni a proposito del terrorismo di ieri e di oggi che può diventare lo stato di domani. È successo e succederà e credo siano pochissimi gli stati moderni che non siano nati a prezzo di sangue e, in alcuni casi, di stermini se non di veri e proprio genocidi ( altro che terrorismo… ) e potrebbe anche succedere che un giorno, Dio non voglia, avremo uno Stato Islamico riconosciuto da Onu e compagnia bella. Però, in linea di principio, sempre terrorismo è. O no?
        Cordiali saluti, Mario.

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