martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sollecito: “Un cortocircuito giustizia-informazione”
Pubblicato il 29-04-2016


Raffaele Sollecito“Non c’è bisogno di molta immaginazione per capire che la mia vita è stata stravolta. Otto anni di persecuzione giudiziaria, cinque sentenze per addivenire ad una verità. La mia innocenza. Una vita che mi è stata cambiata non dalla notte dell’omicidio della povera Meredith. Quella sera per me non era accaduto nulla. Ero tranquillamente a casa mia. Tutto cambiò invece quando fui arrestato. Ho perso la mia quotidianietà, gli anni di studio all’università, i miei sogni, i miei progetti di vita”.
Così ci risponde Raffaele Sollecito, pugliese, ingegnere informatico, quattro anni di reclusione, poi assolto, per l’omicidio di Meredith Kercher.

Meredith venne assassinata il 1º novembre 2007 a Perugia. Era una studentessa inglese di 22 anni, in Italia nell’ambito del progetto Erasmus e fu ritrovata priva di vita con la gola tagliata nella propria camera da letto, all’interno della casa che condivideva con altri studenti. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato il cittadino ivoriano Rudy Guede. Il processo ha avuto un iter giudiziario particolarmente travagliato. In primo grado, come concorrenti nell’omicidio, furono condannati dalla Corte d’Assise di Perugia nel 2009 anche la statunitense Amanda Knox, e l’italiano Raffaele Sollecito. I presunti coautori del delitto furono successivamente assolti e scarcerati dalla Corte d’Assise d’appello nel 2011 per non avere commesso il fatto.

Che opinione ha della magistratura italiana e della giustizia italiana. Cosa

Meredith Kercher

Meredith Kercher

pensa delle indagini e del processo a suo carico?
La giustizia in Italia crea non pochi problemi. Io ad esempio sono stato letteralmente preso di mira dagli inquirenti da subito. Hanno fatto indagini frettolose ed errate. Poi anche alla luce delle palesi amnesie investigative, hanno continuato in tutti i modi a cercare di dimostrare il loro teorema in mondovisione. Una sete di conclusione a tutti i costi. Trovare immediatamente un capro espiatorio per affermare che lo Stato c’era. La cosa più assurda fu la conferenza stampa indetta dal questore di Perugia a poche ore dall’accaduto, con indagini ancora in corso. In quella circostanza il questore affermò: “Abbiamo i colpevoli”. Raffalele Sollecito, Amanda Knox e Patrick Lumumba, tre innocenti. Un omicidio, secondo il Questore, avvenuto al termine di un’orgia andata male. Solo fantasie. Meredith è morta per mano di un solo uomo al termine di un furto andato male. Ripeto ad indagini aperte andando oltre il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Per loro io ero colpevole. Fumavo erba e bevevo alcol e avevo una sudditanza psicologica nei confronti di Amanda. Questo bastava per essere colpevole. Ecco queste falsità hanno stravolto la mia identità agli occhi degli italiani che prima non conoscevano nulla di me.

Dicevamo quattro anni di reclusione; dove, in quale carcere e in che condizione viveva?
Sono stato recluso dapprima nel carcere di Perugia e successivamente in quelli di Terni e Montorio Veronese. Appena arrestato fui sottoposto immediatamente al regime di isolamento per evitare che nei miei conforti ci potessero essere ripercussioni da parte di altri detenuti, poiché ero accusato di un omicidio di una donna. Ancor peggio, secondo la procura, a seguito di un orgia andata male.

Cioè lo Stato ti isola, perché conscio di non poterti eventualmente proteggere da altri detenuti.
Continuo a pensare a distanza di anni che il carcere di per sé non serve a nulla. Il carcere è una discarica sociale dove si viene abbandonati. Una scuola del crimine che genera crimine e violenza. Il carcere è così da sempre perché l’opinione pubblica e di riflesso la politica rifiuta di approfondire le difficoltà dei detenuti. Il sovraffollamento è una piaga. In una cella non hai la tua privacy, non puoi studiare, leggere ad alta voce ecc. E crea spesso di squilibri psicologici. Di notte specialmente si sentono centinaia di urla di uomini psicologicamente sfiniti. Tentati suicidi, aggressioni insomma un mondo che non auspico a nessuno. Sul tema sono d’accordo con Gherardo Colombo quando afferma che la maggioranza dei detenuti in italia non ha una pericolosità sociale e quindi il carcere è superfluo. Andrebbero dimezzate le misure cautelari e la detenzione alternativa al carcere.

Quanto rimase in isolamento?
Ben 6 mesi. Chiesi mediante i miei avvocati immediatamente la revoca di quella restrizione perché mi accorsi che stavo perdendo capacità cognitive. Preferivo assumermi i miei rischi venendo a contatto con altri detenuti pur di non rimanere in una condizione di solitudine.

È stato mai vittima di atti intimidatori in carcere da parte di altri detenuti?
Fortunatamente no. Però solo chi è stato in quei luoghi può percepire alcune regole non scritte. Inevitabilmente la vita in carcere divide e non unisce. Si creano gruppi contrapposti. Comandano sempre i gruppi che fanno parte di varie associazioni a delinquere di stampo mafioso. Se non vai a genio a loro sono guai. Se loro decidono che sei un “infame” allora potresti passare dei guai. Ma ripeto è difficile da spiegare se non si è mai vissuto il carcere.

Come trascorreva il tempo e cosa pensava?
Pensavo a tante cose. Ai miei affetti, alle tante menzogne raccontate sul mio conto, alla mia reputazione rovinata. Per me era motivo di forza aspettare la telefonata della mia famiglia, come da regolamento per dieci minuti ogni settimana. Poi ho cominciato ad impegnare il mio tempo studiando e facendo un corso di pittura. Anche il corso di pittura a volte era faticoso svolgere a causa di un laboratorio piccolo quasi quanto una cella. Angusto e poco luminoso.

La cosa che più l’ha segnata di questa vicenda?
Non sapere cosa sarebbe stato della mia vita. Finire i miei giorni in carcere per un delitto che non avevo commesso. Pensare alle sofferenze che questo errore giudiziario stava provocando alla mia famiglia, ai miei amici a chi ha sempre creduto nei miei valori e nel mio modo di essere.

Anche se per legge 516 mila euro è il massimo della somma che puo richiedere, pensa che bastino a ripagare il torto subito?
Non c’è cifra che mi possa ripagare di quello che ho sofferto. Ma non nego che il denaro mi necessita. Serve alla mia famiglia che ha consumato per le spese processuali (spese legali, consulenze, trasporti, etc) un milione e trecento mila euro. In questi anni abbiamo venduto due appartamenti di nostra proprietà. Ecco, quello economico è uno dei tanti problemi che mi ha causato questa vicenda.

Il dato di fondo è che la giustizia spesso è di ‘classe’, costosa e piena di pregiudizi. Ci diceva delle esose spese legali, ma ha avuto buoni avvocati. Pensa che questo abbia avuto un peso? Un immigrato irregolare o una persona poco facoltosa sarebbe stato assolto?
Ringrazio i miei avvocati, ma non credo che aver avuto la possibilità economica per pagare buoni avvocati sia stato un vantaggio. Le persone agiate non hanno un vantaggio innanzi alla giustizia. Le persone in generale, siano esse immigrati e di qualunque razza, invece sono e saranno fortunate quando giudicate in modo equo. Il punto vero è il cortocircuito della giustizia. Le procure giustizialiste per natura, passano notizie a quotidiani di cronaca che soddisfano la sete di vendetta di una opinione pubblica giustizialista, che vuole il mostro in prima pagina. Io penso che la prima cosa bisognerebbe consentire ai giornalisti di cronaca di accedere alle notizie di reato e agli atti al termine delle indagini senza il consenso delle Procure, in modo da evitare una presa di posizione marcata del giornalista. Poi aggiungo al di là degli avvocati che ti difendono la differenza la fanno i giudici. I giudici che hanno voglia di approfondire i casi e quelli che già pregiudizialmente ti condannano per una propria opinione personale.

Cosa dice a quelle persone che ancora la osservano con disappunto?
Dico di informarsi o meglio ancora di leggere le carte processuali. Se non lo fanno per disinteresse, ma nello stesso tempo continuando a accusarmi, pazienza vorrà dire che neanche a me interessa il loro giudizio.

Progetti per il futuro?
Come prima cosa sto promuovendo il mio libro, grazie al quale racconto la mia storia di mala giustizia. Un modo per far capire come la giustizia in Italia spesso fallisca nella speranza che certe cose non accadano più. Come progetti di vita tra qualche settimana presenterò il mio portale: beonmemories.com, che spero potrà diventare un lavoro solido e di prospettiva per il mio futuro.

Luigi Iorio

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