sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sorteggiate. In arrivo
le prime ‘buste arancioni’
Pubblicato il 21-04-2016


Pronte 150mila buste arancioni

PENSIONI: APERTURA DEL GOVERNO

L’Inps ha preparato le lettere che gli italiani ritroveranno nelle cosiddette ‘buste arancioni’, con l’estratto conto contributivo e la simulazione standard della pensione futura. Si tratta delle prime, circa 150mila che in queste ore, da quanto si è informalmente appreso, sono state messe a punto e consegnate alle Poste per la spedizione. L’invio è casuale, almeno dal punto di vista dell’età anagrafica di chi le riceverà. La consegna avverrà entro le prossime settimane, come già annunciato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Anche il Governo intanto apre a un intervento sul sistema pensionistico, con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che si è detto “favorevole a un ragionamento complesso” sul tema. L’obiettivo è doppio: abbassare l’asticella per chi vuole uscire e sbloccare un turnover rimasto di fatto fermo al palo. La ricetta è quindi quella della flessibilità, l’alternativa ha avvertito il numero uno dell’istituto di previdenza Tito Boeri è allarmante: “intere generazioni perdute”, ha affermato con assonanza alla lost generation citata dal presidente Bce Mario Draghi. Il problema sono i costi dell’operazione e il sottosegretario Tommaso Nannicini i conti li ha già fatti, “5 o 7 miliardi”, ma lo Stato potrebbe condividere la spesa “con uno sforzo di creatività e soluzioni di mercato”. E qui gli istituti di credito potrebbero giocare un ruolo, in uno scenario nuovo, con un mix di offerte alternative e una maggiore consistenza del secondo pilastro.

A fare pressioni per un allentamento dei vincoli prefigurati dalla riforma Fornero, non è solo l’Inps, che lo vuole “in tempi stretti”, ma pure i sindacati. La segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, chiede “atti concreti”, sulla stessa linea la leader della Cisl Annamaria Furlan: “siamo stanchi delle enunciazioni”. Scettico si è dichiarato anche il capo della Uil Carmelo Barbagallo che giudica l’apertura appena manifestata solo apparente e “virtuale”.

In pressing anche il Parlamento. Il titolare di via Venti Settembre è recentemente intervenuto sulla questione proprio rispondendo alle domande dei deputati, nel corso dell’audizione sul Def. Padoan ha parlato di “margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” di chi esce e chi entra. Quanto al coinvolgimento di soggetti bancari o assicurativi, Padoan non ha chiuso alla possibilità di considerare “fonti di finanziamento complementari”, un dibattito per “i prossimi mesi”. Ma in vista della legge di stabilità, l’argomento è comunque già in discussione e di sicuro lo sarà appena gli italiani riceveranno le prime buste arancioni, 150mila in queste settimane. Un evento per Boeri visti gli “ostacoli” incontrati a causa della “paura della classe politica”. Ed anche se sul delicato fronte previdenziale tutto è possibile qualche linea guida Nannicini la anticipa. Innanzitutto, ha spiegato, “non parlerei di tornare indietro rispetto alla legge Fornero” ma di intervenire “all’interno di quella scelta”, concedendo “maggiore flessibilità”. Il ‘come’ potrebbe variare a seconda del tipo di pensionato, soluzioni diverse per casi diversi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ne ha individuato tre: “chi ha la legittima preferenza ad andare via prima, chi ha la necessità ad andare via – si pensi a quanti si ritrovano disoccupati – e ancora qualcuno altro per cui è l’azienda ad avere la necessità di turnover”. Il tutto subordinato poi all’ineludibile punto fermo per Nannicini che è quello di “tenere in ordine i conti”. Come pure per Padoan, che ha nuovamente ricordato come il nostro sistema pensionistico sia una sorta di fiore all’occhiello, un fondamento della “sostenibilità del sistema italiano”, “riconosciuto” in Ue.

Staffetta generazionale, prestito pensionistico, cambiamento del portafoglio previdenziale, uscita anticipata con penalizzazioni sono ancora tra le ipotesi in campo e tutte potrebbero essere utilizzate nella ricostruzione di un puzzle dove il secondo pilastro sia rilanciato “in maniera più diffusa”, ha riferito Nannicini. Sul tavolo la concentrazione, la governance dei fondi pensione, la tassazione e, ha svelato il sottosegretario, “il rapporto tra risparmio obbligatorio” in primo e secondo pilastro. Tra le righe di vocaboli tecnici sembra così riaffiorare un maggiore impiego del Tfr, un’ipotesi che alcuni confermano essere in discussione. Una nuova gestione del risparmio quindi e nuovi canali di prestito, dinamiche che non lascerebbero indifferente il settore creditizio: “non si tratta di andare a estorcere soldi alle banche con la pistola, ma di trovare una situazione in cui sia conveniente investire”, ha tenuto a puntualizzare il rappresentante del governo. C’è poi chi, come il presidente della commissione sull’Anagrafe Tributaria Giacomo Portas, ha ipotizzato, per sostenere i costi della flessibilità, di ricorrere ai fondi ricavati dalla lotta all’evasione. Una proposta che certo focalizza il problema principale: quello delle risorse da trovare.

Pensioni

COME POTREBBERO CAMBIARE

Un rafforzamento del ”secondo pilastro”, cioè dei fondi pensione, attraverso un maggiore utilizzo del Tfr; l’arrivo del prestito pensionistico; penalizzazione del 3-4% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia; staffetta generazionale: sono queste le ipotesi sulle quali nel Governo si ragiona per introdurre maggiore flessibilità di uscita nel sistema previdenziale senza tagliare troppo il trattamento previdenziale che si percepirà. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto favorevole a ragionare sul tema previdenziale sottolineando che ci sono “margini” di intervento, poi il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini ha fornito alcune indicazioni. Ecco in breve sintesi quali sono i temi sui quali si sta ragionando anche se l’orizzonte resta quello della legge di Stabilità per il 2017.

Fondi integrativi più forti, possibile uso Tfr: ”Il secondo pilastro va diffuso”, ha dichiarato Nannicini prospettando un intervento complessivo che va dalla tassazione, ora troppo alta, alla governance, fino al ”rapporto tra risparmio obbligatorio tra primo e secondo pilastro”. Tra i temi allo studio dell’esecutivo ci sarebbe il maggiore utilizzo del Tfr per dare forza proprio a questo settore previdenziale. Meno del 30% degli occupati è iscritto a un fondo pensione integrativo e – tra le possibilità ventilate – si discute su come ampliare questa platea. Una delle ipotesi è dare la possibilità di iscriversi ai fondi corrispondendo solo una parte del Tfr maturando ma si studia anche sulla opportunità di rendere obbligatorio (e non automatico con il silenzio assenso ma con la possibilità di dire di no come ora) il versamento del Tfr alla previdenza complementare. La partita è solo agli inizi ma dovrà tenere conto del fatto che imprese e sindacati sono contrari. Il tema è difatti dirompente perché riguarda circa 22-23 miliardi di euro l’anno di flusso. Chiaro che il venir meno del Tfr nelle aziende potrebbe creare problemi di liquidità e se si pensa a un intervento bancario questo potrebbe essere uno dei fronti.

Prestito pensionistico: il meccanismo dovrebbe prevedere l’uscita anticipata con un assegno più basso rispetto a quello della pensione da restituire, una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento, attraverso una decurtazione della prestazione. Si potrebbe prevedere l’utilizzo anche solo per le persone che perdono il lavoro a pochi anni dalla quiescenza. Non è escluso un sistema che prefiguri un esborso anche da parte aziendale come è stato per le regole sul part time agevolato. Tra le righe degli interventi del governo sembrerebbe allo studio anche in questo caso un possibile coinvolgimento delle banche.

Uscita anticipata con penalizzazione: si vaglia la possibilità di andare a riposo con una riduzione del trattamento spettante di circa il 3-4% per ogni anno di anticipo. L’ipotesi sarebbe però non solo costosa per il lavoratore ma pure per lo Stato che deve erogare più pensioni nel breve periodo per poi recuperare nel lungo periodo grazie al pagamento di rendite più basse nel tempo. Non è escluso che si arrivi ad un mix di interventi per rispondere a diverse esigenze: di chi vuole lasciare il lavoro in anticipo, di chi deve farlo, delle aziende che hanno necessità di turn over.

Staffetta generazionale: proprio recentemente il ministro Padoan ha parlato di “legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire. Nei mesi scorsi il presidente dell’Inps, Tito Boeri aveva criticato l’ipotesi di prefigurare una staffetta generazionale per legge perché sarebbe costoso e distorsivo ma è probabile che si discuta anche su questa questione.

 Carlo Pareto
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