sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Suffragette. Sarah Gavron racconta le “indesiderabili della Pankhurst”
Pubblicato il 12-04-2016


suffragetteUn film dal titolo essenziale quanto esplicito: “Suffragette” (per la regia di Sarah Gavron), la storia di donne che lottarono per il diritto di voto. Sventolarono la bandiera con la scritta ‘voto alle donne’, come si ostenta quella di un partito o come si affigge quella nazionale. Una vicenda travagliata, ma il tutto, è raccontato con obiettività, mostrando aspetti positivi e negativi di questa battaglia strenua.
Non vengono celati eccessi, i rischi, le ragioni quanto le conseguenze, la sua degenerazione, i successi e i fallimenti. Con assoluta umanità e con toni che non sono smorzati o attutiti. Il punto di vista non è quello della leader Emmeline Pankhurst (Meryl Streep), ma di una donna qualsiasi, una delle tante suffragette che credeva in quegli ideali di uguaglianza, di pari opportunità e di libertà. Una donna comune, non una figura politica, a sottolineare l’universalità della causa per cui si opposero al Governo. Il ruolo interpretato dalla star hollywoodiana Meryl Streep, rappresenta una figura autorevole, ma non autoritaria. Se il loro motto è che contano i fatti e non le parole, quella più attiva è proprio Maud Watts, sua alter-ego in un certo qual modo: una donna sola, che ha perso tutto tranne la fede che qualcosa possa cambiare. Quando le parla personalmente, la leader è come se le consegnasse la sua eredità. Forse è per questo che la Watts sopravvive alla deriva pericolosa del movimento, che avrà persino la sua Giovanna D’Arco. Francia o Inghilterra non fa differenza: tutto il mondo dovrà inchinarsi e confrontarsi con l’insurrezione femminista delle suffragette. Immagini storiche di repertorio ne enfatizzano la portata epocale e reale. Così come le date del riconoscimento di voto alle donne in tutti i Paesi (fino a quello dell’Arabia Saudita nel 2015), accomunano le sorti dei singoli Stati a un unico destino rivoluzionario.
La filosofia che le spinse a proseguire fu il pensiero citato alla fine; la ragione disse al silenzio: ‘cosa senti?’. ‘Un rumore di passi, quelli di coloro che ti seguiranno. Guidali!’, rispose la ragione. Quelli del cambiamento, della mobilitazione in massa. Di un fenomeno universale. Non a caso vedere Maud incantata di fronte all’orologio del Big Bang segna il passare immutabile del tempo e degli eventi, che cambia e stravolge le cose senza in fondo modificarne l’essenza profonda. Eppure non c’è una presa di posizione di parte né contro né a favore di coloro che, considerate pericolose, venivano schedate ed erano vittima di una sorta di ‘caccia alle streghe’ di stampo medioevale, definite come ‘le indesiderabili della Pankhurst’. Loro non volevano ‘violare la legge, ma fare la legge’, una normativa che le rispettasse, che permettesse loro di esercitate il diritto di voto esattamente come gli uomini. Ignorate, umiliate e costrette a lavorare sin da giovani, con dolori alle ossa, dita schiacciate, ulcere alle gambe, i polmoni rovinati dai gas tossici, mentre gli uomini erano fuori a fare consegne. Spesso al lavoro andavano con i bimbi legati al petto. Considerate solamente come madri e mogli, donne di casa da parte di mariti spesso violenti e possessivi.
Ora quelle stesse femmine, violentate dai datori di lavoro, avevano deciso di non tacere più, di non abbassare più la testa. Ed è in particolare un episodio che ci fa capire quanto dietro questa vicenda così aspra vi sia molto di più di una semplice richiesta di poter votare. C’è l’affermazione della loro essenza di donne e lavoratrici, con pari diritti. Una storia di emancipazione che non le rende più solamente valide in riferimento a e dipendenti da un uomo, ma in assoluto e a prescindere. Soprattutto per le generazioni future, perché le figlie e sorelle abbiamo le stesse opportunità e chance dei figli e dei fratelli. Perché il sesso non sia un elemento discriminante. Maud Watts, infatti, vedrà il figlio dato in adozione dal padre che non poteva più badare a lui; per la legge,però, era il babbo ad avere la tutela legale sui figli. Ciò colpisce e fa comprendere come le loro non siano rivendicazioni esibizionistiche, ma atteggiamenti rivoluzionari che avrebbero cambiato per sempre il corso degli eventi, con ripercussioni su chi le circondava (mariti in primis), sull’universo maschile, ma anche politico e giuridico. Donne senza equilibrio per gli uomini (che ne lancia in apertura i presupposti del film). Le suffragette si consideravano semplici soldati di fanteria che conducono la loro battaglia per la libertà, al grido di ‘nessuna resa’, consapevoli che ne valga la pena.
Questa la vera avanguardia che compirono.

Barbara Conti

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