sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tennis. A Miami
torneo molto articolato
Pubblicato il 04-04-2016


Fuori la Ivanovic forse per problemi al ginocchio. E Nadal per disidratazione. Il gran caldo ostacola anche l’accesso ai quarti di Roberta Vinci, che si ferma al terzo turno e perde da Madison Keys che, forte del pubblico di casa, chiama il challenge su una palla chiaramente buona per l’azzurra per innervosirla. Poi un clamoroso smash steccato dall’italiana regala il 4-5 alla Vinci, che sorride, mentre la Keys applaude divertita. Ma non basta, l’americana si impone con un doppio 6/4, nonostante Francesco Cinà avesse chiesto a Roberta di rischiare di più, puntando su servizio e volée e sull’1-2 in particolare, attaccando e insistendo sul rovescio di Madison più che sul suo dritto. A tratti, però, la Vinci è apparsa troppo stanca. Il caldo, inoltre, fa un’altra vittima: non c’è solo il ritiro di Nadal, ma anche quello della Bertens contro la Kerber.
Forse proprio a causa delle temperature troppo alte. Infatti più volte (ma in particolare nel match tra Konta e Vesnina) vengono assegnati addirittura dieci minuti di sospensione quasi prima del terzo set, attribuiti solamente se si superano o si sfiorano i 30 gradi.
Male per le Williams. Serena si arrende alla Azarenka, una delle favorite con lei, ma a Serena stavolta la sconfitta pesa di più per il fatto di stare giocando in casa e di essere campionessa uscente. Apparsa un po’ demotivata, non è riuscita a difendere il titolo: trofeo che aveva già vinto altre cinque volte, di cui i più recenti negli ultimi tre anni. Sorpresa non da poco. Seguita dalla maggiore delle sorelle.
Venus invece si fa sorprendere con un 6-2 al terzo dalla Vesnina, che vince il primo per 6/1, poi perde il secondo al tie break. Ma sorprende Venus con colpi molto variati e lavorati e un gioco aggressivo in cui attacca persino a rete. Arrota molto sia il dritto che il rovescio, di cui maschera la traiettoria con una preparazione ampia del movimento molto particolare, difficile da leggere. Si incita con dei gridolini tipi ‘ahia’, che però non sembrano infastidire le avversarie; come invece è stato per Venus un terribile e strano rumore acustico proveniente dal microfono dell’arbitro di sedia, che ha richiesto venisse addirittura staccato.

Caroline Wozniacki

Caroline Wozniacki

Anche la Wozniacki è sofferente e non riesce a decollare. Così l finale femminile è tra una ritrovata Kuznetsova e la Azarenka, che ha vinto a Miami già nel 2009 e 2011. Porta a casa il titolo, incassando una valida doppietta, trionfando, dopo Brisbane, sia qui che ad Indian Wells: è la terza giocatrice al mondo a conquistare tutti e due i tornei.
3-0, 3-1, 4-1, 4-2, 5-2. La Azarenka insiste soprattutto con il suo dritto sul rovescio della Kuznetsova e vola subito sul 5-3.
La Kuznetsova si mette a palleggiare coi piedi con la pallina da tennis, poi la bielorussa le risponde respingendo al volo sempre con i piedi la pallina. Il primo set finisce per 6-3: un set vinto sul servizio dell’avversaria e che ha rischiato di sprecare la Azarenka con troppi doppi falli sul proprio. Per il resto solo Victoria Azarenka in campo, che ha dominato con i fondamentali, nonostante le difficoltà al servizio appunto.
Azarenka, testa di serie n 13, conclude (in appena un’ora e 17) con il doppio dei colpi vincenti (10 a 5), sulla Kuznetsova, testa di serie n. 15.  Nel secondo set, conclusosi per 6-2, i colpi vincenti diventano 8 a 23 e i break point 12, da 8, per la Azarenka che diventa così la numero 5 al mondo.
Nella finale maschile non poteva non esserci Novak Djokovic, che si è trovato di fronte Kei Nishikori. Subito break in apertura per il giapponese, che si porta avanti per 1-0, prima di restituire il servizio.
Poi Nole vola, tra break e contro-break sul 4-2; sembra puntare sulle accelerazioni sul dritto di Nishikori. Così vince il primo set per 6/3 in circa 35 minuti. E, in apertura di secondo set, stavolta è lui a fare break subito al giapponese, che ha commesso più errori gratuiti, a differenza del serbo che ha piazzato una percentuale più alta di prime di servizi (76% nel primo set, 79% nel secondo). Intanto sugli spalti, oltre alla Azarenka venuta ad assistere al match, è una sorte di ‘guerra allo striscione migliore’ tra il pubblico. I fan si scatenano: ‘Nole For president’ richiedono i serbi, che lo vogliono come presidente della Serbia. ‘Kei takes the key’, rispondono i giapponesi, ottimisti e auspicando che Nishikori trovasse la chiave (giocando sul nome del nipponico che ha altro significato in inglese) della partita. Così non è stato, anche a causa di un infortunio al ginocchio che ha richiesto l’intervento del fisioterapista da parte di Nishikori. Nole è più bravo a variare subito il gioco e rapido nello spostare, dopo pochi scambi, l’avversario forzando sul dritto. Il giapponese tiene grazie alla trovata di due buone palle corte; mentre il serbo non opta per le smorzate, rischiando qualcosa in più per tirare i colpi e commettendo qualche errore in più, che gli fa mancare l’occasione di portare sul 5-2. Ormai Kei gioca da fermo e i genitori assistono amareggiati. Un po’ innervosito dall’opportunità fallita, Nole scaglia via la racchetta. Poi rimane a bocca aperta con il volto al cielo per ammirare un volo di rondini che migravano in gruppo. L’incanto sarà presto interrotto dal nervosismo del giapponese che sbatte malamente a terra la racchetta con rabbia per non aver chiuso il suo servizio e non essere portato sul 5-4. Nole chiuderà con un doppio 6/3 dopo aver mancato due match Point. Il terzo utile è quello buono ed è un colpo mandato lungo da Nishikori a regalare al numero uno al mondo il quarto titolo dell’anno e il 63esimo in carriera. Nole supera persino Roger Federer come montepremi guadagnato. Ora dovrà difendere il titolo a Montecarlo, dove ci sarà il ritorno di Fabio Fognini, ma che il giapponese salterà.
Una vittoria particolarmente importante per Nole, che ha un legame speciale con questo torneo -per sua stessa ammissione- dove ha vinto il suo primo Master 1000. “Spero che questa storia d’amore (con il torneo di Miami in senso metaforico ovviamente) -ha detto al momento della premiazione Djokovic- continui e duri negli anni. Mi auguro che questo torneo test in funzione per molto tempo ancora”.  Intanto ne approfitta e dà ‘il cinque’ a tutti i raccattapalle. Incredibile notare la diversa reazione a fine match. Mentre aspetta la premiazione, Djokovic parla felice al telefono. Dall’altra parte, invece, Nishikori è un po’  triste, amareggiato  e rassegnato, forse dolorante e deluso, ma comunque tranquillo, imperturbabile, impassibile nonostante la sconfitta: la compostezza tipica dei nipponici che gli fa molto onore e dignità.
Djokovic è troppo padrone del campo, vince di testa, di tecnica e di esperienza. Peccato per l’austriaco Dominic Thiem, che le tenta tutte contro di lui: tira ogni colpo, rischia tantissimo, scambia moltissimo, sposta parecchio Nole che corre, ma poi vince. Un po’ caduto nello sconforto, il giovane talentuoso Thiem prova a mandare fuori giri il numero uno, con palle lobate o in back, tentando anche smorzate e discese a rete; ma alla fine a perdere il controllo dei colpi è proprio lui. Nole risolve tutto e pareggia i conti col servizio e con prime che sono per lui una certezza, una sicurezza e un’ancora di salvezza; la risorsa da tirare fuori nel momento del bisogno e di difficoltà. Anche questo significa essere un campione. Sicuramente ci sarà un tempo anche per Thiem, che intanto a Miami deve accettare di incassare un 6/3 6/4 dal serbo.

Barbara Conti

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