mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Karadžić e Šešelj, sentenze che scontentano tutti
Pubblicato il 01-04-2016


serbiNell’arco di una settimana, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia ha emesso due importanti sentenze, di segno chiaramente opposto. Il Tribunale dell’Aja, istituito dall’ONU nel 1993 per punire i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia, ha condannato Radovan Karadžić a 40 anni di reclusione e ha assolto Vojislav Šešelj da ogni accusa.

Radovan Karadžić, leader dei serbo bosniaci e protagonista del conflitto che ha insanguinato la Bosnia Erzegovina tra il 1992 e il 1995 è stato, nella sentenza emessa lo scorso 24 marzo, riconosciuto colpevole di genocidio per il massacro dei musulmani bosniaci a Srebrenica, colpevole di crimini contro l’umanità, quali persecuzioni, stermini, massacri e deportazioni, in altre sette municipalità bosniache, e colpevole di violazione delle leggi e dei costumi di guerra durante l’assedio di Sarajevo e la presa in ostaggio delle truppe ONU. I vertici politici ed istituzionali della Bosnia e le associazioni delle vittime hanno criticato la scelta di riconoscere il genocidio solo a Srebrenica, e non nel resto del Paese, e la mancata assegnazione dell’ergastolo; la Serbia e la Russia hanno parlato di sentenza politica, volta a colpire il percorso di riconciliazione intrapreso da Belgrado.

Vojslav Šešelj è il fondatore del Partito Radicale Serbo ed è considerato il leader dell’ultranazionalismo serbo. Si ritiene che Šešelj, durante la guerra, abbia organizzato milizie paramilitari colpevoli di pulizia etnica ai danni di croati e musulmani bosniaci. Su queste accuse era stato messo sotto processo all’Aja nel 2007, dove è stato detenuto fino al 2014, quando è rientrato in Serbia per motivi di salute. La sentenza del 31 marzo ha dichiarato Šešelj non colpevole di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, a causa dell’assenza di prove. I giudici non hanno riscontrato l’evidenza di un legame tra i discorsi nazionalisti di Šešelj e le azioni sul campo, riconoscendogli un ruolo politico ma non criminale. Šešelj ha esultato per la sentenza, pronto a lanciarsi nella campagna elettorale che sarà certamente condita di provocazioni nazionaliste, ma soprattutto il Tribunale presta il fianco alle critiche per averlo detenuto in carcere 7 anni prima di dichiararlo innocente. In Croazia e in Bosnia, le reazioni sono state di grande delusione e irritazione, fino ai più alti livelli istituzionali.

Il Tribunale dell’Aja è ormai in dirittura di arrivo nel suo lungo e complicato lavoro, e quelle di Karadžić e Šešelj erano le sentenze più attese ed importanti. Negli anni, il merito del Tribunale è stato quello di punire alcuni dei responsabili e di documentare le atrocità commesse durante le guerre. Questo è stato fatto non sempre in modo esemplare, lasciando tutte le parti insoddisfatte e alimentando sensi di frustrazione. Considerato che il Tribunale è nato con lo scopo di favorire la riconciliazione tra le parti, ad oggi non sembra aver avuto un pieno successo. Sta ora ai vertici politici scegliere di perseguire la strada della cooperazione, fondata sul riconoscimento delle responsabilità passate e proiettata sulla costruzione del dialogo.

Riccardo Celeghini

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Commenti all'articolo
  1. Purtroppo per questi criminali, che siano condannati penalmente o che siano assolti da alcune accuse, nessuna punizione sarà mai sufficiente. Infatti, procedimenti giudiziari a parte, nessun tribunale potrà assolverli dal crimine più grande, quello di avere distrutto l’armonia, la multietnicità, i sentimenti di reciproco rispetto che regnavano nella repubblica di Bosnia ed Erzegovina, e più in generale nella federazione iugoslava. Seminatori di odio, predicatori di morte.
    Saluti. Mario Mosca.

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