mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tripoli, si consolida il governo di unità nazionale
Pubblicato il 01-04-2016


Fayez al Sarraj

Fayez al Sarraj

L’insediamento a Tripoli del governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, in base agli accordi raggiunti nel vertice in Marocco oltre due mesi fa, nonostante le enormi difficoltà, sta producendo i primi frutti concerti. Dieci città costiere libiche, tra le quali Zawiya e Sabrata hanno formalmente rotto l’alleanza con il Congresso di Tripoli (Gnc) e deciso di sostenere il governo di al Sarraj. In un comunicato, pubblicato dalla municipalità di Sabrata, i responsabili salutano l’arrivo a Tripoli del consiglio presidenziale libico e fanno appello al nuovo governo perché metta “fine a ogni conflitto armato nel Paese”. La novità segue di poche ore la notizia che Khalifa Ghwell, premier del governo insediato fino a ieri a Tripoli, ostile al governo Sarraj, ha lasciato la città ed “è tornato nella sua città natale a Misurata”. La decisione di lasciare la capitale, secondo afferma una fonte locale, è arrivata “dopo che il consiglio degli anziani di Misurata ha minacciato di destituire” lo stesso Ghwell. “Gli hanno detto che era finita e doveva lasciare. Se non se ne fosse andato lo avrebbero rimosso”. La delegazione di Misurata si è “poi recata a piazza dei Martiri, dove uno dei leader delle milizie, Salah Badi, aveva organizzato una manifestazione contro Sarraj. Anche a lui hanno detto di andarsene, e Badi lo ha fatto”.

Intanto oggi l’Italia è tornata a far sentire la sua voce a sostegno di al-Sarraj. Prima con le parole del ministro degli esteri Paolo Gentiloni, poi con quelle del presidente del consiglio Matteo Renzi. “Sosteniamo tutti insieme lo sforzo del Governo di al-Sarraj, finalmente a Tripoli”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi da Washington e pubblica una foto del suo recente incontro a Palazzo Chigi con al-Sarraj.

“In Libia – ha detto Renzi con i giornalisti – si è fatto un errore qualche anno fa: ne abbiamo pagato tutti le conseguenze a lungo. Adesso obiettivo dell’Italia è riuscire a ridare un governo ai libici. L’Italia con tutte le sue strutture sta aiutando ai massimi livelli perché il governo possa aumentare il consenso e superare la tragica esperienza” di questi anni. Se “ci sarà un intervento della comunità internazionale nelle modalità e nei tempi” giusti, “noi faremo la nostra parte”. “L’Italia – ha aggiunto – è in prima fila a far di tutto perché il governo Serraj funzioni”. Leadership dell’Italia nel dossier Libia “significa che siamo pronti a dare una mano dal punto di vista degli aiuti sociali, delle forze di polizia, della cooperazione internazionale, non che ci alziamo la mattina e andiamo a bombardare qualcuno”. “Non c’è stato nessun colloquio su possibili interventi” – ha detto – durante gli scambi di opinione che ci sono stati ieri sera durante la cena di apertura del summit nucleare di Washington con gli altri leader e possibili interventi “non sono all’ordine del giorno come sembra da alcune ricostruzioni”.Libia cartina da internazionale.it

Frattanto l’ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza una esenzione per il Libyan Investment Authority dalle sanzioni disposte dalle Nazioni Unite, affinché il fondo sovrano libico possa gestire gli asset congelati evitando così miliardi di dollari di perdite ogni anno. Il vice rappresentante permanente della Gran Bretagna al Palazzo di Vetro, ambasciatore Peter Wilson, ha spiegato che l’allentamento delle restrizioni sul fondo sovrano libico è tra le questioni “da considerare, a tempo debito”. Il Consiglio di Sicurezza ha poi affermato di essere pronto a valutare modifiche alle sanzioni sul fondo, una volta che il governo di unità confermerà di averne il controllo, insieme con la National Oil Corporation e la banca centrale. Stimato in circa 67 miliardi di dollari, il Libyan Investment Authority è considerato il più grande fondo sovrano dell’Africa e gestisce gli affari nazionali libici, in particolar modo gli introiti del greggio.

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