venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

AI FERRI CORTI
Pubblicato il 04-04-2016


Matteo Renzi PD

Una Direzione nazionale davvero delicata. Quella del Pd nella sede del Nazareno a Roma. Una direzione che si svolge lo stesso giorno in cui i magistrati di Potenza che indagano su Tempa rossa, sono a Roma per ascoltare il ministro Maria Elena Boschi come persona informata sui fatti sull’emendamento alla legge di stabilità che ha sbloccato l’impianto petrolifero.  I magistrati di Potenza hanno lasciato la sede della Presidenza del Consiglio di Largo Chigi, dove, per circa due ore, hanno ascoltato il ministro per le riforme Maria Elena Boschi. Il procuratore Luigi Gay non ha voluto commentare le parole del premier Renzi, secondo il quale le inchieste della Procura potentina non vanno a sentenza. “Era necessario farlo”, ha risposto Gay ai giornalisti che gli chiedevano del motivo della trasferta a Roma per sentire il ministro Boschi. Secondo quanto si apprende non è stata invece ancora calendarizzata l’audizione dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, che di quell’emendamento parlò in una telefonata con il suo compagno.

“L’Italia, può piacere o meno – ha detto Renzi nel corso della Direzione – ha una certezza di governo per cinque anni. Stiamo dimostrando che siamo all’avanguardia” sulla stabilità degli esecutivi. “L’Italia – ha aggiunto – sta portando risposte anche sul tema della stabilità: le riforme fatte dall’Italia hanno dato stabilità, anche sorprendente per alcuni media internazionali, nel nostro Paese, quello che è accaduto è che in questo ultimo periodo alcuni media dicono: “E se fosse l’Italia il Paese più stabile in Ue?”. Lo ha affermato sottolineando come all’inizio della legislatura “ci dicevano di copiare modello spagnolo: oggi scopriamo che l’Italicum dà certezza di governo assieme alla riforma costituzionale e il modello spagnolo no”. Insomma Renzi alza il tiro. Difendendo il lavoro svolto fino a oggi e attaccando i magistrati. “Il governo ha sbloccato un’opera bloccata dal 1989. Lo scandalo non è che sia stato approvato l’emendamento ma che per 27 anni si sono perse opportunità. Se avete qualcosa da chiedere chiedetemelo. Che si vada a sentenza. In Basilicata le inchieste sul petrolio si fanno ogni 4 anni, come le Olimpiadi. Non si è mai arrivati a sentenza. Se qualcuno ha rubato va messo in galera ma non si blocca l’opera. Chiedo alla magistratura di procedere velocemente e andare a sentenza”. “La mia tesi è che accanto alle riforme strutturali o l’Italia sblocca gli investimenti pubblici e privati bloccati da anni o non uscirà mai da percentuali da prefisso telefonico di crescita. E’ la tesi di fondo del governo” ha detto ancora il premier in direzione Pd. E per far questo è necessario “sbloccare le opere pubbliche e private”. Questa  “è la priorità di questo esecutivo”.

E ancora: “Si dice che dobbiamo stare attenti a cosa sblocchiamo. Che ci sono le lobby. Ci sono le multinazionali. Vogliamo fare semplificazioni da social network, per cui bisogna mandare via le multinazionali, oppure vogliamo dire che le multinazionali, insieme alle pmi e alle grandi aziende, sono una parte dell’economia del nostro paese? E che quando vanno via ci sono le crisi aziendali”.

Le responsabilità europee
Poi il consueto attacco alla Ue: “La situazione internazionale è particolarmente interessante sotto alcuni aspetti e inquietante sotto altri” e questo “scenario rende ancora più evidente la difficoltà europea. Abbiamo tre grandi questioni: è in crisi l’ideale europeo, è in crisi il modello istituzionale dei singoli governi che non riescono spesso a formarsi dopo le elezioni ed è in crisi la sinistra europea”. “Non credo ci sia bisogno di discutere che se l’Europa diventa quella cosa per cui si costruiscono i muri anziché abbatterli viene meno il principio degli ultimi 25 anni di politica europea, se la Spagna non riesce dopo le elezioni a vedere affermato non solo il primo ministro uscente ma neanche a formare un governo, si sta creando una pericolosa frattura. Infine il Pse – ha sottolineato – ha bisogno di essere leader nella risposta all’Europa”.  “Prima non avevamo molte alternative, eravamo stetti tra l’uscio e il muro, come si dice a Firenze, in un angolo e ci venivano rimproverate le mancate riforme. Ora grazie alle riforme l’Italia porta la sua voce e ci dice che essere di sinistra significa abbassare le tasse per il ceto medio e per gli imprenditori che creano lavoro e continuare ad insistere sugli investimenti pubblici e privati. Il nostro obiettivo è portare tutto il Pse su questa linea”.

La questione delle lobby
Il segretario del Psi Riccardo Nencini ha spiegato che sull’emendamento sul caso Tempa Rossi il premier, Matteo Renzi ha rivendicato la propria responsabilità. “Il presidente del Consiglio è persona responsabile e assolutamente consapevole. Non c’è dubbio che il tema Tempa Rossa fosse uno dei temi all’attenzione del governo non in quanto Tempa Rossa, ma in quanto approvvigionamento petrolifero, opere inconcluse velocizzazione di ciò che serve a sbloccare l’Italia. Su questo ha assolutamente ragione”. “Il Consiglio regionale della Toscana, nel 2001-2002 – ha detto ancora Nencini – per prima regolamentò il tema delle lobby. Ho inserito una norma simile nel Codice degli Appalti ed è stata recepita nella legge delega che è in discussione proprio in queste ore. Il fatto che lì dentro vi sia una norma per regolamentare le lobby, apre la strada a regolamentarle anche altrove, non solo in quel settore lì”.

Sulla questione delle lobby, ha aggiunto, “ci sono molti disegni di legge e molte proposte di legge presentati al Senato e alla Camera che però sono in ritardo nella loro valutazione”, mentre “il codice degli appalti è pronto per essere varato perché entra in vigore il 16 aprile, cioè domattina”. Il viceministro ha anche ricordato di tenere “un registro in cui chi chiede appuntamenti legati all’attività ministeriale viene registrato. Penso che sia un esempio rudimentale, però necessario, perché mette in trasparenza tutta una serie di rapporti e relazioni”.

Le critiche della minoranza
Dalla minoranza del Pd  Gianni Cuperlo si è rivolto direttamente al premer mostrando tutta la propria insofferenza. “Ancora l’altro ieri – ha detto Cuperlo – hai usato la riforma costituzionale come a mio avviso non si dovrebbe mai fare. Hai detto più o meno che le opposizioni a ottobre saranno ‘spazzate via’. Io vorrei chiederti chi dovrebbe rimanere dopo che avrai spazzato via quelli che non la pensano come te sulla riforma di un terzo della costituzione. Pensi di dar vita così a una democrazia più solida?”.  “Il referendum di ottobre, importante, non è il tuo referendum”, ha detto Cuperlo che ha attaccato la “concentrazione di potere nelle mani di pochi e nella intolleranza che quel potere sembra assecondare”, nel quale ha spiegato Cuperlo, “vedo il germe di una malattia”. Il leader di Sinistradem vede all’opera “una corrente di potere che ha smesso da tempo di funzionare come dovrebbe funzionare un partito. Colpisce il modo, il tono il luogo dove lo dici, a una platea di giovani in una scuola di formazione. Ci sono andato anche io. E dalla mia bocca non è uscita una parola di polemica. Io penso che non stai facendo il segretario e stai spingendo diversi ad abbandonare la loro appartenenza”. Cuperlo ha poi aggiunto: “Rischiamo di perdere pezzi della sinistra. Oggi sento il peso di stare in un partito che non ha molto delle regioni che me lo hanno fatto scegliere. Se è il segretario del mio partito a dirmi che siamo qui a difendere noi stessi. Rischi di spezzare il filo. Non stai mostrandola statura di un leader, anche se a volte coltivi l’arroganza dei capi. Questo può fare il danno del Pd”.

Sulla questione petrolifera è tornato a parlare il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervistato da Maurizio Belpietro durante la trasmissione Mattino 5. “Oggi il suo giornale (Libero, ndr) – ha detrto – fa un titolo che non corrisponde al mio pensiero, io non ho parlato di servitù del governo ai petrolieri, dico solo che mentre con le Regioni c’è un atteggiamento di sospetto e insofferenza, le lobby del petrolio hanno un accesso talmente facile ai governi, e in particolare a questo governo, da ottenere nel 2014 un regalo che vale decine di milioni di euro”. Emiliano ha sottolineato che l’oleodotto, oggetto dell’emendamento sotto inchiesta da parte della Procura di Potenza, riguarda “un’opera privata, non pubblica” che “deve arrivare nel porto di Taranto partendo dalla Basilicata. Come succede quando un vicino di casa costruisce un impianto industriale e poi ha bisogno di passare dal tuo terreno per farlo funzionare, bisogna mettersi d’accordo. Non è solo questione di denaro”. “Stabilito che lì i pozzi li hanno già costruiti e che bisogna passare dalla Puglia perchè altrimenti al mare non si arriva – ha ribadito – la legge precedente consentiva alle regioni di affrontare questa discussione e di ottenere in cambio le cosiddette compensazioni ambientali che servivano ovviamente a ridurre il danno e a essere impiegate per opere di contenimento e mitigazione del rischio. L’emendamento toglie questo potere alle regioni”, facendo “un regalone ai petrolieri”.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento