giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Troppo napoletano”
di Siani, commedia
che omaggia Napoli
Pubblicato il 13-04-2016


siano“Troppo napoletano” (o forse no?), questo il titolo della nuova commedia strepitosa di Alessandro Siani. Sembra una storia uscita da un musical, un atto d’amore verso Napoli, città meravigliosa. Un tributo ai suoi colori, alla sua cucina, ai suoi usi e costumi, alle sue tradizioni, a quelle di famiglia da seguire con ossequio e a quelle leggendarie, alla religione e ai santi patroni e protettori da venerare, ai monumenti, alla sua cultura così ricca, alla sua musica. Alla comicità e alla teatralità di una terra con un cuore che pulsa forte. Tanto che si potrebbe parlare di commedia napoletana più che all’italiana. Una parte d’Italia con cui si ha un rapporto viscerale, che spesso non è facile capire per chi viene da fuori.
E da problemi di cuore si parte per questo viaggio alla scoperta di un percorso che porta a capire che ci sono vari tipi di amore: quello di una madre e un padre per un figlio o una figlia, quella per gli o le ex, quelli dell’adolescenza, quelli dell’età adulta, quelli che durano per sempre e quelli che possono durare un attimo, quelli frutto di una lunga conoscenza e quelli originati da un’infatuazione, quelli che sono pura attrazione e quelli che sono pura alchimia. Quello per Napoli ha dell’eterno, come quello tra genitori e figli.
Quello tra adulti, invece, è un po’ più complicato. Alle prese col primo amore è il piccolo Ciro, figlio di un cantante neomelodico napoletano scomparso mentre tentava di gettarsi sulla folla, che si è scansata. Ciro e l’amore sono come il ketchup sul ragù, che non c’entra nulla. Fino a che non arriva la piccola e bellissima compagna di scuola Ludovica Mancini. Ciro vuole conquistarla, ma sente che viene da tutt’altra musica: non è un ballerino bravo con Michele, il bello della scuola che può permettersi di fare il saggio accanto a Ludovica. Ma lui ha la simpatia, la schiettezza, la genuinità dei napoletani. Quel ‘cuore’, metaforico e non, di Napoli che batte forte. Ciro si accorgerà che il Golfo di Napoli ha la forma di un cuore diviso in due: quello di Napoli e quello di Napoli Napoli da dove viene lui. Entrambe essenziali. Cosa vuol dire allora essere napoletano doc? O forse è troppo napoletano si chiede Ciro. Napoli è una passione che ti travolge anche se non vuoi, come quella che colpisce sua mamma Debora e il suo psicoterapeuta Tommaso. Opposti che si conciliano perfettamente. Napoli non è solo caffè, pizza, Totò, Eduardo de Filippo, le canzoni di Gigi D’Alessio o degli altri cantanti partenopei. È il sole che scalda, che scioglie gli animi più duri, la brezza in riva al mare che trasporta parole sussurrate con timidezza. È la semplicità di amare senza pretese o giudizi, è la passione che scatta istintiva. Come quando Debora fa ‘la spagnola’. Napoli come la Spagna, mai così vicine, simboli della passionalità più carnale, seducente e seduttiva. Napoli sa sorprendere quando meno te lo aspetti. Perché è un po’ come quando mangi il gelato: è buono, ma dopo stai un po’ male, tuttavia non per questo si deve rinunciare ad essere felici, anche solo per poco. Gioia e dolore sono due facce della stessa medaglia, come Napoli e Napoli Napoli. Un tributo a questa città e al cinema, con effetti scenici straordinari. La presenza di Serena Rossi nel ruolo di Debora è un valore aggiunto. La sua bravura una certezza come la sua voce. Il fatto che abbia recitato in “Song’e Napule”, aiuta e permette di inserire in questa commedia scene che sembrano uscite da un action movie o da un film dei fratelli Manetti. Ma Siani omaggia se stesso citando ‘Il principe abusivo’, con ‘Il chiattillo abusivo’. In particolare ricercate le parti in cui Ciro trova tutti gli stratagemmi per dirottare gli amici che dovevano fare la ricerca con lui per stare solo con Ludovica. Oppure quelli in cui sembra uscire dallo schermo come un incubo il ballerino che dovrebbe dargli lezioni di danza e che invece lo sconforta mettendo in risalto le doti superiori di Michele. Oppure quella in cui lui immagina il modo con cui chiedere alla ragazza di uscire: dal principe azzurro al mafioso. Ma Napoli non è solo spaghetti e camorra, è anche la bellezza di chi tende una mano e ti aiuta, ti apre casa e condivide con te tutto ciò che ha, anche fosse poco. Questo i bambini e i più piccoli lo capiscono bene e prima degli adulti forse. È la rivoluzione messa in campo dai giovani, cantata e gridata dai rapper. Così Ciro si scopre un nuovo Clementino. Perché in fondo per lui la vera star è la madre, la felicità camminare accanto a lei, mano nella mano. Oppure è l’esempio del padre, il cui ricordo non lo lascia mai, che vuole seguire. L’umiltà di chi non ha grilli per la testa. Un modo ‘leggero’ per parlare di psicoterapia: come se vivendo tutte quelle vicissitudini amorose, sue e della madre, Ciro superasse il lutto, il dolore della perdita del papà. ‘In fondo- confessa- leggero si sentiva o forse lo era davvero’. Forse semplicemente troppo napoletano, come diceva Giovanni Esposito (maestro di vita) per meritare tutta quella gioia. O forse no. Napoli è mille colori, come canta la canzone. Napoli è amore, per la propria famiglia in primis. È la bellezza della vita che ti sorprende, la gioia che esplode all’improvviso inaspettata. Napoli è un miracolo che si realizza, quello che pensi non possa accadere che avviene. ‘Impossible is nothing’, è la scritta sulla maglia di Ciro, che è come ‘un arancino’: paffutello, ma buono e tenero dentro. E sa regalare un sorriso con l’umorismo innato partenopeo e con un dialetto che arriva, che sa comunicare e farsi capire anche se non si comprende per intero il senso delle parole come ‘Fratone’, frate one: Fratello numero uno. Una vicinanza che si comunica con un piccolo gesto, un abbraccio, come é tipico nella mimica napoletana. Del resto “vi sono cose che non si vedono (come le stelle di giorno), ma non per questo non esistono”, spiega Tommaso. C’è sempre qualcosa che ti cambia la vita e che ti fa capire ciò che conta veramente. Per questo occorre saper improvvisare, come a teatro, lasciarsi andare. Altrimenti che ci fa uno con lo sguardo ‘da ebete’ come Tommaso, con una ‘dagli occhi da cerbiatta’ come Debora? Questo è il mistero e il miracolo di Napoli. Amore è anche l’amicizia sincera tra Tommaso e Ciro, sempre pronti a soccorrersi. E se Napoli è anche calcio, allora fare breccia in amore e cercare di conquistare la persona di cui si è innamorati è come segnare un goal o tirare un rigore.
E poi ci sono i paesaggi, le strade strette, ma ricche di significato, quasi ad evocare segreti che suscitano, come i posti per gli amati. Ma in amore ci vuole coraggio. E così se Tommaso è allergico al basilico che Debora ama, il padre di Ludovica è allergico alle relazioni stabili, è ‘un provolone’. Il doppio piano di lettura prosegue per tutto il film, dove ogni cosa è metaforica, soprattutto dell’anima e dell’animo umano. E così al bar Ciro e Ludovica che bevono la stessa Coca-cola con due cannucce diverse sembrano due teneri novelli Lilly e il Vagabondo. E il prete che insegna a scuola un nuovo Don Matteo. Siani sa davvero calare la carta giusta al momento opportuno, come Ciro. A Napoli le carte con la loro stessa simbologia intrinseca non potevano di certo mancare. 1-0 Siani dunque. Troppo napoletano doc; verace come pieni di sentimenti e di trasporto sincero sono i suoi personaggi, per merito anche degli attori interpreti, a partire dai più giovani.

Barbara Conti

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