sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Un paese quasi perfetto. La ricchezza nella povertà delle Dolomiti lucane
Pubblicato il 19-04-2016


un paese quasi perfetto“Un paese quasi perfetto”, per la regia di Massimo Gaudioso, con Fabio Volo, Silvio Orlando e Miriam Leone è una piacevole storia sulle problematiche ambientali relative allo sviluppo e allo sfruttamento del territorio, sulla disoccupazione e su come creare impiego, sull’amicizia e sulla sincerità nei rapporti umani e sociali, sulla chirurgia estetica e su come dividersi tra tradizione ed innovazione, interrogandosi anche su quanto si sia disposti a mentire per interesse personale. L’economia ai giorni d’oggi col ruolo delle banche non è meno preponderante. Città e paesino di montagna sperduto a confronto per ritrovare il rapporto con la natura, con le proprie origini e con se stessi.
Una roccaforte di montagna, quasi deserta e abbandonata, cattedrale nel deserto dove c’è un solo ristorante (una sorta di osteria), dove il telefono non prende, dove il primo albergo è a 40 km, isolata da vie di comunicazione precarie, sembra franare come le rocce che cadono dalle pareti. Pietramezzana ha bisogno di un progetto, di un’idea rivoluzionaria per rinascere e risorgere (a nuova vita), per risollevarsi dopo che lo stesso sindaco ha lasciato questo posto dimenticato da Dio quasi, in cui la legna si porta con la carriola in salita. E di un medico che manca da nove anni.
Un chirurgo estetico necessita di un luogo dove ricominciare dopo una storia finita e a seguito della presa di coscienza di un’esistenza vissuta sino a quel momento fatta di tradimenti e falsità, finzione pura. Una sorta di ‘punizione’ lo conduce in questa parte d’Italia immaginaria nella zona delle Dolomiti lucane. Un paesino ‘microscopico’, come lo definisce. Presto, però, si accorgerà che dietro l’aridità apparente si nascondono bellezze affascinanti come le grotte della vecchia miniera e ‘brava gente’, ‘persone autentiche’. O forse no? Lì dove pensa esserci ‘qualcosa di straordinariamente vero’, sarà poi realmente così? Di certo la gente fa di tutto per farsi voler bene da lui, anche a costo di mentire. Loro vogliono smettere di sentirsi una nullità esattamente come lui vuole tornare ad essere utile. Gli abitanti di questa terra quasi spopolata vogliono farne un’oasi da sogno, un paradiso vivibile. E così la metamorfosi ha inizio, come un’operazione chirurgica, un intervento di chirurgia estetica in cui si cambia pelle, come si suole dire, non solo sembianza. Costruendo su una natura selvaggia incontaminata e caduta nel dimenticatoio della mano dell’uomo che torna forte a farsi sentire, come un lancio a cricket, sport tanto adorato dal chirurgo del Nord Gianluca Terragni.
Come diventerà Pietramezzana? Riusciranno gli abitanti a giocare a cricket e a convincere il medico a restare per il loro progetto di creare una cinquantina di posto di lavoro in fabbrica almeno? Oppure si convertiranno allo stile moderno della società del consumismo di Terragni, turisticizzando il paese? Un po’ come cercare di mettere abiti e vestiti di venti anni prima, cercando di adattarli alla situazione contemporanea. Anche la scelta di affrontare un tema attuale come quello del lavoro in modo ironico simboleggia la volontà di sdrammatizzare forte nella gente di Pietramezzana. Il chirurgo è accolto come un cowboy, uno sceriffo. Le pietre millenarie cadono a getto un po’ come il villaggio è in decadimento e degrado. Si schiantano a terra come la seggiovia, la funicolare arrugginita ancora in funzione quasi per miracolo. Tuttavia la metamorfosi dovrà avvenire anche per il dottore. Riuscirà a cambiare e vestire i panni del vecchio medico di paese sempre disponibile e che correva ad ogni ora? Riuscirà a lasciare l’amore per l’apparenza e prendere il senso delle cose vere che contano? Lui crede vero ciò che non lo è e vuole cambiare ciò che c’è di più reale. In questo gioco degli scambi, è “tutto un disastro”, tutto nostalgia e malinconia per i bei tempi andati. Il film, come Pietramezzana, è ‘un po’ aspro’ all’inizio, poi è ‘delizioso’. Infatti la soluzione della salvezza sarà tutt’altra cosa da quella pensata e immaginata inizialmente. Se si guarda, quasi come in un’autocitazione di fantasia, ‘Un posto al sole’, sembra che il chirurgo sia in un reality, spiato dagli abitanti curiosi e civettuoli, come fosse in una rivisitazione de “L’Isola dei famosi”, con prove di resistenza. Riuscirà a non soccombere? Qui va in bici e non mancano le metafore legate alla pesca, praticata in loco. Ma tra ciò che appare e ciò che realmente è c’è la stessa differenza che esiste tra fare il direttore di banca, che ha fiducia nei compaesani e rischia tutto per loro, e fare il bancomat ovvero il semplice emissario di soldi che smista pratiche burocratiche poco significative e di routine. In questo perfettamente a suo agio nel suo ruolo e nel suo personaggio Carlo Buccirosso, artefice di una valida interpretazione.
Un modo per riscoprire il valore dell’amicizia per questi tre personaggi protagonisti molto legati: Domenico (Orlando, neo sindaco di Pietramezzana), Nicola (Buccirosso, il banchiere) e il loro amico Michele.
Allora poi ci si interroga quanto l’apparenza a volte inganni. Terragni si chiede come non abbia fatto ad accorgersi prima che tutto ciò che aveva intorno era finto come in sala operatoria e di quanto tutti lo deridessero. A loro serviva un medico che rianimasse 120 anime, ma a volte non basta un intervento di chirurgia estetica per rinascere e cambiare. Anche perché la chirurgia, per quanto possa modificare l’estetica e l’apparenza esteriore, non può mutare la sostanza. A volte è solamente necessario e sufficiente sfruttare al meglio ciò che già si aveva senza nemmeno saperlo. Per ritrovare il coraggio e la voglia di sognare ancora. Del resto si gioca su ambiguità e doppi sensi sin dal titolo, che lascia intendere tutt’altro. La ricchezza nella povertà potremmo dire.
Certo non tutto funziona nel film, ma buono lo spunto di riflessione e la buona volontà e lo sforzo di riscatto di Pietramezzana. Resta da gustarsi la sorpresa finale perché ci si cambia sempre a vicenda.

Barbara Conti

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento