sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una pallottola nel cuore 2, a lezione di giornalismo
con Gigi Proietti
Pubblicato il 06-04-2016


pallottola_proietti_r439_thumb400x275Il giornalismo non si lascia mai, come una storia d’amore che non finisce mai e fa ritrovare anche ex. Come accade a Bruno Palmieri (Gigi Proietti) e Paola (Licia Maglietta). Genitori, a sua insaputa, di Maddalena (Francesca Einaudi). Perché non mancano neppure giovani aspiranti giornalisti e autori di inchieste per scoprire la verità: cosa irrinunciabile per chi fa questo lavoro. Su questo scenario si apre la seconda stagione de “Una pallottola nel cuore 2”, per la regia di Luca Manfredi. Con la partecipazione straordinaria di Enzo De Caro.
Ma che succede se si deve scoprire la verità su se stessi, sul proprio passato, su chi è tuo padre, se ti ha abbandonato, se ti va voluto o rifiutato? Come un’ossessione si persegue anche inconsapevolmente. Allora in questo lavoro vita pubblica e privata sono una cosa sola, quasi vengano annullate dall’unica possibile: quella del giornalista. Così, mentre da una parte c’è chi indaga su un caso irrisolto come Bruno, dall’altra c’è chi approfondisce sulle condizioni del suo cuore (trent’anni e una pallottola conficcata lì vicino), come Paola: come un cruccio, un cavillo, un dubbio che non si riesce a sciogliere e un nodo irrisolto, metafora del rapporto e del legame che si vive col giornalismo; toglierla, pertanto, sarebbe un po’ come rinunciare alla sua libertà di indagare ancora. Per il momento l’unico intralcio impellente che rimane è dire la verità a Maddalena. Ce la farà a risolvere il giallo e a parlare con sua figlia? Due facce della stessa medaglia. Come il giornalismo è scoprire e rivelare senza cesure, ogni caso giornalistico diventa personale e metafora della vita di chi lo scrive, in cui ci mette qualcosa di se, ma soprattutto in cui ci si riconosce in qualche maniera. Questo è proprio ciò che accade per il caso di Carlotta Liguori. La giovane attrice fu trovata morta nel camerino di Cinecittà circa 10 anni prima dal figlio Lorenzo, di soli sette anni, che ora ha attacchi di panico (un po’ come Maddalena). Fu indagato anche il suo amante Riccardo Santucci. Tuttavia è ancora un caso irrisolto su cui Bruno indagherà. Ogni caso, poi, per quanto archiviato, non è mai cancellato dalla coscienza etica popolare del senso e del sentire comune, come dalla deontologia del giornalista. Ed è pronto a riaffiorare alla memoria, fuori, a galla, con quando si ritrova un vecchio amore o un caro amico di cui si erano perse le tracce in egual modo. Le circostanze cambiano, ma in fondo si rimane sempre gli stessi; come l’avvicendarsi degli eventi, non mutiamo col tempo. Mistero che avvolge, al contempo, il passato personale di ognuno di noi e di un giornalista e lo svolgersi dei fatti oggetto d’indagine. Non a caso questo primo episodio, di tre totali, si intitola proprio “Lettera dal passato”: nuovi particolari e dettagli emergono a sconvolgere e stravolgere le convinzioni precedenti. L’arma del delitto non è stata trovata, come non si sa chi fu a sparare al giornalista. Ci si trova, così, a dover fronteggiare “misteri del passato” che pesano nel presente. Una lettera di un amante riapre la pista sentimentale nel caso, piuttosto che quella di furto finito in tragedia per un diamante regalato a Carlotta dall’amante sempre forse. La gelosia il movente principale dunque potrebbe essere, ma sarà così o altri interessi si celano dietro la sua morte così violenta?
Ragione, intuito, coraggio, incoscienza, ambizione, spregiudicatezza, attenzione, precisione, oculatezza, con cui si devono ponderare le scelte su come procedere sul lavoro come nella vita: confidarsi, confessare, osare, trattenersi? Binomio che scinde il giornalista quanto l’uomo, rischio querela che è una minaccia incombente, che porta turbamento tanto quanto il rischio di essere rifiutati dalla persona cui si tiene. In fondo nulla è come sembra e l’apparenza può ingannare. Ci si può confondere, soprattutto coi sentimenti. Intanto Bruno e Maddalena sempre più confidenti. Seguire il senso del dovere o l’interesse personale? Del resto il giornalista stesso diventa un personaggio pubblico noto, al centro delle attenzioni dei lettori che lo giudicano e che sono pronti a criticarlo aspramente al primo sbaglio, non appena commetta il minimo seppur insignificante errore.
Suspense, per ammissione dello stesso Gigi Proietti, è sicuramente il tratto preponderante e imprescindibile di questa seconda stagione della serie di “Una pallottola nel cuore”, come della prima del resto. Solamente che sembra orientarsi, rispetto alla precedente, in una direzione più ‘matura’ e ‘impegnata’, anche a tratti più psicologica e sottilmente introspettiva. I personaggi sono cresciuti e cambiati, è evidente. La fiction deve tenerne conto.
Quello che colpisce, in realtà, è lo stile molto asciutto e pieno di discernimento di Bruno, al di là di ogni retorica o artifizio un po’ ridondante e pedante, un po’ baroccheggiante, che si possa inserire per fare più presa sul pubblico. Fraintendimenti, false piste e caccia alle allodole quasi non mancano. Molti misunderstanding. E poi sempre una doppia scelta: amore o amante, l’amato o l’amico: quale passione scegliere tra due contendenti che possano confondere? Un po’ come tra due indiziati, papabili innocenti, primo indagato e poi il sospettato principale indiziato? Che peso, preponderanza e importanza date ai singoli alibi? Un po’ come che scuse inventarsi per giustificarsi nella vita quotidiana. Ma ci vogliono sempre le prove.
Genitori e figli, nonni e nipoti. Legami umani che cambiano, che fanno vacillare, i più sicuri diventano i più fragili e vulnerabili e viceversa. Questa è la storia anche di un padre e di una figlia.
Molto intensa al riguardo Francesca Einaudi. Partenze e ritorni, ex e nuove fiamme. Tutti in attesa di ‘aspettare il momento giusto’, anche se può durare trent’anni; proprio come quando si deve decidere il momento più adatto per intervenire su una questione pubblica. “É una storia complicata”, come dice Bruno “sempre pieno di sorprese”. Il piccolo nipote è l’unico che capirà senza parole né spiegazioni che lui era suo nonno “perché fa troppe domande come me”: l’istinto e l’indole del valido giornalista, che anche lui vuole diventare. Un vizio di famiglia, per ironizzare.
E, sempre per ironia della sorte, chi e ciò che non si vuole o riesce a vedere è più vicino di quanto sembri, proprio affianco. Come Bruno e Maddalena che lavorano spalla a spalla. Come la soluzione del caso che si ha sotto gli occhi, nell’indizio più evidente, ma più trascurato. Spesso si evita ciò che sembra troppo facile, troppo semplice per essere possibile, scegliendo una pista o una soluzione più complicata, allontanandosi così dalla verità stessa, che spesso “è più dolorosa di ciò che ci aspettiamo”.

Innocenti e colpevoli sono tutti possibili artefici alla medesima maniera. Non si deve dare mai nulla per scontato. Quando e quanto ne vale la pena allora lo scoop? “Non si può sempre pubblicare tutto e rovinare la vita di una persona”, afferma Bruno: la nuova regola fondamentale del giornalista. “Il buon giornalismo dipende non dal buon materiale che si raccoglie, ma dalle domande che ci si pone”, per scandagliare in profondità con umanità. Questa la nuova legge del neo direttore. Lezione di giornalismo puro. Occhio a non cadere nei tranelli e nell’insidia della superficialità e dell’irruenza avventata. E per concludere, Bruno lascia con una barzelletta nel dietro le quinte a fine prima puntata. Un episodio in cui c’è anche chi si deve interrogare su cosa sia disposta a fare e a quali compromessi scendere, quanta intraprendenza o ambizione investire per fare carriera in una società e in un ambito ancora fortemente classista, gerarchico, maschilista e di casta. É così o Maddalena è l’astro nascente femminile del giornalismo italiano? Una sorta di Erin Brockovich nostrana che dà speranza e fiducia sfatando vecchi miti e antichi pregiudizi? Del resto anche gli strumenti, i meccanismi, i tempi e le modalità di realizzazione di un servizio e di un giornalismo che voglia fare informazione sono cambiati, come i modi di comunicare. Grazie all’insorgere del digitale, delle nuove tecnologie, informatiche e non, del Web e dei social network, che nella fiction non mancano.

Barbara Conti

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