lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Una pallottola nel cuore 2: Nuovi scenari per Bruno
e Maddalena
Pubblicato il 27-04-2016


proiettiUltime perle di giornalismo da “Una pallottola nel cuore 2”, con Gigi Proietti. Semplici lezioni in pillole, nozioni essenziali quanto fondamentali, apparentemente scontate eppure sempre da ricordare perché spesso non se ne tiene in debito conto e ritornano alla mente quando è troppo tardi. Invece occorre rammentarsene a priori. A partire dal concetto che il giornalismo è un lavoro di responsabilità. Non va svolto in modo approssimativo e serve il giusto distacco per non cadere in un coinvolgimento personale che possa inficiare l’oggettività dell’informazione. Certo è basato sulla velocità, su tempi concitati. Non a caso viene ribadita spesso l’espressione “è troppo tardi” o prima che sia troppo tardi, per evidenziare l’impellenza di un mestiere che è un servizio sociale che si svolge per la civiltà, come quello della polizia. Per questo un’inchiesta giornalistica non è poi diversa da un caso poliziesco. Entrambi sono molto rischiosi perché in ballo c’è la verità, che significa fare giustizia. Dicevamo responsabilità perché molto spesso la gente ripone aspettative in chi fa giornalismo; il giornalista, a sua volta, deve essere consapevole che a lui spetta scandagliare e scovare, scoprire e portare alla luce anche le questioni più scomode e delicate: gli emigrati, le guerre civili e non, la fame e la povertà, senza timori né remore né cesure. L’interesse non deve entrarvi, altrimenti si instaurerebbe un conflitto di interessi labile e delicato. Pubblico e privato devono rimanere scissi, anche se poi così non è perché questo operatore dell’informazione militante, come si potrebbe definire un giornalista, si sente incaricato di un importante peso e ha un senso di obbligo, si sente in dovere verso la società comune: il suo compito è anche dare speranza alla gente (già per questo ne vale la pena informare per chi fa questo mestiere), ma soprattutto la difficoltà maggiore è guadagnare la fiducia delle persone che accolgono le sue informazioni. Occorre tanto istinto, ma sempre ponderato dalla razionalità. Il giornalista spesso parte da un’intuizione, ma va soppesata da prove certe, perché in fondo è certezza che si deve dare. L’informatore missionario, potremmo così dire, perché per il giornalismo è una missione questo mestiere, non ha spesso compromessi, non è disposto a contrattare per ottenere promozioni in ambito lavorativo; non si vende per la prospettiva di qualche guadagno facile o regalo da poco, vuole il giusto riconoscimento e ricerca la meritocrazia basata sull’effettiva validità del lavoro svolto. Con sincerità cerca di tenere sempre tutto su un piano professionale. Non si lascia condizionare dai commenti esterni o dalle cosiddette convinzioni generali. Soprattutto sa distinguere tra una notizia reale e le classiche voci di corridoio infondate, dicerie pericolose che possono trarre in inganno e deviare il giornalista dalla verità. Si può vivere di e per questo mestiere. Si deve essere disposti a tutto, anche a rischiare la vita (come del resto anche semplici studenti universitari come Regeni hanno fatto dandone prova); o, più semplicemente, conoscere la verità e come sono andate realmente le cose e in che modo si sono svolti i fatti diventa una questione personale, un nodo da sciogliere imprescindibile. Non si smette mai di svolgere questo mestiere. La sincerità è il primo principio base che si segue. Si può essere costretti ad andare in trasferta o trasferirsi, ma queste sono vissute come opportunità di crescita professionale, più che economica. Inseguire gli interessi della gente e studiare le nuove abitudini fa anch’esso parte del mestiere, ma non deve prescindere dall’obbligo di utilità sociale e di opera di servizio pubblico svolta ed offerta, al di là dei ritorni di immagine o dei riscontri in termini di pubblicità.

In questo “Una pallottola nel cuore 2” dà tutti questi spunti di riflessione significativi, sia per chi fa il giornalista che per i lettori stessi, che è bene sempre ricordare, tramite la figura di Maddalena (Francesca Inaudi), la figlia di Bruno Palmieri. Questa sembra quella più in evoluzione, offrendo opportunità di maturazione e di movimentazione per la fiction stessa. Questa giornalista rampante, sempre più consapevole e padrona del suo mestiere, infatti, acquista sempre più spazio. Ha imparato come farsi largo in questo ambito e i trucchi del mestiere potremmo dire. Tanto che riceverà sempre più apprezzamenti e riconoscimenti e le verrà offerta la possibilità di trasferirsi a Milano per lavoro con il nuovo direttore in qualità di capo redattrice. Messa di fronte a questa importante scelta, si aprono nuovi scenari per la serie medesima, che potrebbe avere nuovi sviluppi interessanti e dirottare l’attenzione da Bruno Palmieri (Gigi Proietti), da tutti stimato e considerato quale “amico e maestro insostituibile”, a sua figlia. Maddalena si ritroverà combattuta perché per lei si tratterà di dover stabilire se restare con il suo partner a Roma o andare a Milano con il nuovo direttore. Intrighi ed intrecci che si ricercano per dare un tocco di novità e di freschezza, di cambiamento alla fiction, articolandola sempre più. Inoltre si aprono delle neo prospettive anche per Bruno e per Paola (Licia Maglietta). Dopo l’intervento andranno a vivere insieme e torneranno a fare coppia fissa come una volta? Riusciranno finalmente ad amarsi liberamente alla luce del sole in tutta normalità e serenità? Interrogativi che tengono aperto il finale, in vista di una nuova stagione, che verosimilmente potrebbe arrivare e che auspicabilmente ci sarà, regalandoci nuove emozioni. L’intervento al cuore di Bruno, o meglio il divorzio dalla sua compagna di 30 anni come lui chiama la pallottola, significa una resa delle armi? Un dirottarsi da parte sua verso la pensione definitiva? Sarà in grado di resistere alla passione per tale lavoro? I triangoli che ne nascono, con ex e new entry, poi complicano le situazioni. Del resto, come si dice, “la vita è incerta come le persone”, ma la famiglia è quella che conta sempre più di tutti: anche la famiglia della redazione, in cui il lavoro è un gioco di squadra. Un supporto e un aiuto servono sempre perché il giornalismo è un mestiere pericoloso. Non è poi diverso, esagerando nella metafora ma rendendo bene il concetto, dallo smerciare cibi contraffatti con traffici di cibi adulterati appunto per guadagnare di più; quando un giornalista monta falsi scoop per avere visibilità e notorietà è come se inquinasse il cervello dell’opinione pubblica, e non è meno grave: è come se facesse la stessa cosa illegale. Non bisogna essere giornalisti senza scrupoli, ma impegnati, responsabili e soprattutto che agiscono in tutta onestà e coscienza soprattutto intellettuale, etica e morale. Non deve esserci competizione spietata, ma collaborazione e compartecipazione, condividendo anche i bei risultati raggiunti.

Significativa anche la barzelletta conclusiva finale dell’ultima puntata (ma sarà così?) del vecchietto che arriva in Paradiso, ma ha tanto freddo e chiede di poter andare al Purgatorio dove è più caldo; non soddisfatto si fa spedire direttamente all’Inferno per avere maggiore calore. Dunque questa ci insegna che anche l’Inferno ha i suoi pregi ed aspetti positivi, che bisogna imparare a cogliere in tutte le situazioni, persino le peggiori. Un insegnamento morale ugualmente importante dal punto di vista professionale: sebbene di fronte ad un insuccesso non ci si deve lasciare abbattere, ma continuare a lottare per perseguire la verità. Se è bello vedere che anche Maddalena, da figlia, dà delle dritte al padre, è risultata particolarmente divertente e piacevole la scena in cui Bruno dialoga con i bambini delle scuole, le future leve. Lui spiega loro che occorre sempre tenere a mente che non bisogna credere a tutto quello che ci dicono gli altri, perché non tutti hanno ragione; altrimenti ci sarebbero tante verità, invece c’è una verità sola. Sebbene esistano diversi punti di vista su una questione, l’oggettività porta a una verità inconfutabile assoluta, al di là delle singole opinioni personali, che tuttavia occorre ascoltare per ricavare la verità certa stessa, estrapolandola appunto dalle concezioni individuali e specifiche. È per questo dovere del giornalista consultare più fonti diverse e differenziate, distintamente e in modo separato, così da evitare quei condizionamenti tanto nocivi in questo mestiere. Prove provate, certezze inconfutabili ci vogliono e si devono dare, non semplici illazioni o mere supposizioni sulla base di chissà quale falsa convinzione. Mai distrarsi, perché ogni distrazione può essere fatale. Informare significa formare cittadini più consapevoli e migliori, più coscienti della realtà che li circonda, rendendoli a loro volta più padroni della stessa e probabilmente più facilmente parte attiva del cambiamento, come spetta a cittadini responsabili. Del resto il giornalista stesso è un semplice cittadino che lavora per cambiare il ‘suo’ mondo, una persona comune prima ancora che un operatore dell’informazione; proprio per questo può essere in grado di capire meglio le dinamiche che muovono tutto ciò che ha intorno, perché lo vive in prima persona sulla sua pelle innanzitutto e non ne è distaccato nel senso di avulso o lontano. Pertanto c’è l’equilibrio labile e il confine sottile del coinvolgimento e giusta distanza, pur tuttavia entrambi indispensabili anche se da dosare nella giusta misura. E forse è proprio la misura il fattore preponderante da ricercare e quello che dà oggettività e porta alla verità. Quest’ultima riempie di soddisfazione e porta un senso di leggerezza che deriva, come si suol dire, dalla sensazione di “essersi tolti un peso dal cuore”: un po’ come qui avviene con la pallottola. Dunque tutto è metaforico e tutto ha valenza letterale al tempo stesso. Così come ogni singola questione va riposta su più piani di lettura. Tuttavia la prima dimensione indispensabile è quella umana: raccontare con umanità, persino la politica o l’economia, serve a riconoscersi tutti cittadini del mondo con pari diritti e doveri, messi sullo stesso livello di equità e giustizia sociale; la vera chiave per costruire rapporti e relazioni più civili.

Barbara Conti

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento