domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una strategia dolce per l’ambiente
Pubblicato il 20-04-2016


 

La questione delle fonti energetiche è questione “materiale” ma anche coinvolgente valori “alti”. Viviamo ormai in una condizione di guerra globale e non possiamo ignorare che le nostre azioni per l’ambiente diventano tasselli della guerra, non fosse altro per lo squilibrio tra noi, Paesi dell’Occidente che utilizziamo l’80% delle risorse e non vogliamo rinunziarvi e il resto del Mondo che vuole accedere a un’altra vita .

La guerra globale non ha ripercussioni soltanto “incidentali” sull’ambiente . Per la prima volta nella storia dell’uomo l’acquisizione delle risorse, un elemento presente in tutte le guerre, può essere perseguita con la guerra ambientale. Oggi più che mai esistono la volontà, le conoscenze, le tecnologie per “possedere” l’ambiente per il bene e per il male e l’ambiente è passato da fattore fondamentale della strategia e delle condotte di guerra a scopo, pretesto, obiettivo di guerra.

La guerra ambientale può e viene condotta con gli strumenti “tradizionali” della lotta armata ma si svolge anche attraverso le nuove tecnologie , l’informazione, compreso il cosiddetto denial cioè la negazione delle informazioni, delle conoscenza, dei servizi a chi ne ha bisogno. Attraverso la negazione la guerra ambientale è devastante, nonostante appaia leggera, latente e passiva; conosce elementi dei rischi ambientali, malattie, risorse energetiche, informazioni che potrebbero salvare milioni di vite umane e non vengono condivise equivalgono ad atti di guerra. Valga ad esempio lo tsumani asiatico. Chi aveva informazioni sull’imminente fenomeno non le ha trasferite ai Paesi interessati, chi le ha ricevute non le ha trasmesse a sua volta perché non aveva strumenti per intervenire. Il non far sapere, il non saper fare, il non voler fare hanno determinato la catastrofe per le popolazioni colpite, in gran parte musulmane.
La guerra ambientale è tra noi e non si può far finta di niente.

Che fare? Credo che dovremmo seguire un grande uomo politico, Marco Pannella, cui oggi molti rendono omaggio. Questo “visionario” che ha voluto vedere ed è stato capaci di vedere in prospettiva , che negli anni ha lanciato la campagna contro la fame nel mondo che ci avrebbe evitato la “migrazione economica”; la campagna per la regolamentazione delle nasciate che ci avrebbe evitato la futura prossima migrazione per l’esplosione demografica del pianeta; la campagna contro la guerra del golfo con l’esilo di Saddam concordato con La Lega araba che avrebbe evitato l’attuale disastro in Africa ed in Medio oriente, oggi propone al Governo Italiano ed alle Nazioni Unite il riconoscimento di un nuovo diritto, il diritto alla conoscenza, non solo con l’istruzione e l’apprendimento, ma con l’abolizione di ogni negazione per conoscere e deliberare, contro le guerre ambientali, contro i segreti di Stato, perché tutto sia trasparente, con un compito nuovo, più arduo, più coinvolgente per noi cittadini, si apre la frontiera di un nuovo ambientalismo che guarda al Mondo,che guarda al Pianeta.

Filippo Poleggi

Segretario generale de L’Altritalia Ambiente

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